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Camerota, «ngoppa a chillo Comune i soldi su stati jettati pa finestra»

di Redazione

«Si ma si soldi qua non ci sono…cioè…ne abbiamo parlato stamattina. Allora…allora oggi ci sono 100 mila euro di anticipazione. Cioè ripetimmo sembe i stesse cose allora…se…». Questa volta a parlare è Mauro Esposito, il responsabile dell’ufficio Ragioneria che è subentrato a Pasquale Cetrola, quest’ultimo «non era buono» perchè ritenuto da Antonio Troccoli (all’epoca capo di gabinetto) e da Antonio Romano (all’epoca sindaco), una persona «non corruttibile», e fu quindi cacciato via. L’intercettazione di Esposito è solo l’antipasto, servito prima della «veemente reazione di Michele Del Duca (all’epoca vice sindaco) rispetto alle perplessità manifestate dagli altri sodali in ordine ai pagamenti da effettuarsi in favore del fratello», Mattia, a capo della società cooperativa San Marco, gestrice del servizio di refezione scolastica.

«A me nu ripetimm niente pecchè io song venuto pà prima vota. Io sono il vice sindaco, nun so Mattia». Michele Del Duca risponde in modo deciso al ragioniere Esposito. La conversazione è stata intercettata proprio nell’ufficio di quest’ultimo, all’interno della Casa Comunale, l’8 novembre 2016. Ci sono le cimici, i microfoni ambientali posizionati dagli investigatori della procura della Repubblica di Vallo della Lucania, ma i politici parlano di ogni cosa con i funzionari e con i dipendenti comunali. «Stavo cercando di sistemare la San Marco e lui lo sa insomma» aggiunge Esposito. «No ma io faccio natu discorso semplice e veloce allora…allora…pagando levammo pure gli stipendi tutto il resto nun me ne fotte…andiamo in dissesto nun me ne fotte…perchè altrimenti…se non paghiamo io dopodomani io nun vengo au consiglio…bello chiaro chiaro». Del Duca è arrabbiato, il vicesindaco continua a minacciare con la diserzione al prossimo consiglio, anzi, ai prossimi consigli: «Ma va in dissesto u comune perchè io non vengo al consiglio…e non ci vengo pure a natu consiglio…è finita a canzone».

SERVONO SPONSOR PER I DENTI «SCUGNATI» DELL’ASSESSORE

«No a Yele nun me ne fotte nu cazzo ra Yele na diffida e nun se paga proprio niente – grida Michele Del Duca mentre in stanza ci sono, oltre al ragioniere Esposito, anche il fratello Mattia, l’assessore Ciro Troccoli e l’economo Lorenzo Calicchio -. A Yele nun se paga manco na lira pecchè se se pagate un euro a Yele ve porto annant au procuratore ra Repubblica a tutti quanti. A tutti. A tutti. Nessuno escluso! No l’unico escluso sono io…tutti quanti ll’ati su tutti mischiati a inda per cui…su stato chiarissimo! Io voglio sapere quanto ci potete dare per questa cooperativa…perchè io mi sono impegnato con questi ragazzi, m’aggio assettato…una sola volta mi sono seduto sulla sedia del sindaco…una sola volta in vita mia mi sono seduto…e presi impegni con questi ragazzi». «Nun v’arrabbiate ne dottò» esclama Calicchio preoccupato.

