«Sostegno agli operatori sociali. Il Piano di zona S10 nel Vallo di Diano che fa?»: la denuncia di Giusy Salerno

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di Pasquale Sorrentino

In questa fase complessa a tutti i livelli, un problema viene sollevato per quanto riguarda il Vallo di Diano: le politiche sociali sono ancora in campo oppure rintanate nelle retrovie. Lo solleva l’ex consigliera comunale e donna sempre impegnata nel sociale, Giusy Salerno, di San Pietro. Una vita spesa nel terzo settore per aiutare gli ultimi, spesso anche minacciata per queste sue attività, la Salerno ha scritto una lettera aperta indirizzata alla presidente dell’assemblea del consorzio Piano sociale di Zona del Vallo di Diano, Maria Antonietta Aquino. «Chiedo se la tutela dei lavoratori rappresenti un privilegio di pochi o un diritto di tutti. Gli operatori sociali e gli operatori socio-sanitari impegnati in contesti non ospedalieri, ad esempio, quelli che garantiscono l’esecuzione dei servizi a sostegno delle fasce deboli afferenti al Consorzio Sociale, a che titolo e in che misura sono contemplati nelle categorie da tutelare? Mi riferisco a quelle realtà lavorative che, notoriamente, l’emergenza economica la subiscono da molto prima dell’avvento impietoso del Coronavirus. Categorie dimenticate, declassate e mortificate dall’arroganza istituzionale locale. Oggi, in questa emergenza, gli operatori sociali e socio-sanitari sono lavoratori che garantiscono servizi essenziali. Ciò significa che stanno lavorando. Mentre gli uffici centrali del consorzio sociale si sono trincerati in un silenzio tombale, rendendosi irreperibili, mentre su tanti comuni non si vede l’ombra di assistenti sociali da settimane, mentre la distribuzione degli aiuti alimentari è stata letteralmente scaricata ai comuni, i servizi domiciliari destinati alle fasce deboli non sono mai stati sospesi. Ad oggi, i lavoratori del sociale, che non vedono interrotto il proprio servizio da alcuna ordinanza, paradossalmente, si ritrovano in una condizione di ristrettezza economica al pari o peggio delle imprese per le quali tu oggi richiedi aiuto».

La denuncia di Giusy Salerno parte da lontano, e arriva al nocciolo della questione. «La loro crisi di liquidità è antica, cronica. Attendono il pagamento di stipendi arretrati da mesi, anzi, da anni. E anche in questa circostanza, anche a fronte di questa emergenza, non si apprende di alcuna iniziativa utile, nessuna azione di responsabilità orientata a garantire un diritto fondamentale, quello del salario. Resta attivo e coerente soltanto il silenzio. L’emergenza nazionale non scalfisce la caparbia e la mai desueta arroganza istituzionale cui siamo, nostro malgrado e ingiustamente, abituati. Lavoratori del sociale, come tutti i lavoratori che si ritrovano ad intrattenere rapporti professionali con gli enti pubblici, non devono supplicare né elemosinare ciò che spetta loro di diritto, oggi più che mai. Non chiedono misure straordinarie, non chiedono bonus. Non saccheggiano supermercati. Non usano lanciafiamme. Lavorano e chiedono quanto loro dovuto. Lo Stato dice che nessuno deve essere lasciato indietro. Lo Stato esercita le proprie funzioni attraverso la pubblica amministrazione e il pagamento dei debiti rientra tra gli obblighi principali. Un atto di responsabilità. Un dovere, appunto».

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E infine le conclusioni. Che vogliono essere uno sprone e un invito.
«Concludo la mia riflessione con un invito a sollecitare, in urgenza, la risoluzione di tale problematica nelle sedi opportune. Confido nella medesima tenacia che impieghi nella tua attività professionale. I lavoratori restano in attesa di un immediato ed intraprendente slancio verso la responsabilità istituzionale di quanti siedono con te al tavolo dell’Assemblea. Possibilmente entro la fine dell’emergenza. Nessuno deve essere lasciato solo».

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