Strage del Rapido 904, magistrato Itri al TG1: «Ancora molti lati oscuri»

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Trentacinque anni fa la strage del Rapido 904. Era il 23 dicembre 1984: morirono 16 persone, 267 rimasero ferite. Tra le vittime anche due bambini, avevano 9 e 4 anni, Anna e Giovanni De Simone. L’attentato dinamitardo  avvenne nella Grande Galleria dell’Appennino subito dopo la stazione di Vernio, ai danni del treno rapido n. 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano. L’attentato fu un’orrenda replica di quello dell’Italicus. Per le modalità organizzative e per i personaggi coinvolti, è stato indicato dalla Commissione Stragi come un evento antesignano e precursore dell’epoca della guerra di mafia dei primi anni novanta del XX secolo.

Su quella strage non c’è ancora piena verità giudiziaria. Il magistrato che per primo indagò su Totò Riina è Paolo Itri,  attualmente pubblico ministero a Vallo della Lucania, dove dal 2017 svolge e funzioni di procuratore della Repubblica. Intervistato al Tg1 ha detto che «ci sono le condizioni per riaprire l’inchiesta».

Dopo lunghe inchieste solo nel 1992 la Cassazione riuscì a confermare la matrice terroristico-mafiosa dell’attentato: tra i condannati all’ergastolo anche il boss di Cosa Nostra Pippo Calò e al suo braccio destro, Cercola. Nel 2011 era stato proprio il magistrato napoletano il primo ad indagare su Totò Riina, come mandante in un intreccio tra camorra e Cosa Nostra. Ma per mancanza di prove, nel 2015, il capo di Cosa Nostra fu assolto in primo grado. Poi ritardi dell’appello, nel 2017 muore e con lui anche la verità.

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«Ci sono ancora moltissimi lati oscuri – ha detto il magistrato al TG1 – Se noi riuscissimo a dare una risposta alla domanda, cioè alla provenienza di questo secondo esplosivo, probabilmente si potrebbe fare un decisivo passo in avanti verso la verità e anche forse dare un volto a eventuali seconde, terze entità coinvolte».

I suoi ventotto anni di lotta alla camorra (per anni alla direzione distrettuale antimafia di Napoli, nel 2008 ha ottenuto la condanna all’ergastolo per Totò Riina, riconosciuto come mandante di cinque omicidi avvenuti nella tenuto dei Nuvoletta a Marano) li ha raccontati nel libro “Il monolite”, in cui dedica ampio spazio alla tragedia del Rapido 904. «Un vicenda misteriosa, fortemente collegata alle stragi del 1992 e 1993», ha detto in un’intervista a Repubblica.

Il servizio al TG1 di Giovanna Cucè è disponibile qui 

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