Parliamo di obesità…

di Christian De Martino

In questo articolo cercheremo di dare una spiegazione, per quanto possibile, ad una questione divenuta quanto mai preoccupante oggi giorno “l’obesità”.
La si può definire come una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di massa grassa in vari punti o distretti corporei. Tuttavia l’obesità non è considerata in maniera univoca.
Infatti diversi medici l’associano a malattie metaboliche, vascolari, oncologiche mentre per altri ne è la derivazione.
Una linea comune è quella di considerarla, al di sopra di un certo Indice di Massa Corporea ( I.M.C.> 30) e in considerazione della % di massa grassa (> 24/25 %), una patologia cronica al pari del diabete piuttosto che dell’ipertensione arteriosa.

Ormai si ha da tempo la dimostrazione che persone obese presentano, statisticamente, aspettative di vita quantitativamente e qualitativamente inferiori, proprio a causa di implicazioni vascolari, metaboliche e articolari che insorgono in varie fasi della vita.
Ulteriori statistiche cliniche confermano drammaticamente come l’obesità sia divenuta  una vera e propria epidemia, alla stregua di un virus, si diffonde dall’occidente ai paesi più poveri. A livello mondiale i numeri sono allarmanti: 1.700.000.000 le persone in sovrappeso, 300 milioni i gravemente obesi, 2.5 milioni  i decessi.
L’Italia da questa rassegna non si trova sicuramente esclusa, anzi, abbiamo il 42.5% di maschi adulti in sovrappeso di cui il 10.5% è obeso; il mondo femminile è, relativamente, in condizioni migliori: 26.5% in sovrappeso contro il 9% di obese.
Purtroppo la drammaticità si ha osservando i dati dei nostri bambini: il 34.1% (tra i 3 e i 9 anni) si presentano in sovrappeso o moderatamente obesi.
L’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’obesità come la seconda causa di morte dopo il fumo di sigaretta.
A questo punto occorre fare un cenno ad alcuni elementi che interagendo tra loro determinano le basi per l’insorgere dell’obesità (fattori genetici) e alle altrettanto importanti cause che contribuiscono e a volte determinano  questa patologia (fattori culturali/ambientali).
I fattori genetici che sembra siano alla base dell’insorgenza dell’obesità derivano a loro volta  da alcuni aspetti primari quali:

-predisposizione fisiologica all’accumulo di grasso corporeo;
-gestione del bilancio energetico;
-alterazioni del comportamento alimentare;

Il primo punto sembra agire sulla moltiplicazione degli adipociti (i contenitori dei grassi), sulla loro localizzazione nei diversi distretti corporei (grossolanamente vengono distinti in 2 tipi di obesità:  androide per i maschi e ginoide per le femmine) e sui diversi processi di  mobilizzazione e utilizzazione del grasso.
Il secondo ed il terzo punto sembra incidano sulle dinamiche fame/sazietà, sulla regolazione dei tempi e  dei ritmi alimentari (stimolazione/inibizione del centro mediale/laterale dell’ipotalamo responsabile dell’iperfagia e afagia).
L’aspetto genetico da sempre cardine delle più svariate ricerche in campo scientifico ha portato a realizzare delle stime (su famiglie nord-americane), riscontrando che la probabilità di diventare obesi è cinque volte maggiore per figli con genitori entrambi obesi.
Esistono anche dei fattori culturali/ ambientali  predisponenti l’obesità caratterizzati dai seguenti aspetti, quali:

– dominanza socioculturale/etnica sulle preferenze alimentari specifiche;
– tendenza culturale/generazionale;
– utilizzo indiscriminato di particolari farmaci;

Il primo aspetto tratta alcune variazioni alimentari tipiche degli ultimi 50 anni nella  dieta di alcuni paesi occidentali (commercializzazione dell’alimentazione, i cosiddetti “fast food”). In questi ultimi decenni si è ottenuto un radicale passaggio da diete ad elevato contenuto di fibre e carboidrati complessi (a basso indice glicemico) a diete ad elevato contenuto di grassi e carboidrati semplici (ad elevato indice glicemico). 
Quest’ultimi hanno la caratteristica di incentivare la loro assunzione in quanto stimolano meno il senso di sazietà rispetto ai carboidrati complessi e alle proteine e inoltre rendono i cibi più appetitosi, in poche parole “più se ne mangiano più se ne vorrebbero mangiare”.
In Europa dolci, cheeseburger e bevande zuccherine rappresentano il 50% del cibo consumato.
Il secondo aspetto rappresenta quei modelli pseudo-ideali di magrezza eccessiva o al contrario di grassezza o corpulenza, visto come indicatore di buona salute ed elevato status socioeconomico (tipico delle regioni del sud Italia), che rivestono un’importanza tutt’altro che marginale nella diffusione dell’obesità e/o nelle patologie ad essa legate.
Non meno pericolosa è l’assunzione senza criterio di particolari farmaci che incidono sull’equilibrio fame/sazietà come gli antipsicotici, gli antidepressivi o gli antiepilettici.
Ulteriori aspetti altrettanto importanti sono la sedentarietà e la mancanza di informazione sulle più basilari norme di esercizio fisico che da soli sicuramente non portano all’obesità ma,  se associati a tutti i fattori esposti in precedenza, possono sicuramente trasformare una condizione di modesto sovrappeso in una condizione di obesità patologica.
Appare quanto mai importante il ruolo della prevenzione, soprattutto nell’età evolutiva dei ragazzi (più recettivi a eventuali cambiamenti di abitudini), dove modelli alimentari e stili di vita corretti promuovono una crescita sana (fisica e psichica) e prevengono problemi sanitari sia nell’immediato che nella vita da adulto.
In relazione a quanto detto per risolvere o meglio prevenire eventuali eccessi di peso corporeo sarebbe utile rivolgersi (previo consulto con il proprio medico) ad un professionista del movimento (laureato in Scienze Motorie) per pianificare un’adeguata attività fisica e ottenere una valida consulenza sulle basi del buon senso alimentare. E’ giusto sottolineare che nel caso di obesità grave (definita spesso obesità dietoresistente) non c’è altra alternativa che l’intervento chirurgico, anche se sono possibili interventi parachirurgici come quelli con il palloncino intragastrico (introdotto nello stomaco genera sazietà) o con il pacemaker gastrico (con la sua azione induce sazietà, ma ha l’inconveniente che deve essere gestito a vita).

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