Ponte Immacolata certifica crisi nera commercio

di Antonio Vuolo

Ponte dell’immacolata certifica crisi nera del Commercio. C’era da aspettarselo ovviamente cambiano i “colori” regionali ma la corsa all’acquisto per il Natale e per lo shopping cittadino nei negozi tradizionali, tranne qualche rarissima eccezione, latita sempre più. Complice il meteo, davvero devastante, questo ponte dell’Immacolata registra un trend piuttosto negativo rispetto alle vendite effettuate dal settore commerciale Salernitano rispetto allo scorso anno.

Tenendo conto del periodo di lockdown con le prime chiusure e successivamente delle nuove riaperture per le categorie commerciali di giorno 6 Dicembre si registrano percentuali di cali di vendita notevoli che vanno dal meno 50% al meno 70% rispetto allo scorso anno. Certo un paragone inevitabilmente impietoso ma è un ulteriore dato negativo che certifica l’economia reale ai tempi del covid.

La “corsa” al nuovo colore non paga, non è evidentemente quella la soluzione all’incalzare di una crisi latente, profonda, letale che attraversa la nostra economia anche provinciale. Certo speriamo tutti di rivederci in zona gialla con il conforto dei numeri a livello sanitario ma lo scenario socio economico resta una costante da affrontare, a tutti i livelli, in maniera più incisiva.

Un periodo davvero difficile, dichiara il presidente della Confesercenti provinciale di Salerno, Raffaele Esposito, così come annunciamo da tempo perché viviamo le difficoltà quotidiane dei nostri esercenti e dei nostri imprenditori, il commercio è fermo, nonostante l’annuncio dei vaccini, non si ha la fiducia necessaria alle spalle, famiglie ed imprese tornano a risparmiare il più possibile in attesa di tempi migliori, è una logica conseguenza è il presupposto micidiale della recessione certificata anche dagli ultimi dati Istat e soprattutto dalle analisi del Censis.

Emblematica la situazione per Salerno città, soltanto un anno fa, per la puntuale kermesse luci d’artista, si registrava un ennesimo straordinario sold out, sembra un secolo fa, guadagni mancati che non saranno più recuperati dal tessuto economico cittadino ed anche dall’indotto limitrofo alla città capoluogo che respirava anch’esso grazie alla manifestazione.

Le iniziative natalizie saranno, nel rispetto delle misure sanitarie previste, ridotte quasi ovunque ed in alcuni casi azzerate, inevitabilmente il periodo storicamente utile a “rifiatare” per i negozi commerciali avrà una lunga e negativa ripercussione. Utile, ma non risolutivo, per le sorti del commercio tradizionale il recente provvedimento sul “cash back” uno strumento per aiutare nel quotidiano commercianti e famiglie, che potrebbe porre un piccolo freno agli acquisti on line nei colossi dell’ e-commerce, ma un meccanismo da oleare con il tempo, viste le grane degli utenti che hanno scaricato l’app, e consolidare magari con percentuali di ritorno maggiori.

Così come stiamo gridando da mesi ormai, conclude il presidente Esposito, occorrono misure maggiori e più incisive per “salvare” gli esercenti e le piccole Imprese, una fiscalità zero per il prossimo biennio, troppi balzelli si sommano ad un momentaccio economico, liquidità garantita dallo stato a costi zero per almeno 10 anni di ammortamento e un piano socio economico imponente. Imprese e famiglie sono ormai stanche di assistere al continuo ed isterico litigio della politica nazionale qui occorre un patto per l’Italia con le imprese al centro per ridare fiducia, per non accelerare la deriva verso il default totale e per non accrescere le leve dell’esercito dei nuovi poveri.