Orria, sindaco a giornalista: «Di al direttore che andasse a fanculo». Continua l’intervista fissa ai sindaci del Cilento

Viene da rivalutare il giudizio espresso sul sindaco di Casal Velino Silvia Pisapia la quale, come è noto ai tanti che stanno seguendo l’iniziativa ‘intervista fissa ai sindaci del Cilento’, promossa appunto da questo giornale, ha preso 4 ‘in pagella’, ma almeno si è degnata di rispondere. Quindi, con un gesto di umile constatazione, rivalutiamo il giudizio espresso attribuendo un 5, con l’augurio che Pisapia, completi l’intervista nelle parti lasciate ancora senza risposta. 

Insomma il quadro che emerge sulla classe dirigente del Cilento, lascia perplessi se si tiene conto del fatto che non soltanto la maggioranza dei sindaci contattati non si sentono in dovere di rispondere a gentili domande di giornalisti (uguali per tutti, proiettate al futuro e senza polemiche politiche), ma c’è persino chi si abbandona, gratuitamente, a linguaggi quantomeno inappropriati, come il sindaco Manlio De Feo, di Orria-Piano Vetrale, che si sente in diritto di mandare «a fanculo», il direttore di questa testata. 

Il motivo? Quello di avere chiesto ai suoi collaboratori di inviare le domande scritte alla mail del sindaco e riservargli poi la gentilezza di contattarlo per avere aggiornamenti, in caso di mancanza di riscontri. Telefonate, tra l’altro, a cui, il più delle volte, dall’altra parte del telefono, non rispondeva nessuno. Tenuto conto che l’intera comunicazione con il sindaco è opportunamente documentata, ecco come è andata.

Chiamata del 3 novembre alle ore 19.03

Sindaco Manlio De Feo: «Ma non tieni niente da fà che chiami trenta vote au iuorno co stu cazzo re telefono?». (Ma non hai nulla da fare che chiami trenta volte al giorno con questo cazzo di telefono?).

Giornalista: «Non è colpa mia, loro mi chiedono di chiamare e io chiamo».

Sindaco: «Loro chi?».

Giornalista: «Il direttore!».

Sindaco: «E dici au direttore ca se ne iesse a fangulo. Ci lasciasse nu pocu ‘n pace in grazia re Diu ca tenimo ra fa». (Riferisci al direttore che andasse a fanculo. Ci lasciasse un po’ in pace, in grazia di Dio che qui abbiamo da fare).

Giornalista: «La mia era solo na domanda».

Sindaco: «Eh lo so, ma se chiami trenta vote au iuorno pe dice na c (non si capisce ndr.)…lassa sta ca tenimo tante cose ngapo». (Eh lo so, ma se chiami trenta volte al giorni per dire una c…- non si capisce cosa dice ndr.- lascia stare che abbiamo tante cose per la testa).

Giornalista: «Guarda se mi dici che sei impegnato o se mi dici una data, tu già mi avevi detto che mi rispondevi ma poi vabbè non l’hai fatto, io ti lascio in pace. Non è che sinceramente tengo tanto a cuore di chiama’, mi è stato detto di farlo e l’ho fatto. Vabbè, no no, non ti preoccupare non chiamo più ciao ciao».

Sindaco: «Ciao ciao».

Ritornando indietro al 5 ottobre, attraverso un sms, il giornalista invia un messaggio al sindaco che recita: «Sindaco, vi informo che domani è l’ultimo giorno per poter rispondere alle domande mandate in mail». Dopo che il giornalista ha provato a ricontattare il sindaco ricevendo tramite messaggio un: «Ora non posso», a cui ha replicato: «Ok, chiamami tu appena puoi», il 3 novembre, ovvero poche ore dopo la telefonata precedentemente riportata, il giornalista scrive al sindaco: «Ognuno fa il suo lavoro. Io avevo il compito di chiamarti come stiamo chiamando tutti i sindaci del Cilento. Ti comunico che dovrò fare presente al direttore il fatto che non hai risposto alle domande e le comunicazioni avvenute tra di noi, compresa quella di oggi. Buona serata».  

Risponde il direttore Sembra ormai non sorprendere il fatto che i sindaci non rispondano alle domande dei giornalisti. Se qualcuno ha dubbi sul tenore delle domande, è invitato a leggerle. Quello che però sorprende è l’assenza di stupore, dal territorio cilentano. Come sorprende il senso di impunibilità, che rischia di fare scivolare verso l’arroganza, chi forse si convince di non dovere rispondere di nulla, nè rispetto al linguaggio, nè rispetto ai comportamenti, per il ruolo che riveste. Confondendolo, forse, con quello di sceriffo. Emerge infine anche una evidente immaturità nei rapporti tra certi politici e la stampa. Basterebbe registrare invece le reazioni di molti lettori di questo giornale che vivono in zone diverse da quelle in cui si è abituati o assuefatti alle performance di alcune ‘autorità’, per allenarsi all’esercizio dello stupore o dell’indignazione. 

