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A Camerota “carrozzone pubblico” in arrivo. C’è odore di nomine e di incarichi. Chi paga? E chi incassa?

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A Camerota “carrozzone pubblico” in arrivo. C’è odore di nomine e di incarichi. Chi paga? E chi incassa?

In basso, a seguito dell’articolo, è possibile consultare il servizio giornalistico pubblicato dal "Sole24 ore" che chiarisce gli aspetti salienti della vicenda:"Chiusura della stagione degli affidamenti "in house’"

E’ noto come il Comune di Camerota non si trovi in una condizione economica di favore. A ricordarlo sono le richieste d’aiuto rivolte direttamente ai cittadini, attraverso gli aumenti di alcune "tasse" comunali, come la Tarsu, e i propositi di fare quadrare i conti, più volte manifestati da vari rappresentanti della maggioranza. E’ ovvio, c’è chi la vede nera e chi a tinte fosche. Fatto è che in una simile condizione qualsiasi buon padre di famiglia comincerebbe a pensare a come ridurre gli sprechi e a come programmare il futuro, senza impegnarsi su eventuali costi insostenibili. Lo stesso dovrebbe – ci permettiamo di consigliare – fare un buon amministratore. Proviamo a vedere se la strada indicata potrebbe portare a simili traguardi.

In una conferenza stampa, nella quale – va ricordato – i cronisti del Giornaledelcilento.it sono stati invitati a rimanere fuori la porta, in modo che eventuali notizie non gradite rimanessero nella penna, gli amministratori comunali, tra cui l’assessore al Bilancio Pierpaolo Guzzo, hanno annunciato la volontà di costituire una società "in house", per la gestione dei servizi comunali. Il termine "in house" rende l’idea di cosa stiamo parlando.

Insomma si tratta pressapoco di una società a totale capitale pubblico, che gestisce direttamente i servizi del comune, senza appaltarli ad altre aziende. Questo il suo significato letterale. C’è un altro significato, però, che va oltre il termine. Ovvero l’ "in house" è diventato, per alcune amministrazioni, lo strumento legale, attraverso cui viene raggirato l’obbligo di indire le gare d’appalto per la gestione dei servizi. Insomma un modo per raggirare la normativa europea sulla concorrenza ed assumere personale direttamente, anche per fini elettorali.

In pratica, all’ente veniva data possibilità di affidare, in maniera diretta, taluni servizi qualora vi fosse stata una società ad hoc costituita. Come dire: fatta la legge, trovato l’inganno. Ecco però che il legislatore ha cercato di porre rimedio a questo "raggiro legale". Infatti, il legislatore, dovendo armonizzare la normativa nazionale con quanto dettato dall’UE, ha dovuto prendere provvedimenti e con il decreto legge 135/2009 ha dettato in maniera chiara e univoca, e per certi versi automatica, il nuovo quadro previsto per l’affidamento dei servizi locali. Questa la situazione attuale: gli affidamenti già in corso decadono o al 31/12/2010 o al 31/12/2011 o al termine del contratto. La differenza tra i termini contrattuali non interessa quest’articolo poichè regolamenta gli affidamenti già in corso.

Per le "in house" di nuova costituzione, ovvero quello che si vuole fare a Camerota, il meccanismo è molto semplice: bisogna ricorrere alla gara d’appalto. Vale a dire che nulla vieta la cosituzione della società "comunale" ma quest’ultima gareggia al pari delle altre. Chiaro? Gareggia al pari delle altre, senza alcuna agevolazione, quindi non riceve incarichi diretti. Proviamo a tradurre: un Comune può anche scegliere di costituire una società in house, ma deve essere cosciente che da oggi in poi non c’è trippa per gatti, ovvero non può affidare servizi o incarichi in modo diretto ad alcuno, ma deve bandire una gara d’appalto. A questa gara può partecipare anche la società "in house" ma può darsi che dovrà competere con aziende che praticano prezzi più bassi e che offrono servizi migliori, con il risultato di perdere la gara.

E quindi? Quindi semplicemente ha creato un carrozzone che costa, ma che non ha nessuna garanzia di riuscire ad operare per il comune. E’ sempre vero? No. A patto che la gara non sia truccata, ovviamente. Ovvero non si individuino stratagemmi – e non è la prima volta che accade nei comuni d’Italia – tali che, ad aggiudicarsi la gara, siano società che abbiano stretto accordi sottobanco con il Comune, violando le norme. Fatto quindi che determinerebbe reato.

Ciò detto, ecco le simulazione di possibili prospettive: si costituisce la società "in house", con i soldini pubblici ovviamente, si nomina il manager, si stipula un contratto di adeguato livello, si assumono dirigenti e personale della società, con il rischio però, che dopo qualche tempo, questa società potrebbe andare in perdita, poichè non si aggiudica i lavori, con l’effetto di vedersi diminuito il capitale sociale, cosichè sia poi il Comune ad integrare il capitale logorato. A voler pensare male c’è anche chi sostiene che, alla luce del quadro attuale, creare una società in house potrebbe significare semplicemente la volontà di mettere in piedi un carrozzone o uno stipendificio, per far prendere qualche incarico e qualche stipendio a qualcuno senza nessuna garanzia sull’opportunità e sull’efficacia di una simile manovra.

A questo punto nascono due fronti: da un lato chi, preso da un senso di rispetto civico, ci dice: mettiamo le mani avanti prima che ci troviamo nella condizione di rimettere mano alla tasca; dall’altro chi prepara valige e bagagli per montare sopra al "carrozzone in arrivo", sperando che sia la volta buona per vedersi riconosciuta qualche eventuale promessa. Sicuramente per individuare i criteri di selezione di tali dirigenti sarà fatto ricorso a principi di merito, come più volte promesso, da vari candidati alle scorse elezioni, ma che purtroppo non ha avuto riscontri tangibili nelle scelte fin qui compiute. Soprattutto per quel che riguarda il principio della valorizzazione delle risorse umane locali, bandiera, questa, sbandierata ai quattro venti in campagna elettorale, a cui "certamente" si farà ricorso in questa prossima opportunità, visto che i cittadini di Camerota hanno già assistito ad incarichi concessi a professionisti non locali, sicuramente non attraverso gli auspicati e proclamati – ma mai attuati – concorsi. Diranno: il caso in questione non lo prevede. Eccezione questa non raccontata in campagna elettorale.

In un quadro generale, tuttavia, va anche detto che negli ultimi decenni, gli scenari economici illustrano una situazione opposta: ovvero società pubbliche che vengono privatizzate. Ovviamente non sempre è la scelta giusta. Ma registrare una tendenza così chiara potrebbe fare riflettere sull’opportunità o meno di percorrere un sentiero opposto. Tuttavia viene da chiedersi se, in una condizione economica non felice, come quella del Comune di Camerota, è da persone responsabili fare una scommessa di questo tipo. Come viene da chiedersi se gli amministratori che portano in pompa magna un simile progetto siano stati informati rispetto alle nuove normative. Bene, questa è pressapoco la vicenda. Le prossime puntate, gli eventuali incarichi e le eventuali nomine, daranno il giudizio finale. Vi terremo informati.

Ecco l’articolo pubblicato sul Sole 24 ore, del 6 novembre scorso. In questo servizio giornalistico viene reso noto, tra le altre cose, la "chiusura della stagione degli affidamenti ‘in house’".

 



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