Scandalo Yele, Bruno: «C’è il rischio che i cittadini paghino i debiti della società»

In questi giorni lo scandalo ‘Yele spa’ è tornato a galla più forte che mai. Proprio qualche giorno fa, in un’intervista rilasciata ad una emittente locale, il signor Nicola, dipendente del corisa4 dichiarava che «sono 20 mesi che non recepisco niente, ho preso 1000 euro prima di pasqua. Questi signori prendono in giro padri di famiglia. Mi vergogno a ritirarmi a casa, vado avanti con le spese che fa mia figlia ed è vergognoso a 61 anni fare questo». E conclude Nicola chiedendo «vivamente» a De Luca di venire a Vallo perché lui non ha i soldi per andare a Napoli.

Una situazione certamente complessa ma quanto mai delicata dal momento che è in gioco il presente ed il futuro di intere famiglie. A tentare di fare chiarezza sulla situazione ed a spiegare quali saranno i possibili effetti sui comuni, in particolare quello di Vallo, che fanno parte della società è Antonio Bruno che già da tempo si occupa della questione rifiuti ed è contrario alla liquidazione della Yele. Tra l’altro Bruno è stato collaboratore dell’ex commissario liquidatore Montera prima che fosse destituito. «Ci sono gli operai del consorzio che dicono che lavorano e che non percepiscono uno stipendio, questo si chiama danno erariale grave, vengono cioè maturati degli stipendi non facendo lavorare per poi far lavorare altre persone su quelli stessi servizi – spiega Bruno –. A seguito di una situazione debitoria che interessa sia il consorzio dei rifiuti (Corisa4, Ndr) sia la Yele spa vi è stata una trasformazione, dei privati cioè hanno pignorato alcune quote e quindi la società è diventata a capitale misto. Una situazione complicata su cui bisognerebbe fare qualche accertamento perché anche sulle azioni e sulle quote della Yele non c’è chiarezza».

Bruno parla in maniera ampia della situazione e si sofferma a parlare di alcune curiose situazioni che si sono venute a creare nel comune di Vallo Della Lucania, che detiene il 6% della società «Il comune di Vallo vive un paradosso perché c’è un delegato all’ambiente ma poi all’assemblea della Yele va a votare un altro delegato, senza contare il paradosso che il presidente della società è il vice sindaco di Vallo, credo si possa configurare un caso di incompatibilità che doveva essere sollevata nei primi consigli comunali o dai cittadini stessi». Un questo ultimo periodo molti comuni stanno lasciando il consorzio e la Yele per occuparsi in proprio della gestione dei rifiuti. Scelte coraggiose che però hanno portato comuni come Ascea a risparmiare sul servizio arrivando addirittura a potenziarlo. «Vallo non è il comune di Ascea, essendo socio della Yele non può comportarsi come un qualsiasi comune che decide di fare affidamento ai privati. Il comune di Ascea ha potuto intraprendere la strada di fare la gara per affidare il servizio di gestione dei rifiuti perché aveva una convenzione scaduta – Ma il comune di Vallo ha una convenzione con la Yele? – Con un grosso beneficio del dubbio posso dire di sì, l’aveva ed è scaduta nel 2013 e nella pubblica amministrazione non è possibile fare tacite proroghe. Oggi si vive in una sorta di limbo, paghiamo un servizio alla società ma non abbiamo una convenzione, questo da quanto risulta dagli atti. Non si riescono inoltre a capire i dati economici di questa convenzione, chi ha fatto l’amministratore dovrebbe quantomeno averli questi dati altrimenti mi viene il dubbio che ci fanno pagare tasse e non sappiamo quanto spendiamo».

Quindi il comune di vallo non può uscire dalla Yele? «Secondo me al momento non può farlo, anche perché accanto ai servizi che svolge la Yele ci sono quelli delle cooperative che assieme complessivamente costano circa 1 milione e 400 mila euro all’anno per questo servizio – Bruno spiega come spesso queste cooperative siano, secondo lui, oggetto di clientele -. Ci sono cooperative che fanno lo spazzamento, sarebbero quelli che si vedono quotidianamente ogni mattina e che ad ogni turno elettorale poi aumentano. È sotto gli occhi di tutti e nessuno se ne frega, è considerata una pratica normalissima anzi, per lavorare in queste strutture non si va all’ufficio di collocamento ma magari si ferma il politico e si chiede di fare i ‘tre mesi». Man mano che si scava all’interno della vicenda sempre più questioni si intrecciano finendo per soffocare la liberta di movimenti di enti e lavoratori «Non si può uscire anche perché la società non si chiude domani mattina, la società ha anche un passivo che prima o poi i soci dovranno pagare. Stesso discorso per quanto riguarda il consorzio corisa4, prima o poi quei soldi li dobbiamo pagare noi – Bruno spiega poi come si procede in questi casi -. C’è una massa debitoria notevole che verrà ripartita in base al numero degli abitanti che fanno parte del consorzio».

Con una recente sentenza il consiglio di Stato ha sancito che i comuni possano gestire autonomamente il servizio «Quella sentenza non cancella però le passività che si rappresentano nell’ordine di oltre 20 milioni di euro. Il discorso da fare per quanto riguarda i rifiuti non è stare o no dentro la Yele ma gestire queste strutture e quello che rimane dei consorzi secondo criteri di economicità ed efficienza – In che senso? – Secondo questi criteri si può arrivare a dover prospettare una cura dimagrante di questa società perché sono state riempite di dipendenti in una condizione di precarietà, ma maggiore è la crisi e maggiore è la domanda clientelare». «Si parlava di mettere in liquidazione la Yele ma non è semplice decidere di che morte devono morire oltre 400 lavoratori – si avvia a conclusione Bruno – C’è un problema di fondo: nel mentre i lavoratori del consorzio stavano a casa l’impianto pubblico di Vallo Scalo, che è l’emblema dello schifo su questo territorio, resta chiuso per favorire i privati. Mentre i lavoratori del corisa stavano a casa o venivano licenziati la Yele continuava ad assumere attraverso le cooperative facendo campagna elettorale continua e basta vedere i dati delle elezioni». Bruno in sostanza afferma che probabilmente ad ogni tornata elettorale si aumentava il numero degli assunti alla Yele «Morale della favola, sommando corisa e Yele abbiamo una massa debitoria che probabilmente ammonta a 50 milioni di euro che dovranno essere ripianati, si corre il rischio che lo si faccia sulle spalle dei cittadini».

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