Ricostruzione e società, l’intervista al sociologo Domenico De Masi

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di Giangaetano Petrillo

Dall’analisi della società ad una dettagliata descrizione della politica attuale che «riflette la mediocrità dei politici e l’incapacità dell’elettorato di scegliere rappresentanti degni del loro compito». Per intervistare Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma, non basterebbero fiumi d’inchiostro per la configurazione poliedrica delle sue attività, dei suoi studi e dei suoi interessi che spaziano in ogni campo. Nato in Molise, cresciuto in Campania e in Umbria, il professor De Masi si è dedicato prevalentemente allo studio e all’insegnamento. Noi lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare il suo lungo impegno sul tema dello smart-working, ritornato d’attualità nella discussione politica italiana.

Professor De Masi, era imprevedibile quanto sta succedendo. Eppure sembra che con delle giuste riforme avremmo potuto gestire meglio quest’emergenza.
Non era imprevedibile e molti sociologi lo avevano previsto. Eccone un esempio: Dominique Belpomme, esperto mondiale di salute ambientale, nel 2007 aveva scritto: “Ci sono cinque scenari possibili della nostra scomparsa: il suicidio violento del pianeta, per esempio una guerra atomica; la comparsa di malattie gravi, come una pandemia infettiva o una sterilità che determini un declino demografico irreversibile; l’esaurimento delle risorse naturali; la distruzione della biodiversità e, infine, delle modificazioni estreme nel nostro ambiente come la scomparsa dell’ozono stratosferico e l’aggravamento dell’effetto serra”. A dire il vero, non credo che l’emergenza poteva essere gestita meglio: si trattava di un fenomeno del tutto imprevisto che l’Italia ha dovuto affrontare per prima in Occidente.

Molte regione prima hanno denunciato la superficialità dello stato centrale e ora sembrano voler accelerare con la riapertura.
Le regioni del Nord prima hanno fatto di tutto per ritardare il più possibile la chiusura; durante hanno tenuto aperte centinaia di aziende contravvenendo agli ordini del Governo; poi hanno fatto di tutto per accelerare il più possibile la riapertura. Per esse l’economia viene prima della salute.

Quanto successo in diverse RSA sarà un’altra macchia indelebile sulla nostra storia.
Non sulla storia di tutti gli italiani ma su quella delle regioni settentrionali che usano stivare i vecchi negli ospizi e poi li abbandonano al loro destino. Nel Sud, secondo un’abitudine molto più nobile, si preferisce tenere i vecchi in casa fino alla morte.

Il Covid-19 ha completamente rivoluzionato la nostra quotidianità e molti prevedono che nulla sarà più come prima. Secondo lei sarà giusto un ritorno alla normalità o dovremmo invece organizzare una società diversa?
Dovremmo organizzare una società diversa, non più neo-liberista ma socialdemocratica. Purtroppo, dopo qualche settimana dalla ripresa, tutto tornerà come prima.

Secondo uno degli ultimi sondaggi promossi da Fabrizio Masia, risulta che a oltre il 60% degli italiani manchi il contatto fisico con gli altri. Quanto questo distanziamento sociale potrà influire sui nostri futuri rapporti sociali?
Il distanziamento sociale ha salvato migliaia di vite umane. E non c’era altro rimedio a portata di mano. I rapporti futuri non ne saranno modificati, tranne nella sfera lavorativa con lo smart working.

Lei è un attento osservatore della nostra società. Che cosa immagina dopo questa emergenza?
Saremo più poveri e, ci piaccia o no, saremo costretti a diventare meno consumisti.

Possiamo individuare degli aspetti positivi?
Questa esperienza ci ha insegnato a vivere in poco spazio, a gestire meglio il nostro tempo, ad apprezzare il welfare, la sanità pubblica e il volontariato, a familiarizzare con internet, a comprendere i imiti dello sviluppo, a valutare la superficialità dei media, a comprendere la mediocrità dei sovranismi, a rispettare le competenze.

La litigiosità politica, dopo un primo momento di quiete, sembra essersi riaccesa improvvisamente.
Riflette la mediocrità dei politici e l’incapacità dell’elettorato di scegliere rappresentanti degni del loro compito.

Come giudica fin qui l’operato e la gestione di questa emergenza da parte del premier Giuseppe Conte.
Più positivamente di quanto mi aspettavo. E’ l’unica persona adeguatamente colta ed equilibrata in un mucchio di miracolati.

