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A Maratea arriva la nave Astrea, a Cetraro un’imbarcazione della Saipem: le ricerche e le verifiche vanno avanti

di Redazione

Francesco Fonti, ex boss della ‘ndrangheta e ora collaboratore di giustizia, aveva dichiarato in una recente intervista di aver partecipato personalmente all’affondamento di una delle cosiddette "navi dei veleni": si tratterebbe della Yvonne A, un’imbarcazione carica di fusti radioattivi, inabissata al largo di Maratea. Francesco Fonti è il pentito che, con le sue testimonianze, ha permesso il ritrovamento di un relitto affondato a 14 miglia dalle coste di Cetraro, una nave carica di materiali tossici.

Pare sia giunta a Maratea da tre giorni la nave Astrea dell’Ispra- Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale- che effettuerà delle ricerche, al largo del tratto di costa lucana bagnato dal Tirreno.

La Astrea fornirà i resoconti della ricerca alla Procura di Lagonegro che sta indagando sulla vicenda.

Sembra che la Regione Basilicata abbia commissionato una ricerca oceanografica per la realizzazione di una cartografia marina: questa avrebbe evidenziato la presenza di sei "macchie", ma potrebbe trattarsi pure di rocce.

In questi giorni la Asprea è rimasta attraccata a causa del mare agitato; la ricerca, dunque, comincerà non appena le condizioni metereologiche lo permetteranno.

Nel frattempo sarebbe in arrivo a Cetraro una nave della Saipem, riguardo alla quale il ministro per l’ambiente Stefania Prestigiacomo aveva preso un solenne impegno in Parlamento. La notizia è stata confermata da fonti vicine all’Eni, autorizzate a diffondere la notizia. Si mantiene il riserbo sul nome dell’imbarcazione, per motivi di sicurezza. Un portavoce del gruppo Eni ha dichiarato: "Non appena il ministero ci darà il via saremo sul posto con un mezzo incaricato di eseguire un’indagine preliminare, un sopralluogo finalizzato ad inquadrare una successiva operazione. Faremo una mappatura dell’area del relitto, scenderemo con una telecamera subacquea per verificare in che stato si trovano navi e fusti. Questo è ciò che ci siamo offerti di fare gratuitamente." L’operazione sarà certamente complessa; il costo per le eventuali operazioni di recupero sarà altissimo.

Secondo diverse indiscrezioni diffuse negli ultimi giorni ci sarebbe la possibilità che in una delle navi affondate siano contenute scorie nucleari, forse pure i fanghi di plutonio provenienti dagli impianti enea di Rotondella.

Altra notizia riguardante un presunto ritrovamento, non confermato però dalle autorità competenti: si tratterebbe di una nave affondata a 20 miglia da Vibo Valentia. Lega Ambiente afferma che potrebbe trattarsi della Mikigan, partita dal porto di Massa Carrara, carica di non si sa bene cosa, e affondata nell’ottobre del 1986. Inoltre, secondo Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, sarebbero 637 le navi affondate in cinque anni nel Mediterraneo. Per smaltire rifiuti tossici.

In queste ore in Calabria le voci si rincorrono, tra smentite e crescenti preoccupazioni, in attesa di interventi decisi, ramificati e chiari da parte del governo.

E sempre in queste ore una delegazione di pescatori di Cetraro si è recata al ministero dell’Ambiente. Chiedono rassicurazioni e risposte: secondo la Federcoopesca-Confcooperative il settore locale della pesca ha subito un calo delle vendite dell’80%.

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