Processo Mastrogiovanni, parlano i legali della difesa: «Legato per non farlo cadere»

Nuova udienza del processo d’appello sul caso di Franco Mastrogiovanni, il maestro di Castelnuovo Cilento morto la notte del 4 agosto 2009 per edema polmonare nella stanza del reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania, dopo 83 ore di contenzione in trattamente sanitario obbligatorio. Nell’udienza di ieri alla corte d’appello di Salerno sono stati sentiti quattro avvocati della difesa per le arringhe, dalle quali è emerso che le fascette di contenzione sarebbero state applicate per evitare la caduta dal letto del maestro Mastrogiovanni. 

Il primo a prendere la parola è stato l’avvocato Torrusio, difensore degli infermieri De Vita e Cortazzo che ha sottolineato, in difesa dei propri assistiti, che «al momento della coercizione i medici erano sempre presenti in reparto. – ha detto – Non capita mai che gli infermieri applichino le fascette di contenzione di loro iniziativa». Il legale ha parlato di uno stato di agitazione evidente del paziente al momento dell’ingresso in reparto e anche successivamente, per giustificare l’applicazione delle fasce di contenzione. 

Dunque, il paziente sarebbe stato contenuto anche per evitare cadute dal letto, in quanto i farmaci, che gli erano stati somministrati, causavano uno stato di semi-coscienza. «Se Mastrogiovanni non fosse stato contenuto sarebbe caduto dal letto», ha spiegato. Quindi, si ribadisce l’applicazione di una contenzione precauzionale, non ammessa però dalla legge. «L’uso della contenzione era uno strumento coadiuvante alla terapia farmacologica somministrata al paziente». Secondo l’avvocato Torrusio, la contenzione applicata al paziente era un modo per proteggerlo: «In quel reparto era sempre stata utilizzata, anche nei precedenti ricoveri del Mastrogiovanni». Non c’è un’anomalia, secondo l’avvocato, nel momento in cui il medico ordina agli infermieri l’applicazione delle fascette di contenzione: «È un ordine che loro ritengono consono alla salute del paziente, indipendentemente dall’essere legittimo l’ordine o illegittimo, loro agiscono perché nel loro bagaglio di esperienza quel sistema protegge la salute del Mastrogiovanni», aggiunge l’avvocato Torrusio.

L’avvocato Avallone, difensore dell’infermiere Tardio, denuncia il processo mediatico, come sostenuto nella precedente udienza anche dall’avvocato Bellucci, sottolineando di esserne stato una delle principali vittime avendo ricevuto «accuse da parte di certi personaggetti». L’avvocato nella sua arringa critica anche il ruolo dell’Asl che si è costituita parte civile contro medici e infermieri. Le prossime udienze previste si terranno il 18 settembre, 27 ottobre, 3 e 6 novembre. In aula, al fianco della famiglia Mastrogiovanni e del Comitato, c’erano anche rappresentanti di Acad, Associazione contro gli abusi in divisa, Gianfranco Malzone, fratello di Massimiliano, morto lo scorso 8 giugno nel reparto psichiatrico di Sant’Arsenio e Osvaldo Casalnuovo, papà di Massimo. 

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