Come testata, come redazione, in questi giorni nei quali ci giunge il profilo chiaro dei primi sindaci contattati, tra quelli pubblicati e quelli in via di pubblicazione, ci si è interrogati su un primo bilancio dell’iniziativa. Le conclusioni a cui si è giunti, sono le seguenti: un giornale non può raccontare un territorio per come piacerebbe che fosse. E quindi diversamente da quello che è. Se il rischio è che di novanta sindaci che si contatteranno, tutti e novanta decideranno di non rispondere o di rispondere in certi modi, noi non possiamo fare altro che documentarlo. 

Toccherebbe ai cittadini, ai lettori, trarre le conclusioni. Sono i sindaci che, eventualmente daranno conto delle ragioni che li spingono a certe scelte. Come ad esempio ha fatto il sindaco di Novi Velia, Maria Ricchiuti, che si è sbilanciata persino a insinuare che le domande sono costruite per denigrare l’intera classe dirigente del Cilento. Come se il lettore, il cittadino, non fosse in grado, da solo, di comprendere le domande e le risposte. Date o negate, nel loro contenuto e nel metodo. Contenuto e metodo che sono riportati e pubblicati integralmente nell’intervista e che assegnano 10 giorni di tempo per rispondere a sindaci che non hanno decine di giornalisti alle calcagne, quotidianamente, a tempestarli di domande, non fosse per il piccolo territorio che governano. Dieci giorni che, per tutti i sindaci contattati, si sono trasformati in 20 giorni, ma anche 30, senza tradursi in una intervista compiuta. E senza che questi facessero richiesta di altri giorni, per necessità varie, come il modulo prevede, basta soltanto richiederli. Anche per il sindaco di Orria – Piano Vetrale resta aperta e disponibile questa redazione per, eventualmente, ripensarci e rispondere all’intervista. Al momento, anche per lui, il giudizio è «non classificato». 

Informiamo invece i lettori che il giornale del Cilento continuerà nell’iniziativa e che, una volta completata, sarà proposta, nella sua interezza, a organi di stampa ed eventi legati al giornalismo di più ampio respiro, con cui questa redazione è in contatto e che hanno espresso interessamento al progetto. 

Ecco l’intervista a cui De Feo non ha risposto

Gentile sindaco, le chiediamo di rispondere a questa intervista che il giornaledelcilento ha sottoposto ad altri sindaci del territorio cilentano con le stesse domande. Quelle che, ad avviso di questo giornale, fanno di una amministrazione un esempio di gestione giusta, consapevole e moderna del bene pubblico. Tenuto conto che le risposte che lei gentilmente, siamo fiduciosi, ci darà, saranno lette e sottoposte quindi a verifica dei suoi cittadini che leggono questo quotidiano e lo commentano, la preghiamo di essere quanto più preciso possibile, esprimendo metri, dati, iniziative e luoghi precisi. Per dovere di informazione a cui dobbiamo giocoforza sottostare, è fatto d’obbligo per noi informarla che dopo dieci giorni dall’invio di questa intervista (tempo considerato congruo rispetto all’importanza che assume e agli impegni di un sindaco), in caso di mancata risposta, pubblicheremo le domande che le abbiamo sottoposto, purtroppo, senza che i suoi cittadini possano conoscere le informazioni che le abbiamo chiesto, a differenza di quei cittadini che invece vedranno il proprio sindaco disponibile a informarli.  Se necessita di qualche giorno in più per motivi di ferie o altro la preghiamo di scriverci nella mail indicando la data entro cui ci darà le risposte scritte. Grazie. Ecco l’intervista.

Quanta parta di area verde, intesa come parchi, giardini o altro, nel senso proprio di chilometri quadrati, c’è nel suo comune in rapporto al resto del territorio comunale? 

A quando risale l’ultimo censimento verde (conteggio di metri quadri di verde pubblico, staccionate, tipologie di alberi, piante varie e servizi offerti all’interno di queste aree)? E cosa dice, in sintesi, il censimento?

Di quante persone è composto la squadra di tecnici del verde e della manutenzione del Comune? Quante volte al mese viene tagliata l’erba del bordo strada e quella di giardini, parchi e aiuole? 

