Spostamenti, il governo ci ripensa: il via libera legato ai chilometri

Il via libera agli spostamenti nei giorni di Natale, Santo Stefano e 1° gennaio è quasi cosa fatta. Anche se verranno stabiliti dei limiti: la deroga potrebbe essere concessa in base ai chilometri da percorrere per raggiungere i familiari in un altro centro, oppure solo ai Comuni limitrofi con meno di cinquemila abitanti. A dare l’annuncio, dopo la «riflessione» aperta il giorno prima, è stato da Bruxelles Giuseppe Conte: «Se il Parlamento, assumendosene tutta la responsabilità, vuole introdurre qualche eccezione per i Comuni più piccoli, consentendo una circolazione in un raggio contenuto, lo faccia. Il Parlamento è sovrano».

Quella di Conte è apparsa una mossa astuta, studiata per dimostrare «ascolto» verso i gruppi parlamentari e allo stesso tempo scaricare sulle Camere (appunto) la responsabilità dell’allentamento delle misure. In più, avrebbe permesso al premier di aggirare il “no” dell’ala rigorista del governo guidata dai ministri Roberto Speranza (Salute), Dario Franceschini (Cultura) e Francesco Boccia (Regioni), fermi «come sassi» sul “no” a qualsiasi deroga, «perché un Natale da “liberi tutti”, con cene e pranzi allargati a familiari non conviventi, farebbe più danni di Ferragosto».

Ma ecco che dalla Camera arriva una pessima notizia per palazzo Chigi. «Conte non conosce il timing di Montecitorio e il suo invito è inattuabile», dice un capogruppo della maggioranza, «il decreto con le misure restrittive per le Feste non è infatti neppure calendarizzato e non c’è tempo per modificarlo: ci sono da approvare, prima di Natale, la legge di Bilancio e il decreto Ristori. In più servirebbe anche il sì del Senato. Impossibile».

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