Poi il vice sindaco rincara la dose e si rivolge al figlio del capo di gabinetto Troccoli: «Allora…io voglio sapere Ciro quando ce stanno in cassa di quanto…di quanto possiamo disporre tra stasera e dumani matina. Chist voglio sapè, e niente cchiù! Ci stanno zero lire? Arrivederci! E’ finito u consiglio comunale…vu facit ra suli perchè vuol dire che avete fatto un…ehmmm…uno sperpero di denaro che nun s’è capito nu cazzo e allora…siccome…il bilancio chi ha gestito? Tuo padre o sindaco? A me non m’interessa…avete gestito male…vuol dire ca vanna mannà a tutti quanti a casa…pecchè io nun ce vengo au consiglio e nun ce vene mancu Rosario insieme a me (Rosario Abbate ndr). A parte che abbasta sulamente io ca nun ce vengo…è finita a storia pecchè sta canzone dura da tempo…mi so scocciato! E nun pozz passà pe pe pe cretino pe e pe mariuolo pecchè a gente chisto rice mmiezzo a via!». Poi continua: «Pecchè ngoppa a chillo Comune i soldi su stati jettati pa finestra! Guaragnamm 100 mila? Ne spennimo 200 mila…basta…a storia è finita. Vi farete la prossima campagna elettorale senza u sottoscritto».

E tra i candidati della campagna elettorale successiva, però, quella della primavera 2017, al contrario di quanto promette lui stesso, il nome di Michele Del Duca figura accanto a quelli di Ciro Troccoli e Orlando Laino, due tra i compagni d’avventura di quella amministrazione guidata da Antonio Romano e Antonio Troccoli finita, giovedì scorso, nella tempesta giudiziaria che ha travolto il Comune di Camerota. Ieri mattina, martedì, in carcere sono stati interrogati Romano e Abbate. Per il primo il gip ha deciso il trasferimento agli arresti domiciliari. L’altro, invece, l’ex assessore, si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è rimasto rinchiuso nella casa circondariale vallese. Insieme a loro era stato raggiunto dalla misura cautelare del carcere, anche Fernando Cammarano, che non è stato ancora ascoltato dai giudici. Oggi, invece, mercoledì, tocca a Michele Del Duca, Antonio e Ciro Troccoli sedersi dinanzi al gip. Arriveranno scortati dalle loro abitazioni, dove sono ai domiciliari da giovedì, per giungere al tribunale di Vallo della Lucania in mattinata. Saranno senza manette e non potranno parlare tra di loro, almeno prima dell’interrogatorio di garanzia. Giovedì sarà invece la volta delle sei persone raggiunte dal divieto di dimora (tre delle quali sono state anche interdette per un mese dai pubblici uffici).

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Camerota, fuori dal carcere: Romano è ai domiciliari

di Redazione

Dopo 5 giorni trascorsi in carcere a Vallo della Lucania, Antonio Romano torna a casa. Il gip del tribunale di Vallo della Lucania, questa mattina, dopo gli interrogatori di garanzia, ha concesso i domiciliari all’ex sindaco di Camerota arrestato il 16 maggio all’alba con l’accusa di presunti episodi di corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, appalti truccati e distrazione di denaro. Coinvolti nell’indagine denominata Kamaraton, anche un altro ex sindaco, Antonio Troccoli, ex assessori, ex consiglieri, ex dirigenti e funzionari del Comune di Camerota per un totale di 12 persone. Il gip ha accolto la richiesta presentata da parte del legale di Romano, l’avvocato Marco Fimiani. Gli interrogati di garanzia si sono svolti questa mattina presso le aule della casa circondariale vallese. Si è avvalso invece della facoltà di non rispondere Rosario Abbate, all’epoca dei fatti assessore, che resta in carcere insieme a Fernando Cammarano ancora non sottoposto ad interrogatorio di garanzia. Domani mattina, mercoledì, toccherà agli ex politici raggiunti dalla misura cautelare degli arresti domiciliari; giovedì, invece, ai sei raggiunti dal divieto di dimora a Camerota (tre dei quali, raggiunti anche da interdizione, sempre per un mese, dai pubblici uffici). Domattina, dunque, Michele Del Duca, all’epoca dei fatti vicesindaco, Antonio Troccoli, ex sindaco e capogabinetto all’epoca dei fatti contestati, e suo figlio Ciro, prima consigliere di quell’amministrazione e poi assessore, verranno ascoltati dai magistrati. I legali proveranno a stracciare la misura dei domiciliari chiedendo l’alleggerimento della misura cautelare. Lo stesso giovedì dove, soprattutto per Vincenzo Bovi e Giancarlo Saggiomo, residenti a Camerota, i legali della difesa tenteranno di far sospendere il divieto di dimora nel comune di Camerota.
Al fine di non confondere le attuali condizioni degli imputati con le eventuali responsabilità da accertare è bene sottolineare che intanto continua la fase preliminare di quello che si annuncia essere uno dei processi più clamorosi per il numero di componenti della stessa amministrazione coinvolti. Proprio perchè si tratta di fasi preliminari le difese affinano le strategie difensive per tenere più liberi possibile i propri assistiti fino alle eventuali sentenze. Le attuali misure cautelari infatti sono tese a garantire che le attività investigative possano continuare senza che nessuno tra gli indagati, possa inquinare le prove o continuare a ripetere i reati che vengono contestati, o persino fuggire. I legali stanno quindi provando a dimostrare che questi rischi non sussistano con la speranza di vedersi alleggerite le misure restrittive della libertà per i loro assistiti, prima che un processo li dichiari innocenti o colpevoli. Per raggiungere il quale tuttavia è necessario che il giudice stabilisca i gravi indizi di colpevolezza, emersi dall’inchiesta della procura, decidendo per l’eventuale rinvio a giudizio.

