Pugno duro del Vallo di Diano alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri: «Gravi conseguenze su territorio e persone»

Non cala l’attenzione dei comuni del Vallo di Diano sulla controversa questione delle estrazioni petrolifere nella confinante Val d’Angri. L’occasione per ribadire nuovamente il proprio «no» e la ferma volontà di difendere il territorio e il suo patrimonio naturalistico,  è arrivata in seguito alla presentazione da parte di Eni spa al ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dello studio di impatto ambientale e studio di incidenza relativamente alla messa in produzione del Pozzo Pergola 1 nel comune di Marsico Nuovo e della realizzazione di condotte di collegamento all’area innesto 3.

Nel dettaglio L’avviso di avvio  prevede a Marsico Nuovo l’allestimento a produzione del pozzo Pergola 1 e la realizzazione di tre nuove condotte di collegamento (circa 8,3 km) per il convogliamento degli idrocarburi estratti all’area di Innesto 3, anche questa di nuova realizzazione, e di qui tramite condotte già esistenti al Centro d’Oli di Val d’Angri. Sempre nell’avviso, che precisa anche come gli interventi previsti pur non ricadendo all’interno di aree protette, andranno a interessare aree prossime a quelle relative alla Rete 2000. Nell’avviso si sottolinea che gli impatti sulle diverse componenti ambientali sono giudicati «minimi» e che anche gli impatti più rilevanti, derivanti ad esempio dalle attività di cantiere, risulteranno reversibili e opportunamente mitigati anche grazie alle misure adottate.

Ma la Comunità montana Vallo di Diano ha fermamente contestato la valutazione di impatto presentata, sottolineando ancora una volta con estrema risolutezza la continuità territoriale tra l’area oggetto dell’intervento e il territorio del comprensorio, con tutte le conseguenze sociali, economiche e ambientali che ne deriveranno. Con una delibera approvata all’unanimità dall’assemblea dei sindaci, l’ente montano ha quindi voluto ribadire la sua contrarietà a nuove estrazioni petrolifere in aree poco distanti dal territorio del Vallo di Diano,  confermando in tal modo la posizione già espressa dalle singole amministrazioni comunali del comprensorio. 

Gli esperti Oltre ad manifestare la propria contrarietà, nella relazione firmata dal geologo Franco Ortolani, ordinario di Geologia e docente del master in Pianificazione Comunale presso la Federico II di Napoli, la Comunità montana ha anche voluto evidenziare «l’inadeguatezza rispetto ai requisiti di legge della valutazione presentata, senza ovviamente tralasciare la totale incompatibilità dell’intervento proposto con quella che è l’assetto naturale del territorio e la sua specifica vocazione di sviluppo socio-economico, a sua volta basata su una attenta pianificazione e programmazione per il governo del territorio in grado di rispettarne l’equilibrio sia naturalistico che antropologico».

Nelle osservazione presentate, l’ente montano mette in evidenza ancora come «l’analisi presentata da Eni spa. non tenga in alcun conto dei ‘costi-benefici’ per la collettività derivanti dalla realizzazione del progetto. Manca, infatti, una qualunque valutazione sugli effetti economici derivanti per il settore agricolo o per quello turistico che, al momento, rappresentano i maggiori ‘traini’ di sviluppo economico delle aree interessate dalle attività di estrazione petrolifere».

 

Spiega la Comunità montana che «oltre alle ripercussioni economiche e alle conseguenze sull’equilibrio ambientale, non si tiene debitamente conto di quelle che sono le specificità del territorio dal punto di vista sismico e idrogeologico; l’area interessata dalle perforazioni è nota per la sua elevata sismicità e per la presenza di sorgenti permanenti di grande importanza che potrebbero essere inquinate dall’eventuale dispersione di idrocarburi, con conseguenze non solo sull’ambiente ma anche sugli abitanti». La posizione espressa dall’ente montano, e dal territorio del Vallo di Diano, è  chiara ed inequivocabile: resta ferma la volontà degli amministratori valdianesi di battersi per la difesa del proprio territorio e della sua  ricchezza e specificità naturalistica e antropologica. 

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