In questo momento quanta parte di staccionata è integra lungo tutto il territorio comunale e quanta parte richiede di essere aggiustata? Quando sarà compiuto l’intervento?

Sindaco quanta parte della sua giornata dedica a passeggiare a piedi o andare in bici tra i vicoli, le strade e le campagne del suo territorio? Con quale mezzo raggiunge la sede del Comune? Quali e quanti sono gli angoli di degrado, i segni di incuria, che rileva allo sguardo ogni giorno mentre cammina? A chi li segnala? Quanti di questi risolve settimanalmente? 

Sindaco di quanto è diventato più bello il suo paese e i paesi del suo comune da quando amministra lei? Cosa è possibile apprezzare come segno di cura, rigore e manutenzione del suo territorio?

A che punto è la differenziata e come è riuscito a tradurla in incasso economico per il suo Comune? Di quanto?

Il suo territorio prevede un piano del colore per le strutture e case? Se no, di quanti colori si compongono le facciate e gli infissi delle abitazioni e delle strutture del suo paese? Qual’è il grado di tolleranza della sua amministrazione? Quante strutture non hanno neanche l’intonaco ma si vedono mattoni forati, cemento e tondini di ferro arrugginiti? Su quante di queste è già intervenuto? 

Quante campagne che compongono il paesaggio del suo territorio comunale sono curate e messe in cultura? Quante invece sono abbandonate? In quanta parte di questa si lascia crescere indisturbata ogni forma di erbaccia? In quante di queste insistono vecchi capanni, o parcheggi o ricettacoli di materiali in disuso e ogni forma di utensile, attrezzature e altro tali da farle apparire come segni evidenti di degrado e incuria se non persino come discariche a cielo aperto? Li ha mappati? Quanto tempo offre in media ai proprietari per il ripristino dei luoghi e in quanto tempo interviene lei invece con denuncia per danno paesaggistico e ambientale o con iniziative in collaborazione con privati per ripristino? 

Che tipo di iniziative esistono nel suo comune per l’auto-organizzazione della cura e della manutenzione dei quartieri e delle aree da parte dei cittadini? Con quali risultati?

Lei è di quei sindaci che credono che per fare le cose perbene occorrono soldi e finanziamenti oppure è tra quelli che sostengono che senza soldi e finanziamenti si possono fare moltissime cose e trasformare un paese? Se la risposta è la seconda, quante opere ha realizzato senza finanziamenti e soldi ma con la sua creatività e il protagonismo della gente? E quali?

Quante opere e iniziative portano la firma unitaria di maggioranza e opposizione perchè, a prescindere dalle resistenze della sua opposizione, lei è riuscito comunque a renderla protagonista? 

Quanta energia si autogenera nel suo Comune grazie alle sue opere, qual’è il risparmio di energia nelle casse del Comune attualmente grazie ai suoi interventi?

Quanti edifici scolastici e asili è riuscito ad accorpare nel suo comune e di quanto è migliorato il servizio di trasporto scolastico dei bus che accompagnano i ragazzi delle varie frazioni negli edifici scolastici che ha accorpato?

Come funziona l’energia e la manutenzione di aree verdi, palestre, aule, nei suoi istituti scolastici e asili? Ci sono doppi vetri, coibentazioni e impianti di energia ecosostenibile e a risparmio energetico?

Quanta parte del centro abitato è, tutto l’anno, area pedonale e pavimentata? La pavimentazione è integra o presenta buche e segni di incuria? In quanta parte? Con quali tempi di intervento?

Il bitume, il catrame, quando viene rinnovato sulle strade prevede il taglio rettangolare e preciso di quello vecchio per la sostituzione regolare e geometrica, oppure viene collocato a chiazze, con sbavature sui margini e segnaletica orizzontale non precisa?

Come valuta il sito internet del suo Comune? Quanta parte delle informazioni pubbliche vengono rese disponibili? Quanto tempo impiegano i consiglieri di opposizione e qualunque cittadino del suo Comune ad avere accesso a qualsiasi atto di cui fanno richiesta? Quanto personale dipendente del Comune è addetto all’aggiornamento quotidiano del sito internet? Quanti contenuti ogni giorno vengono inseriti e di che natura? Quanta parte della burocrazia si svolge on line rispetto a quella che prevede la presenza del richiedente nella sede del Comune? 

Che voto si darebbe, in sincerità, per la sensibilità che avverte su questi temi e per i risultati che ha ottenuto? E che voto darebbe poi, in sincerità alla sua popolazione per la stessa ragione? Che voto, infine, crede che i suoi cittadini le danno su questi temi?

 

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