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Camerota, intercettazioni: servono «sponsor» per i denti «scugnati» dell’assessore

di Redazione

Nel giorno degli interrogatori in carcere di Antonio Romano e Rosario Abbate, emergono ancora particolari importanti dal faldone dell’ordinanza. Sono 354 le pagine firmate dal gip Sergio Marotta che racchiudono parte dei cinque anni di amministrazione Romano/Troccoli. «Un sistema criminale» sottolineò il procuratore capo Antonio Ricci nel giorno del blitz che portò alla notifica di 12 misure cautelari e alla chiusura del cerchio con un’operazione denominata Kamaraton. Al centro della vicenda figurano le società partecipate dell’ente, quelle che per gli inquirenti sarebbero i «bancomat» degli ex politici. Dalla documentazione acquisita dagli inquirenti il 20 dicembre 2016, presso la sede legale della società ‘La Marina de il Leon de Caprera srl) emerge che in diversi episodi «Antononietta Coraggio, in qualità di presidente della predetta società e, come tale, incaricata di un pubblico servizio, avendo la disponibilità del danaro gestito dalla predetta società, si appropriava, rispettivamente, delle somme di 900,00, 1939,80 e 2000,80 distraendole a favore di Rosario Abbate, in assenza di qualsivoglia causale riferibile all’amministrazione comunale, anzi celando l’operazione quale sponsorizzazione fittizia della Asd Italo Cammarano, associazione gestita dallo stesso Abbate».

L’escamotage della sponsorizzazione «è sempre stato utilizzato dall’organizzazione malavitosa capeggiata dal Romano e dal Troccoli A.» scrivono gli inquirenti. «Allora io, come ti avevo detto già tempo fa, ho un problema». Ad essere intercettato nell’ufficio del sindaco, il 24 agosto 2016, è Rosario Abbate che colloquia proprio con il primo cittadino Romano. «Oramai – continua Abbate – è caduto tutte cose…e allora io questo qua te lo volevo dire già da tempo, sia questo qua, piano piano a qualcuno, troviamo, mo non lo so…lo ho fatto vedere pure a P., là a Marina, non lo so se ci tiene rapporti pure e cose, però ci andava mia figlia…». Abbate porta all’attenzione del sindaco problemi inerenti ai suoi denti. Quello là «se si ci mette me lo deve fare, per lo meno i provvisori me li deve fare, perchè sono scugnati (rotti ndr), proprio che non…eh, allora si ci deve parlare come meglio poi dopo uno può fare, fà…allora cosa». La conversazione continua con Abbate che chiede «qualche ditta grossa, qualche cosa, per lo meno una cosa di soldi da mettere da parte».

