Diciassette colpi di coltello, tre lame usate per togliere la vita ad Anella Crocamo

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  Il coltello che ha provocato la morte con un colpo al cuore ancora conficcato nella ferita letale. Il sangue ormai raggrumito, accanto al corpo. Scene di sangue e di povertà, quasi di emarginazione. Il corpo della madre ritrovato da due dei figli della coppia di Vallo. L’urlo di dolore e di paura, poi l’arrivo dei carabinieri.

Quattro figli da tirare su con i pochi soldi di una borsa lavoro al comune di Vallo della Lucania e con qualche lavoro saltuario. L’uomo, Germano Sirignano, trentanove anni, è piantonato nel reparto di medicina del San Luca: omicidio aggravato, questo il reato di cui dovrà rispondere appena verrà dimesso. Nonostante gli aiuti del comune e di alcune famiglie della comunità vallese, quello che mancava, e forse la ragione che ha poi portato alla tragedia, era un lavoro stabile, un lavoro che avrebbe permesso alla famiglia di provvedere alle incombenze quotidiane. Sia l’uomo che la donna provenivano da una infanzia difficile, problemi di separazioni e di alcolismo. Un lavoro stabile avrebbe potuto contribuire al riscatto sociale, proprio quel lavoro che è mancato, nonostante lo si avesse cercato. Uscire da uno stato di precarietà che era diventato col passare degli anni un disagio sociale, prima che personale.

L’uomo era riuscito a smettere di bere, da molti anni ormai aveva superato questo brutto ostacolo della sua vita, il lavoro, seppure temporaneo, di addetto alle pulizia urbana, gli aveva dato un briciolo di tranquillità. Tranquillità che non ha retto l’altra sera. Dopo un litigio, l’ennesimo dicono i vicini, in uno stato di raptus di follia, l’uomo ha ucciso la moglie con diciassette colpi di coltello. Al primo colpo, nella parte lateroposteriore del torace, il coltello si è spezzato. Rapidamente un altro coltello, nuovi fendenti all’addome, nella parte latero-occipitale, infine quello mortale, dall’alto verso il basso, dritto al cuore, dove la lama è rimasta conficcata. Non è ancora chiaro ciò che è accaduto nella stanza dell’orrore, ad esempio rimane ancora oscura la presenza dell’altro coltello per terra. E’ probabile che la donna si sia divincolata, abbia cercato di schivare e fermare i fendenti; le ferite ad una mano sembrano essere state causate proprio da questa circostanza. E’ inoltre probabile che anche la donna avesse potuto prendere un coltello. Queste sono ipotesi sulle quali farà luce l’indagine portata avanti dai militari della compagnia dei carabinieri di Vallo della Lucania e condotta dalla procura presso il tribunale di Vallo della Lucania. Nella mattinata di oggi l’autopsia sul corpo della donna, esame che contribuirà a chiarire alcuni lati oscuri della tragica vicenda. Una tragedia che si consuma per i quattro figli, il più grande dei quali quest’anno avrebbe dovuto iscriversi all’alberghiero. I due figli più piccoli erano in casa quando si è consumata la tragedia, uno di loro, a quanto si dice nella frazione di Angellare, dove era l’appartamento nella case popolai, è sceso al piano inferiore per avvisare che il padre e la madre erano morti.

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E’ sgomenta la comunità di Vallo della Lucania: un fatto di una efferatezza del genere è completamente estraneo alla comunità. Ancora nel pomeriggio di ieri, mentre un caldo tramonto di fine estate tingeva di rosso il comprensorio, la gente si chiedeva come potesse essere mai avvenuta una tragedia di questo genere.

 

Fonte: Cronache di Salerno

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