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Camerota fra i paesi più ricercati della costa dalla speculazione edilizia. Non frena lo sviluppo della cementificazione.

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Camerota fra i paesi più ricercati della costa dalla speculazione edilizia. Non frena lo sviluppo della cementificazione.

Se dovessimo fare un censimento della popolazione di Camerota e valutare le abitazioni edificate in questo ultimo decennio, ci troveremmo di fronte ad una crescita esponenziale di gran lunga superiore a qualsiasi immaginazione. Soprattutto valutando che  in questa complessiva situazione il picco viene ad essere così pronunciato dall’abusivismo edilizio. E dietro l’abusivismo edilizio non c’è parametro che tenga, non c’è la possibilità di poter sapere e capire come questa piaga sta portando a definire il nuovo profilo del paesaggio camerotano, quale possa essere l’incidenza rovinosa sull’ambiente. In realtà, l’abusivismo non va visto “solo” come un illecito di regole e di permessi, non va visto “solo” come un pezzo di verde che scompare. L’abusivismo è molto di più in termini di danni per un territorio. Linee pluviali e fecali dove finiscono? Come si fa a sapere quanto incide su una situazione di suo già compromessa, di insufficiente capienza delle infrastrutture comunali? Bravi urbanisti potrebbero spiegare molto sul reale significato del termine ABUSIVISMO, potrebbero fare in modo che la sensibilità dei cittadini sia portata alla comprensione di un problema molto serio, cioè che costruire senza autorizzazione comunale, non è mancare solo ad una mera pratica burocratica, non è essere i più furbi di tutti in barba a quanto dice la Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali e al Parco del Cilento in materia di edificabilità e attenzione per il territorio. Cosa c’è in realtà, dietro un mare da cartolina? E’ quanto si chiede in un’inchiesta un noto giornale ambientalista, e ce lo fa chiedere anche a noi. Cosa c’è dietro un mare da cartolina, quale quello di Camerota?  Depuratori mai messi in funzione? Il non corretto utilizzo di quelli esistenti e scarichi fognari abusivi?  In realtà, risalta su tutto l’ennesima conferma che la cementificazione è, inesorabilmente, una scelta politica. La mancanza di controlli a chi va imputata? Rispondere al quesito non è cosa facile, come è facile, anche senza dare un volto, sapere chi indicare. A chi non ha voluto che il territorio crescesse sulla base della legalità, a chi non ha avuto riguardo verso quei cittadini che hanno rispettato le regole edilizie. A chi non ha prescelto una crescita limitata ad un uso necessario della casa, a chi ha acconsentito che il paese perdesse i suoi confini tra verde e cemento favorendo uno sviluppo basato sull’appropriazione privata della rendita fondiaria, a chi ha pensato al profitto privato, a chi non ha pensato alle infrastrutture necessarie alla riqualificazione del territorio, a chi ha aperto le porte ai datori di denaro provenienti da ogni dove. L’abusivismo, dovrebbero dire i bravi urbanisti, ( architetti, geometri e tecnici) è un reato, che va oltre l’illecito amministrativo e penale. E’ un profilo geografico deformato da una marmellata edilizia che non renderà mai più l’ identità storica di un paese. E’ una mangiatoia di cibo tossico per il nostro mare da cartolina, per il nostro pescato.
Il bravo urbanista dovrebbe dirigerci ad una svolta culturale, verso un pensiero unico: Il suolo libero è una risorsa scarsa che va conservata trovando nelle rappresentanze politiche seri seguaci a  questo pensiero, per organizzare una pianificazione seria e, magari, più vasta di quella comunale.



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