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Inchiesta Camerota, Cetrola: il ragioniere che aveva previsto gli arresti

di Redazione

Pasquale Cetrola è il ragioniere a capo dell’ufficio Finanziario del Comune di Camerota che Antonio Troccoli e Antonio Romano, ritenuti dagli inquirenti «i capi dell’associazione per delinquere» smantellata nell’operazione Kamaraton giovedì mattina, volevano mandare via perchè «non corruttibile». Dalle 354 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Sergio Marotta vengono fuori particolari agghiaccianti. E’ il caso della conversazione numero 2085 intercettata proprio all’interno dell’ufficio Ragioneria. E’ l’11 agosto del 2016. Cetrola, prima che venisse allontanato dal suo incarico, aveva manifestato le sue riserve in ordine alla legittimità della proroga concessa alla cooperativa San Marco. Una cooperativa al centro del filone per «la turbata libertà dell’incanto concernente l’affidamento dell’appalto del servizio di refezione scolastica». Amministratore di fatto della società, è Mattia Del Duca, fratello dell’allora vice sindaco Michele (finito ai domiciliari).

TROCCOLI «REGISTA» DEL «SISTEMA CAMEROTA»

«Per questa cooperativa San Marco mi sa che non ci sono soldi» afferma Cetrola. Subito la conferma di Lorenzo Calicchio, economo, raggiunto giovedì dalla misura cautelare del divieto di dimora a Camerota e dell’interdizione dai pubblici uffici per un anno: «Non ci sono soldi infatti…». «Ma poi questo fa la proroga dopo un anno…cioè noi…no prima della scadenza…» continua Calicchio. E qui la previsione di Cetrola che, accorgendosi dei «brogli», capisce che la situazione può diventare difficile per la posizione di alcuni soggetti: «A parte che non se ne può fare proroga! Questi prendono da sopra a 40 mila euro! Questo si vuole fare proprio giornate dentro! Pitto e chi viene appresso…azz e questa…».

IL FOTORACCONTO DELL’OPERAZIONE

Dalla documentazione acquisita dalla polizia giudiziaria si evince che Antonio Troccoli «turbava la gara per l’affidamento dell’appalto del servizio di refezione scolastica per l’anno 2014/2015 indetta dal Comune di Camerota» e «turbava» la stessa tipologia di gara «per l’anno scolastico 2016/2017» «con la determinazione dell’ufficio Affari Generali n.378-862 del 4.12.2015». La gara fu aggiudicata in via provvisoria dalla società cooperativa San Marco, successivamente il servizio, sempre in via provvisoria, fu affidato alla società cooperativa Progetto 2000, salvo poi annullare quest’ultima attribuzione al fine di assegnare nuovamente l’appalto alla società cooperativa San Marco.

CALCAGNILE, CAPITANO CARABINIERI: «TECNOLOGIA FONDAMENTALE»

«Stasera mi vedo con G. e ci devo andare dopo le otto…e poi vedremo come fare una cooperativa…devi partecipare! Anche perchè probabilmente mio fratello non riuscirà a partecipare al bando perchè hanno delle tasse arretrate non pagate, e se non paghi le tasse non puoi partecipare». Ad essere intercettato telefonicamente, questa volta, è il vice sindaco Michele Del Duca, che nella telefonata con una donna, esterna le sue preoccupazioni riguardo la partecipazione alla gara da parte del fratello Mattia. E’ il 25 agosto del 2016. «E quindi a questo punto preparerò una cooperativa, e adesso vedo S.C. domani…e massimo mettiamo altra persona, tre persone e facciamo una cooperativa, così puoi partecipare al bando…e ti sei presa una grande rivincita. G. sta fuori e la tua cooperativa vincerà…e poi affidarti la piscina da gestire». Dall’altro lato la donna tentenna: «Ma non voglio che G. sa che io c’entro con la mensa…io proprio che ora sono sempre contro questa rumena, io mi metto ora…». Ma il politico cerca di tranquillizzarla: «Calma! Fai parte della cooperativa…una cooperativa che non c’entra nè la rumena nè mio fratello, una cooperativa nuova! Una cosa a parte! E quindi poi la gestirai tu e metterai chi cazzo vuoi…». «Mio fratello la perde, perchè non può partecipare» dice Del Duca. Dall’altro lato della cornetta: «E mi fa piacere scusa! A me personalmente fa piacere, loro se lo merita…». E ancora: «Si, ma io non posso salvare ora tuo fratello».

