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Alfano, il fascino del palazzo baronale Speranza è da non perdere

di Luigi Martino

Sono poche le notizie effettivamente attendibili sulla storia di Alfano: ci sono delle storie tramandate dagli anziani che vorrebbero che sulle pendici del monte Centaurino esistesse una grossa città che costeggiava la sponda sinistra del fiume Faraone, dalle pendici del monte fino all’attuale Roccagloriosa. In seguito alla distruzione di questa città, secondo alcuni per un catastrofico terremoto, secondo altri a causa di una guerra, i superstiti si sarebbero divisi tra l’attuale Rofrano e Alfano. Questa notizia acquista una certa credibilità se si pensa che alcuni luoghi sulle falde della montagna portano il nome di contrada di questa vecchia città; si ricorda San Leo, dove c’era una Chiesa dedicata a San Leo, “Torretta” dove dovevano esserci gli accampamenti dei soldati ed era il luogo posto molto in alto per avvistare i nemici “Pantano delle monache” dove doveva esserci un nucleo di abitanti. Vi è poi un’altra leggenda che cerca di spiegare l’origine di Alfano, secondo la quale in questo luogo sono venuti ad insediarsi gli abitanti di alcune città costiere, distrutte dai pirati, che avevano nome Malpa e Pixus, di cui si sono perse le tracce, che dovevano essere situati: la prima alla foce del fiume Mingardo-Faraone; la seconda alla foce del Bussento. Queste popolazioni potrebbero aver risalito il fiume fino a trovare un luogo sicuro dove fermarsi al riparo da ulteriori attacchi nemici. Da visitare, sicuramente, sì per la sua storia ma soprattutto per il fascino che rapisce, è l’importante palazzo baronale Speranza. Apparteneva ai Baroni Speranza di Laurito, che lo donarono alla Curia. Dotato di una corte centrale, il palazzo si articola in un imponente complesso edilizio situato in posizione lievemente sopraelevata rispetto al centro abitato. .

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Il centro storico di Alfano è una meravigliosa scoperta

di Luigi Martino

Di origine medievale, è documentato per la prima volta nel 1309, Alfano è un piccolo centro del Cilento popolato da un migliaio di abitanti. Qualcosa in più e non in meno. Dopo essere stato feudo dei Sanseverino e in seguito proprietà del demanio regio, nel 1588 Alfano fu acquistata da Paolo Brancaccio. Dal 1619 il feudo passò ai Bernalla che lo possedettero quasi ininterrottamente fino al XVIII secolo. Poi la svolta: dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Laurito, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie, e dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia ha fatto parte del mandamento di Laurito, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania. Oggi è un piccolo borgo arroccato lungo le propaggini meridionali del monte Gelbison. Piccolo ma ricco di storia e di sorprese belle. C’è chi ama scoprirlo in un freddo mattino d’inverno, quando l’alba sa’ di brina e la neve colora la cornice di questo quadro fiabesco. C’è chi invece, come noi, si fa accompagnare per mano tra le stradine di questo scrigno magico, con l’aiuto di Fabiana Gerardo, una studentessa che possiede un dono fantastico: sa’ raccontare storie attraverso immagini bellissime. Ci ha regalato questa galleria. A dire il vero ce ne ha regalate anche altre, che pubblicheremo a breve. Intanto vi conviene godervi questa e, perchè no, vi converrebbe, ancor di più, raggiungere Alfano e scoprire l’essenza che l’avvolge.

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Giuseppe, racconta bellezze sui social per incrementare il turismo ad Alfano

di Luigi Martino

«Ciao Luigi! Voglio raccontarti una storia che potrebbe piacerti». Apprezzo molto le persone che mi parlano così. Che aprono una discussione così. Che sia un messaggio social, una telefonata o una chiacchierata tra amici. Ho conosciuto Giuseppe Guzzo a Pollica, nel corso di un workshop molto interessante. Ma lui con Pollica c’entra poco. O forse tutto. Giuseppe, che vive ad Alfano, nel cuore del Parco del Cilento, è un giovane social media manager, in pratica uno di quei ragazzi che con Facebook e Instagram (ma non solo) ci sa fare. E, soprattutto ci lavora. Giuseppe è in grado, in base allo studio di dati, ad alcune tecniche e a delle strategie precise, di far incrementare il traffico su una determinata pagina o profilo e di conseguenza il pubblico e i profitti di un’azienda, un negozio, uno store online. Ma Giuseppe mi ha contattato per raccontarmi una storia un po’ diversa. Una storia figlia di questa terra, dove le tradizioni e i paesaggi mozzafiato, si vanno a fondere con la tecnologia e il nuovo che avanza.

«Ho sempre voluto far emergere i lati belli dei nostri posti e di ciò che abbiamo. Non abbiamo grandi infrastrutture, nessun monumento imponente, abbiamo altro – spiega Giuseppe -. Ho preso le altre cose che abbiamo e ho cercato di trovare un punto di vista. Di solito siamo negativi sul futuro dei nostri posti, sopratutto nel mio paese Alfano. Che abbiamo dunque? Io partendo con una pagina Instagram che racconta il mio paese ho racchiuso 3 cose importanti che ci rendono unici: persone, natura e tradizione». Mica poco. Aggiungiamo noi. «Questi sono dei perni importanti su cui puntare e valorizzare. Nel mio piccolo e con le conoscenze ho creato e curato una pagina Instagram che con le immagini punta a elevare quello che abbiamo a disposizione che ci differenzia dal resto d’Italia».

Il logo creato da Giuseppe

Ma cosa è successo dopo? «Con il passare del tempo – continua – mi sono impegnato a rendere sempre più forte questo messaggio. Le persone sono importanti per la nostra comunità e le bellezze delle tradizioni e della natura che ci circonda sono di una bellezza unica. Quindi prima su Instagram (nonostante nessun paese ha incentrato un progetto social su dei concetti come i miei) poi su Facebook, ho creato una community e un luogo di condivisione e presa di coscienza su ciò che abbiamo». Un’idea logica, se spiegata dalle labbra di chi con questa roba qui ci lavora. Ma Giuseppe non si è fermato, anzi, il suo progetto è solo in una fase embrionale. La cosa ha preso subito piede. Giuseppe ha creato t-shirt, tra l’altro vendute in pochi giorni, così da autofinanziarsi e investire di nuovo su un blog (che arriverà a breve) così da applicare una strategia di «acquisizione turistica» probabilmente ancora non adottata da nessuno.

Un solo post ha avuto una ‘viralità’ assurda per gli standard locali. E lo spiega lui stesso sul proprio profilo Facebook. Purtroppo le istituzioni locali non progettano o elaborano una strategia come quella di Giuseppe, e quindi localmente, nonostante ci sia un potenziale assurdo. Troppo spesso i social si usano per denigrare, per gettare fango o per condurre crociate che non portano a nessuna parte. Perchè non convogliare queste forze, affidarsi ad un esperto e magari mostrare sempre di più i lati belli di questa terra, fatta di tante contraddizioni, è vero, ma di centenari con mille storie da raccontare, posti unici dove rilassarsi e cibo genuino che ci invidiano da ogni fetta di questo mondo.

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Le pagine create da Giuseppe sono queste qui: FacebookInstagram

La sua pagina personale, invece, è questa: Facebook

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