Rischio idrogeologico, finanziati 3 progetti alla comunità montana Vallo di Diano

Nel decreto del ministero degli Interni del 7 dicembre scorso è inserita la Comunità Montana “Vallo di Diano” con 3 finanziamenti da utilizzare per la progettazione definitiva ed esecutiva di interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.

«Un traguardo quello raggiunto dall’Ente comunitario davvero importante», dichiara il presidente Raffaele Accetta. «La nostra Comunità Montana è beneficiaria di un importo significativo (€ 1.054.298,46) che si va a d aggiungere a quello già ottenuto qualche tempo fa dalla Regione (€ 563.325,00), sempre per la stessa finalità».

Il Vallo di Diano, per le caratteristiche geomorfologiche e per il significativo incremento, a partire dagli anni ’50, delle aree urbanizzate e delle infrastrutture di comunicazione, è un comprensorio ad elevato rischio idrogeologico, sia per fenomeni franosi che alluvionali. «L’attenzione con l’iniziativa progettuale intrapresa – sottolinea Accetta – è rivolta ai cosiddetti “conoidi antropizzati”, ovvero a quei tratti vallivi e pedemontani dei Torrenti e dei Valloni che scendono dalle due catene montuose che circoscrivono la piana, diventati nel tempo “alvei strada”, se non addirittura scomparsi del tutto.

Si tratta, come noto, di contesti territoriali particolarmente vulnerabili perché fortemente esposti ai pericoli di allagamenti, frane, colate detritiche e fangose che sistematicamente si verificano in concomitanza di eventi piovosi anche non del tutto eccezionali per la via del disordine idraulico che si manifesta in relazione alle strozzature, interferenze o alla scomparsa di questi tratti della rete scolante. – prosegue – Il rischio in queste aree è molto alto proprio perché tali fenomeni di dissesto costituiscono una vera e propria minaccia, non solo i fabbricati, le scuole, i centri commerciali, le strade e quant’altro presente nelle prossimità dei Valloni e dei Torrenti, ma anche per la pubblica e privata incolumità.

Se non si interviene, la situazioni in tali aree è destinata col tempo solo a peggiorare sia perché l’eccezionalità degli eventi temporaleschi è diventata oramai la norma per via dei cambiamenti climatici e sia perché non si notano inversioni di tendenza in taluni fenomeni che accentuano la fragilità delle aree stesse, come la progressiva urbanizzazione, l’abbandono delle attività agricole e la scarsa manutenzione del territorio.

Mettere in sicurezza e in protezione tali aree, è diventata perciò una priorità assoluta e questo va fatto con interventi pianificati e progettazioni mirate e di ampio respiro, come quelle finanziate. Vanno rimosse criticità ambientali, vanno rimosse interferenze ai regolari deflussi canalizzati e va ripristinata la funzionalità idraulica della rete idrografica se vogliamo porre a riparo persone, cose ed attività economiche dalle ricorrenti e pericolose ondate di piena che straripano dagli alvei, orami insufficienti o inesistenti proprio nelle zone più antropizzate. Passare da una logica emergenziale ad un piano strutturato di prevenzione del rischio idrogeologico è uno degli obiettivi primari che la Comunità Montana si pone», ha aggiunto.

Con il finanziamento regionale, si sta completando la progettazione a carico del Vallone Levata a Sala Consilina, del Torrente Fabbricato a Padula, del Vallone Barbanterra a Montesano S/M e del Vallone Acquabianca a Casalbuono. I tre finanziamenti ottenuti dal Ministero degli Interni saranno utilizzati invece per completare la progettazione lungo i versanti orientali (Atena Lucana e Polla) e per estenderla nei Comuni dei versanti occidentali.

«Siamo soddisfatti ed orgogliosi del risultato ottenuto, – conclude Accetta, – che costituisce un altro importante tassello per il nostro territorio. La Comunità Montana, da sempre, è in prima fila nell’azione di salvaguardia e di valorizzazione dell’ambiente, una risorsa, questa, più volte presa di mira dalle aggressioni esterne, come le perforazioni petrolifere, le centrali elettriche, le antenne e i vari fenomeni di inquinamento e, al tempo stesso, una risorsa particolarmente esposta ai fenomeni di degrado per una serie di fattori, non ultimo il dissesto idrogeologico. Abbiamo la responsabilità di dare corso ad una nuova generazione di politiche pubbliche e ad una strategia di pianificazione integrata capace di ripensare il territorio in una dimensione globale e sostenibile sia in ambito dello sviluppo economico che della tutela dell’ambiente. Per il dissesto idrogeologico, in particolare, è fondamentale mettere in atto un’efficace politica di prevenzione di difesa del suolo che, oltre ad attuare interventi di messa in sicurezza, punti alla riqualificazione del territorio. Ed è proprio quello che intendiamo fare».

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