PARLA IL PROCURATORE RICCI: «SISTEMA CRIMINALE»

Il giorno dell’aggiudicazione della gara, Antonio Troccoli e Mattia Del Duca, si sentono telefonicamente due volte. Una prima, «apparentemente, solo per salutarsi», una seconda per dirsi che «è tutto a posto».

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Inchiesta Camerota, via con interrogatori: Romano e Abbate i primi

di Redazione

Fissati gli interrogatori di garanzia per gli indagati nell’ambito dell’inchiesta per corruzione ed appalti truccati nel Comune di Camerota. I primi ad essere sentiti martedì mattina nel carcere di Vallo dal giudice per le indagini preliminari Sergio Marotta saranno l’ex sindaco Antonio Romano e l’ex assessore Rosario Abbate. Poi uno ad uno sarà il turno degli altri nove indagati raggiunti da misure cautelari giovedì mattina quando le sirene delle gazzelle dei carabinieri della compagnia di Sapri e della stazione di Marina di Camerota sono andati a svegliarli nel cuore della notte. Nell’elenco degli interrogatori di grazia non compare il nome di Fernando Cammarano, uno dei tre – insieme a Romano e Abbate – rinchiuso in carcere. Invece giovedì presso il tribunale, dalle ore 10, toccherà ai tre indagati finiti ai domiciliari: l’ex sindaco Antonio Troccoli, il figlio Ciro ex assessore e l’ex vice sindaco Michele Del Duca. Martedì pomeriggio alle 15, saranno sottoposti all’interrogatorio di garanzia gli indagati ai quali è stato imposto il divieto di dimora e l’interdizione dai pubblici uffici: Giancarlo Saggiomo, Vincenzo Bovi, Vincenzo De Luca, Lorenzo Calicchio, Mauro Esposito e Antonietta Coraggio. Per i tre indagati ai domiciliari il giudice ha disposto lo spostamento senza manette e con la scorta alla quale è stato ordinato di non far colloquiare i due Troccoli e Michele Del Duca tra di loro.

Gli investigatori hanno portato alla luce una «rete» in grado di «controllare la quasi totalità delle gare di appalto del Comune». E ciò viene fuori dalle intercettazioni. Cimici e micro camere erano state posizionate un po’ ovunque, anche all’interno degli uffici del sindaco, dell’ufficio Ragioneria e degli Affari generali. Ed è proprio quest’ultima stanza che fungeva da «cabina di regia». Antonio Troccoli, conosciuto in paese come Pitto, papà di Ciro, all’epoca dei fatti prima consigliere comunale e poi assessore, era colui che decideva «il bello e il cattivo tempo». Sotto la lente di ingrandimento della procura della Repubblica di Vallo della Lucania, sono finite le «assunzioni sospette», la gestione delle società partecipate, i rapporti con i dirigenti della Soget, i cimiteri, le gare per aggiudicarsi gli appalti e l’intero sistema amministrativo dell’ente.

