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Ad Agropoli la prima “Casa in Ospedale” d’Italia

di Maria Antonia Coppola

La necessità di dare sollievo alle famiglie con malati gravi è stato lo spunto che ha fatto nascere l’idea di uno sperimentale progetto definito "Casa in Ospedale". La curatrice del progetto, la d.ssa Giuseppina Arcaro lo ha avviato presso la struttura territoriale, dell’Ospedale Civile di Agropoli. Un distretto che, primo nel suo genere, ha messo a disposizione cinque posti letto per malati gravi. Si è pensato alle famiglie, che per 24 ore e per 365 giorni all’anno vivono una realtà che non lascia spazio per le proprie necessità. Famiglie che si "ammalano" di vuoto istituzionale, quando in casa c’è il grande disagio di un malato complesso. Si tenta di dare concretezza ed un aiuto, per un periodo massimo di trenta giorni, e per tante persone trovare chi sostituisce la cura e la compagnia che dà la famiglia attraverso una Casa Ospedaliera è un percorso di grande cambiamento culturale, di sensibilità umana che firma il vero progresso di una società. I parenti che hanno accompagnato i loro cari, i primi pazienti del progetto, la chiamano casa di "sollievo", di "respiro". Un progetto che lascia prender fiato, che consente, per esempio, ad una madre con più figli di dare ai suoi cari dello spazio, delle risposte, intanto che, attraverso questo spacco di tempo, ci si riossigena, si riprende la forza per ricominciare.  Intorno ai pazienti c’è tutto quello che a loro occorre, dalla cura farmacologica, alla terapia riabilitativa. Strumentazioni tecnologiche, le più avanzate, sono in dotazione per chi è immobilizzato e per chi non può  comunicare altrimenti, e la compagnia e l’attenzione  del personale medico e paramedico. Il progetto sperimentale avrà durata annuale, ma si spera che rimanga operativo per sempre e che dopo l’anno di sperimentazione, durante il quale va "rodato", capito e perfezionato, si prepari ad essere utilizzato come modello funzionante. Ad Agropoli, ma si spera venga attivato ed esteso in tante altre strutture della Regione Campania.

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