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Cambia la ripartizione dei fondi alle strutture accreditate, budget assegnato per le singole strutture

di Redazione

Il subcommissario alla Sanità, Giuseppe Tommasetti, nell’ambito di un’iniziativa tenutasi al campus di Fisciano, volta ad analizzare la situazione sanitaria regionale, denominata "I Piani di rientro in Sanità", ha riferito che il sistema campano registra 800 milioni di euro di deficit, a fronte di un credito nei confronti del Governo di circa un miliardo e 700 milioni. Secondo quanto afferma Tommasetti, l’obiettivo è arrivare al pareggio dei conti per il 2011.

Intanto, dopo l’approvazione in Commissione Bilancio di una norma che prevede il blocco di un anno dei decreti ingiuntivi e dei pignoramenti sui beni delle Asl e delle Aziende ospedaliere, un’altra tegola si abbatte sulla Sanità privata accreditata della Campania.

Il decreto n. 16 del Commissario ad acta per il risanamento del Servizio sanitario regionale, che disciplina la programmazione finanziaria 2010 per gli operatori della Sanità privata accreditata, segna il passaggio dell’assegnazione delle risorse dal budget di branca al budget per singola struttura. La logica dell’equilibrio dei conti a ogni costo farà venir meno dunque il principio della compensazione all’interno di ciascuna macroarea assisstenziale (specialistica, riabilitazione, degenza eccetera) come unico strumento in grado di garantire contemporaneamente una omogenea attività erogativa ed un monitoraggio puntuale della spesa.

 

Ma la programmazione ne risente: anche per le strutture private sono in arrivo liste di attesa che consentiranno di calibrare l’offerta di prestazioni a carico del Servizio sanitario regionale con il budget disponibile e i correlati volumi di prestazioni previsti dalle intese con le Asl.
Disservizi, migrazione passiva e maggiore spesa a carico dei cittadini che, loro malgrado, nel 2009 hanno messo mano al portafoglio e pagato di tasca propria le prestazioni specialistiche che a fine anno non risultano coperte dal budget non saranno fermati dal nuovo modello assistenziale basato su budget di struttura. Semmai ci saranno le liste di attesa, programmate mese per mese, a mettere il freno all’attività dei centri ex convenzionati cui si rivolgono i cittadini.
Paradossale, per altro, appare l’assenza totale di fabbisogno di prestazione di radioterapia nelle Asl di Avellino, Benevento e Salerno. stucchevole appare l’ ipotizzato risparmio nascente da una futura revisione del tariffario. Nonostante la governance del Sistema Salute Nazionale e Regionale abbia la prima consapevolezza che l’attività ambulatoriale produce appropriatezza ed economicità di gestione, si continuano ad assumere provvedimenti regionali che avranno come unico effetto l’alimentazione del motore sempre acceso della migrazione passiva. Prova ne è che, anche per l’anno 2010 come accaduto in passato, la programmazione è stata assunta non in funzione dei fabbisogni effettivi (espressi in volumi di prestazioni), ma, bensì sulla base di un "copia e incolla" di dati finanziari storici.


FSR: 80 MILIONI IN PIU’ NEL 2010

La coperta è corta, certo, e non sono sufficienti gli 80 milioni di cui la Regione dispone in più sul budget del 2010 a coprire la tendenza al deficit di Asl e ospedali. Ma il grande assente sono l’analisi della domanda in base a rigidi parametri epidemiologici. L’unico assunto di management sanitario che viene preso a prestito per formulare il provvedimento è la limitazione della domanda in base alla spesa storica. Che, si presume, sia l’unico parametro a indurre la domanda di prestazioni per una eventuale riallocazione delle risorse da dirottare su altri fronti, vedi sanità pubblica.
Proprio questa, per ora, resta il vero colabrodo. Al palo ci sono gli interventi strutturali da anni annunciati che dovrebbero vedere impegnato a tempo pieno il governo della salute in Campania, per una minuziosa e profonda opera di razionalizzazione dell’offerta assistenziale secondo previsioni e dettami del Piano ospedaliero.
Facile a dirsi ma difficile a farsi anche per una sanità commissariata che si avvia alla consultazione elettorale in condizioni di estrema debolezza.

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