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Inchiesta Camerota, dalle intercettazioni emerge il ‘buco’ dei parcheggi

di Redazione

«Toii (Antonio Romano) sono andato all’ufficio ragioneria, il mandato di 15 mila euro non è buono è fasullo poi tutto il resto appresso». «Quale?». «Quello là del 2015, quando vado a vedere il bilancio del comune e la società parcheggi non ha dato nemmeno una lira … ehh ma come devo fare, io un domani che uno dice …». È una delle intercettazioni contenute nelle oltre 350 pagine dell’ordinanza che ha portato a dodici misure cautelari nel Comune di Camerota. Una serie interminabili di conversazioni telefoniche ed incontri, documentati anche grazie a microtelecamere installate nella stanza dell’ex sindaco Antonio Romano che hanno portato alla luce un collaudato sistema di corruzione. Romano, Fernando Cammarano e Rosario Abbate restano rinchiusi nel carcere di Vallo della Lucania e Fuorni. Nel mirino degli investigatori anche l’operato delle società partecipate e una serie di appalti truccati per favorire amici e familiari degli ex amministratori. «Praticamente ora non gli risulta che lui non ha pagato niente, perché … però noi facemmo una determina, in pratica anziché fargli pagare la somma dovuta a lui, gli facemmo fare queste assunzioni …» viene fuori da un‘altra intercettazione tra Romano e un ex amministratore. Nell‘operazione dei carabinieri di Sapri al comando del capitano Matteo Calcagnile sono finiti ai domiciliari l‘ex sindaco Antonio Troccoli, suo figlio Ciro e Michele Del Duca. Divieto di dimora per Giancarlo Saggiomo, Vincenzo Bovi e Vincenzo Del Duca. Nella bufera giudiziaria anche la città di Vallo con il vice sindaco Antonietta Coraggio responsabile dell‘ufficio tecnico di Camerota. Per lei è scattato il divieto di dimora e l‘interdizione di un anno dai pubblici uffici. Stessa misura per Lorenzo Calicchio, Mauro Esposito. Ma questo sembra essere solo l’inizio di un caso che ha tutte le carte per continuare ad allargarsi a macchia d’olio. Da ambienti vicinissimi alla magistratura, non sono esclusi ulteriori colpi di scena.

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Troccoli «regista» del «sistema Camerota» ma le cimici lo tradiscono

di Redazione

Era collaudato e ben rodato il sistema messo in piedi per truccare le gare d’appalto, per assumere persone che avevano bisogno di lavoro in «cambio di voti» e per «utilizzare il Comune come un bancomat». Ieri mattina, all’alba, dopo una lunga e complessa indagine denominata ‘Kamaraton’, gli inquirenti hanno smascherato un «collaudato sistema criminale» basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita di appalti a favore di imprenditori amici. Camerota il giorno dopo si sveglia frastornata, con il chiacchiericcio tra le stradine dei centri storici che diventa sempre più fitto. Si parla a voce bassa, ci si chiede come fosse possibile tutto ciò. A finire nei guai, a vario titolo, sono stati due ex sindaci di Camerota, ex assessori ed ex consiglieri, accusati di una serie di reati contro la pubblica amministrazione. Per la Procura si tratta di un sistema «grezzo ma estremamente efficace». Era stata creata una vera e propria «rete» in grado di «controllare la quasi totalità delle gare di appalto del Comune di Camerota», pilotandole verso società con a capo imprenditori collegati agli amministratori, da amicizia, vincoli di parentela o comuni interessi economici. E ciò viene fuori dalle intercettazioni ambientali e telefoniche. I carabinieri, infatti, con l’aiuto degli investigatori della procura, aveva posizionato cimici e micro camere un po’ ovunque, anche all’interno degli uffici del sindaco e degli Affari generali.

