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Il je accuse di un cittadino di Camerota che si sfoga contro il medico/sindaco.

di Redazione

E’ di pochi giorni la notizia che il sindaco di Camerota, Domenico Bortone, dopo un grave incidente occorso in mare, abbia sottolineato l’impellente necessità di potenziare i servizi di emergenza. Da queste dichiarazioni apparse su di un giornale, è partita la necessità di un cittadino del comune di Camerota – secondo quanto ci è stato riferito dall’intervistato – di raccontare al Giornale del Cilento, quanto la sua famiglia abbia pagato per l’intervento professionale del medico Bortone. Questo giornale ha deciso di pubblicare l’intervista non soltanto perchè si tratterebbe della storia di un cittadino che denuncia un intervento a suo giudizio dannoso, quanto perchè i fatti coinvolgerebbero l’attività privata del primo personaggio pubblico del comune, il Sindaco.
 

I FATTI SECONDO QUANTO REGISTRATO NELL’INTERVISTA

Una storia  che parte dal mese di maggio, quando un signore di 71 anni, si reca dal medico di famiglia – così racconta il cittadino – per dei dolori intensi alla schiena. Ascoltato il paziente e poi visitato, gli sArebbero stati prescritti degli antidolorifici, per una probabile lombo sciatalgia:  "24 fiale da iniettare per due volte al giorno". Nonostante la cura, il paziente continuerebbe ad accusare pallore, debolezza e febbre. Quindi sarebbe ritornato per essere di nuovo visitato dal suo medico, il quale, pare, in quell’occasione, aver riscontrato solo il battito del cuore accelerato, pertanto gli avrebbe prescritto un elettrocardiogramma, una ecografia al cuore e una radiografia della colonna vertebrale.
Il malato, nello stesso giorno, si sarebbe recato presso uno studio medico per attuare gli accertamenti richiesti, ed è allora che il medico dello studio, a prima vista si sarebbe reso conto che qualcosa non va bene per la salute di quel cliente. Gli avrebbe chiesto se ha fatto analisi del sangue, ricevendo risposta negativa, dunque avrebbe telefonato, seduta stante ad un laboratorio di Salerno per prenotare con urgenza quanto gli viene prescritto. Chi racconta i fatti accaduti si ferma e stizzito dice: “ Non avrebbe dovuto già farlo il dott. Bortone?”… “ Oltretutto,allo studio privato lo specialista non ha voluto la parcella, dispiaciuto per la condizione di salute di mio suocero”.
"24 ore dopo a Salerno, è pronto il risultato dell’esame del sangue, l’analista riscontra una grave anemia, una probabile leucemia, da verificare al più presto".
Ricovero d’urgenza per l’anziano a Medicina Generale di Vallo della Lucania, dove – stando al racconto -hanno curato la febbre e praticato le prime trasfusioni di sangue. E dove, contattato un ematologo, dopo altre analisi, il risultato non si è fatto attendere. Leucemia linfatica acuta. Non si raccapezzano i dottori dell’Asl, vogliono un’anamnesi più certa, risalire a quando ci sono state le prime avvisaglie. Rispondendo alle domande, il paziente dice della cura degli antidolorifici, ma che non ricorda di preciso quando l’aveva iniziata. E’ utile per sapere se ha accelerato il processo della malattia, "(ma il titolare della farmacia di Licusati, non è ancora riuscito a fornire la data richiesta più volte dai familiari, indicata sulla ricetta prescritta dal medico di base)".
Il paziente rimane ricoverato a medicina Generale per oltre venti giorni, ma il suo medico di base, che pare sia a conoscenza di tutto, non si informa – secondo quanto dichiarato – del decorso del suo assistito. Il 27 luglio, il malcapitato viene trasferito a S. Giovanni Rotondo, con ricovero privato. Anche in quest’occasione dicono di aver avvisato il medico Bortone, "il quale resta, ancora, una volta silente". Dimesso da S. Giovanni Rotondo, ricevono la cartella clinica e il piano terapeutico per iniziare la chemioterapia orale da fare fino al 24 agosto. Il 13 agosto l’anziano uomo, ritorna a casa, provato, debole e particolarmente agitato. Comincia a non dormire la notte. Ha delle visioni. Il giorno di Ferragosto si trasforma in un inferno. L’uomo diventa violento. "Chiamiamo il medico di base – continua l’intervistato -, al suo posto risponde la moglie", pare sia stato lasciato a lei il messaggio dell’urgenza, della grave situazione che stesse accadendo al congiunto. "Bortone, insomma, non è raggiungibile al telefono" e pare non abbia chiamato nemmeno più tardi.
COSA  FARE?
Si rivolgono telefonicamente all’Ospedale di San Giovanni Rotondo, viene detto di sospendere i farmaci della chemioterapia, la demenza incalza per mancanza di ossigeno al cervello provocato dalla leucemia, e si raccomandano, "se è violento va sedato". I tranquillanti che gli somministrano non bastano, anzi, il giorno 16 luglio la situazione peggiora. L’anziano si scaglia contro i familiari lasciandoli nello sgomento. Telefonano al loro medico, "Bortone pare rispondere consigliando di chiamare il 118 e di far richiesta, all’ospedale, della visita psichiatrica". L’anziano continua a stare male. I familiari si interrogano: “Come si deve avvisare l’ospedale?…”Chiamiamo il 118 e basta", così ha detto di fare un loro amico medico. Viene praticata all’uomo in preda a raptus una puntura di tranquillante che dura fino al trasporto a Vallo. E’ sera, l’anziano viene lasciato nel pronto soccorso. E’ un caso difficile, ha bisogno di mirate cure farmacologiche, e se si infetta in reparto psichiatrico? Fino all’alba i familiari si dimenano per sapere come regolarsi chiamando ovunque “ forse occorre portarlo…dove?” Intanto il malato si sveglia dal torpore farmacologico, diventa un caso da ricovero urgente, è troppo violento e non può tornare a casa.
Il giorno 20 agosto la dottoressa del reparto psichiatrico valuta la condizione del paziente. Dopo le cure è stabile, sollecita però il ricovero presso un ospedale, una casa di cura che possa garantire la terapia per la leucemia contemporaneamente al problema mentale, e dispone ai familiari che si facciano fare dal medico di base una certificazione per il ricovero presso struttura pubblica idonea per la patologia. La dottoressa rimane in attesa di una telefonata del medico di famiglia, vuole spiegare a voce la situazione.
L’EPILOGO
Il medico di base, avvisato di quest’urgenza, e delle necessità del paziente, non avrebbe fin’ora chiamato la dottoressa; ha risposto però ai familiari (un’unica figlia che sta dietro a tutto questo) di rivolgersi al suo sostituto che si rifiuta di fare la certificazione perché non di sua pertinenza. Intanto il paziente è in dimissione dal reparto psichiatrico. Il 21 agosto l’anziano uomo, dimesso, è stato ricoverato presso struttura privata. Senza altra chance, perché non c’è stato modo di avere la certificazione del medico di base. “Siamo già fortunati ad aver trovato questa soluzione, ci siamo sentiti soli, con un caro che ha questi terribili problemi. Anche se ora sarà necessario pagare, fra le altre cose, l’infermiere che sarà messo d’obbligo al turno di notte. Ora siamo tranquilli, ma finita questa degenza alla Clinica, che faremo?"

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