Lei, professor De Masi, è stato un precursore di quello che è oggi lo smart-working. Grazie a questa epidemia possiamo prevedere che anche l’Italia si adegui?
Il primo gennaio vi erano solo 570.000 telelavoratori; poi in quattro settimane sono diventati 8 milioni. Il teleworking poteva essere introdotto gradualmente e perfettamente invece che frettolosamente e sgangheratamente. Dietro 8 milioni ti lavoratori vi sono almeno 800mila capi: sono loro che hanno impedito l’adozione di un metodo lavorativo che giova ai lavoratori, alle imprese e ai territori.

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Quali possono essere i vantaggi di un lavoro gestito da casa?
Per i lavoratori aumenta, con l’autonomia, la possibilità di autoregolare tempi, luoghi e ritmi; si riduce la separatezza tra lavoro e vita; migliorano sia le condizioni di lavoro che la gestione della vita familiare e sociale; si risparmia tempo, fatica, spesa e rischi del pendolarismo. Per l’azienda aumenta la produttività del 15-20% e, nello stesso tempo, si riducono l’assenteismo, la microconflittualità, le spese per gli immobili e i servizi. Per la collettività si riduce il traffico, l’inquinamento e la spesa per la manutenzione stradale; si deconcentrano le aree superaffollate; si porta l’occupazione anche nelle zone periferiche, isolate o depresse; si estende il lavoro alle casalinghe e agli invalidi.

Perché, secondo Lei, si è accumulato un così enorme ritardo in Italia?
Perché esiste un divario eccessivo tra il Nord, che è una delle aree più avanzate d’Europa, e il sud, che è una delle aree più arretrate, con ben quattro multinazionali del crimine: camorra, ndrangheta, mafia e sacra corona unita,

Una delle conseguenze positive è stato il calo dell’inquinamento. Famose sono ormai le foto delle acque chiare di Venezia. Quanto può incidere questa emergenza sulla nostra coscienza ambientale?
Ha rafforzato la posizione di quanti già prima si battevano per salvaguardare la salute del pianeta. Basti pensare al fenomeno Greta.

Mi scusi, una provocazione. Questa crisi sembra volerci dire come l’uomo non riesca a gestire i processi della storia, anche perché risulta che da tempo ormai si parlava di una probabile pandemia. Sembra che arrivi sempre in ritardo. Come ha dimostrato anche parte del nostro sistema sanitario.
Tuttavia in cento anni siamo riusciti a raddoppiare la durata della nostra vita. E non è poco.

Molti sostengono che il sud si sia salvato grazie al fattore tempo. Ma nonostante questo ha dimostrato un’enorme capacità organizzativa.
Ha dimostrato solo la potenza di San Gennaro, di Padre e Pio e di Santa Rosalia. Se il virus fosse arrivato subito e si fosse diffuso come nel Nord, sarebbe stata un’ecatombe.

Sembra che ci stiamo avvicinando alla cosiddetta seconda fase dove bisognerebbe convivere con il virus per un indeterminato periodo. Come bisognerebbe gestirla?
Come la sta gestendo il nostro Governo, che si è dimostrato migliore del previsto. Ce lo immaginiamo se, invece di Conte, ci fossero stati Salvini e la Meloni?

Queste diverse task-force minerebbero l’autorevolezza della politica, che abdica alla tecnica e alla scienza?
Conte e i vari ministri si sono serviti dei comitati scientifici solo in fase consultiva ma le decisioni sono state prese dai politici.

Ma in fondo, quanta tecnica e scienza vi è già nella politica? Non crede che la politica abbia perso terreno in mancanza proprio di figure professionali in grado di articolate una discussione seria e credibile?
La politica, in tutto il mondo, è messa in crisi per la mancanza di un modello di società cui ispirare il nostro futuro e per la mediocrità dei leader.

L’ennesima discussione si è accesa sull’Europa. Quanto saprà uscirne rinforzata e rinvigorita da questa emergenza?
Tutto sommato, ne uscirà rinforzata perché la pandemia ha dimostrato che nessuno stato può farcela da solo.

Giudica eccessivo l’attacco del Premier verso le opposizioni?
Il premier, in questi mesi, è stato sottoposto a responsabilità tremende e a un carico di lavoro esorbitante, con una opposizione rozza e infantile.

Lei, professor De Masi, è stato presidente del Parco Nazionale del Cilento. Qui abbiamo avuto, nel Diano, uno dei pochi focolai in tutta la regione Campania.
Siamo stati fortunati. Tutto qui.

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