Scario: «E’ crescita edilizia zero», l’amministrazione: «Ecco come vogliamo la città»

Basta cemento, basta nuove costruzioni. E’ quanto deciso dall’amministrazione comunale di San Giovanni a Piro, che con una delibera di Giunta di inizio settembre ha deciso di dire stop ai permessi di costruire, optando a chiare lettere per la «crescita edilizia zero» nella frazione marinara. Un piano, quindi, che cancella le iniziali previsioni di crescita dell’insediamento di Scario e che punta a mantenere il più possibile intatto il territorio. Una decisione maturata anche dopo un’approfondita analisi del fabbisogno abitativo, al quale si farà fronte con il recupero e la rifunzionalizzazione della preesistenza degradata e fatiscente, e, se servirà, la riconversione di alcune strutture.

Il cambio di rotta. Cemento zero, dunque. Lo slogan dell’amministrazione guidata dal sindaco Ferdinando Palazzo è questo. L’obiettivo è riutilizzare, recuperare e ammodernare l’esistente e bloccare le nuove edificazioni. Una alternativa coraggiosa alla gestione abituale del territorio, una battaglia ispirata dalla filosofia della sostenibilità, perché implica la consapevolezza che vivere in un territorio limitato con risorse limitate deve comportare un uso intelligente e responsabile di quelle risorse. La decisione è stata «presa in considerazione – si legge negli atti – della particolare situazione di sovraccarico urbanistico, per evitare ulteriori aggravi della congestione urbana e pregiudizi per la sostenibilità ambientale, puntando, per il rilancio della località turistica, sul recupero e sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente».

Stop ai permessi di costruire. «La «crescita zero» in ambito urbanistico – dice Franco Maldonato, (nella foto) assessore alla Cultura ed ai Rapporti con il Parco nazionale – è, per la verità, più una scelta obbligata che una libera opzione. Da tempo avremmo dovuto comprendere che non si può più disboscare, conurbare e incrementare la cresta edilizia se non consumando risorse non rinnovabili (terra, acqua, aria), a scapito dei diritti delle generazioni che verranno dopo di noi. Che è ciò che ci ricorda, oggi, Papa Francesco nella sua ultima enciclica». Un piano urbanistico mirato a contenere il consumo di suolo «come bene prezioso perché finito», dunque. Ma cosa significa, in concreto? «Dire stop al consumo del territorio – continua Maldonato – non significa dire stop all’edilizia. Tutt’altro! Significa che la priorità deve essere data alle operazioni di recupero e manutenzione delle volumetrie esistenti. C’è un antico proverbio che dice che ‘i muratori  desiderano case cadute’, nel senso che, da sempre, le nostre comunità hanno identificato l’attività edilizia nell’arte di restaurare, risanare, consolidare ciò che il tempo e l’incuria degli uomini ha avviato al degrado ed alla fatiscenza».

Cambiamento culturale Come si vede, si tratta di un cambiamento prima culturale che amministrativo, che a livello nazionale trova obiezioni prima di tutto tra coloro che nella cementificazione del territorio continuano a vedere un volano dell’economia. «Si tratta di un inganno che spesso gli economisti hanno indirettamente avallato – sbotta Maldonato. In realtà, la scienza economica non potrebbe tradire la sua originaria etimologia (governo della casa) prima che la sua stessa funzione, assegnando ancora una disinvolta variabile congiunturale all’edilizia di spreco e di rapina. L’edilizia capace di rianimare il ciclo economico è quella capace di massimizzare l’impiego delle risorse, non demolendo ma recuperando, non aggredendo coste e colline, ma riqualificando l’armatura urbana di base: è lì che si avvita il circolo virtuoso di artigiani, falegnami, marmisti, fabbri che stanno scomparendo al cospetto dell’impiego di prodotti prefiniti e semilavorati che insudiciano i nostri centri antichi», conclude l’assessore alla Cultura.  

La nuova città. Nel progetto della nuova dimensione urbana adottata dall’amministrazione, c’è infatti la introduzione di misure di maggiore salvaguardia dei centri storici e dei nuclei di interesse storico, artistico e monumentale, attraverso la eliminazione di qualsiasi possibilità di trasformabilità reale o potenziale delle aree immediatamente a ridosso degli stessi. Inoltre, al fine di una adeguata dotazione di attrezzature pubbliche a servizio della residenza ma anche in funzione di rafforzamento e di qualificazione della offerta turistica, l’amministrazuine ha previsto di allocare una struttura polifunzionale destinata a ospitare la congressualità scientifica e la convegnistica culturale nonché un auditorium idoneo a ospitare opere liriche e spettacoli teatrali. E ciò per tradurre in atti concreti la parola: destagionalizzazione, che – dice Maldonato – «se non vuole restare un mero slogan propagandistico, dovrà fruire di concrete opportunità di accorsamento turistico anche durante ‘le morte stagioni’»Nello stesso senso – ma anche per realizzare economie esterne di produzione – va la previsione dell’accentramento delle aree sportive in una medesima località, centrale rispetto ai tre paesi, San Giovanni capoluogo, Scario e Bosco.

Quello adottato dall’amministrazione di San Giovanni a Piro è, dunque, un Piano Regolatore che non prevede nessuna nuova espansione urbanistica, ma che punta tutto sul recupero dell’esistente. L’unica strada percorribile per uscire dal fenomeno della cementificazione selvaggia e andare avanti nel rispetto dell’ambiente. 

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