Il regista Ed è proprio quest’ultima stanza – secondo gli inquirenti – che fungeva da «cabina di regia». Antonio Troccoli, conosciuto in paese come Pitto, papà di Ciro, all’epoca dei fatti consigliere comunale, era colui che decideva «il bello e il cattivo tempo». «L’assunzione di un ruolo apicale e operativo in tutti gli affari illeciti curati dall’organizzazione e nei più significativi settori dell’organizzazione amministrativa del Comune – scrivono i magistrati nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza – fa dell’ex funzionario non solo il principale artefice, insieme a Romano, dei crimini commessi in seno alla macchina burocratica, ma anche uno dei più importanti custodi delle condotte illecite poste in essere dagli altri dipendenti». Troccoli, a Camerota, negli anni addietro, ha ricoperto il ruolo di sindaco, per poi cedere lo ‘scettro’ politico al figlio, Ciro, tra i fautori della lista ‘La Sveglia’, quella che nel 2012 ha vinto le amministrative. La stessa che, oggi, si trova (quasi per intero) impelagata in un guaio giudiziario che si allarga a macchia d’olio. E Troccoli senior, tra i non candidati di quella lista, sarebbe – secondo chi ha indagato sul caso – «tra i principali artefici delle pressioni esercitate sui dipendenti comunali affinchè venissero sistemate le carte prima della loro consegna ai carabinieri o al funzionario incaricato dalla Ragioneria dello Stato».

IL FOTORACCONTO DELL’OPERAZIONE

Le intercettazioni Accade così che le persone «scomode», quelle che «non si fanno i fatti loro», vengono allontanate dal Comune. E’ il caso del ragioniere Cetrola, ritenuto «non corrutibile». «Questo non guarda in faccia a nessuno» dice Troccoli all’allora sindaco Romano. Poi si rivolge al figlio, Ciro: «Se ne deve andare viaaaa… se ne deve andare, non è possibile… questo si è messo qua a fare il professore, non è buono». Nelle intercettazioni pubblicate dal quotidiano La Città di Salerno, compare anche quella di Romano che, sempre riferendosi alla posizione di Cetrola, dice: «Noi abbiamo bisogno di uno che firma, non di uno che sa…perchè di gente che sanno qua. Ne sappiamo più noi che….abbiamo bisogno di uno che se gli diciamo che deve fare A, deve fare A…». «Se quello comincia a fare questioni, io metto la situazione in mano a mio figlio Ciro che chiama l’ufficio stampa e praticamente uscirà sui giornali, sui quotidiani  che è stato fatto fuori il ragioniere ecc ecc…qualsiasi altro Comune se lo vedrà prima o poi…». E Pitto rincara la dose: «Gli conviene. Basta, perchè sennò credo che nessuno lo prenderà più, non so se mi spiego».

CALCAGNILE, CAPITANO CARABINIERI: «TECNOLOGIA FONDAMENTALE»

Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, Troccoli sarebbe «il principale artefice nel pilotare tante gare d’appalto. Come ad esempio l’affidamento dei servizi cimiteriali a Vincenzo Bovi e Fernando Cammarano oppure la cooperativa ‘San Marco’ gestita da M.D.D., fratello dell’allora vicesindaco Michele, raggiunto dalla misura cautelare dei domiciliari. Sotto la lente di ingrendimento della procura sono finite anche le società partecipate in seno all’ente e cioè ‘La Calanca srl’, gestrice dei parcheggi, e ‘La Marina de il Leon di Caprera srl’. A capo della prima c’era Giancarlo Saggiomo, presidente della seconda era l’architetto Antonietta Coraggio. E sempre Antonio Troccoli – si legge tra le carte firmate dal gip – «è artefice di un escamotage per aiutare l’amico M.C., avvocato». Troccoli, per C., è disposto ad «attestare falsamente l’esistenza di un contratto per l’affidamento di un incarico professionale del 24 dicembre 2012 stipulato dal Comune a seguito di selezioni per titoli e disponendo il pagamento di oltre 11 mila euro al professionista quale corrispettivo di prestazioni lavorative non documentate per l’anno 2015».

PARLA IL PROCURATORE RICCI: «SISTEMA CRIMINALE»

Dalle colonne de ‘La Città’, inoltre, si evince come Troccoli sarebbe intervenuto per salvare l’emittente televisiva locale «dove prestava servizio in qualità di direttore responsabile il figlio Ciro, nonchè consigliere comunale. Secondo gli inquirenti Troccoli insieme al sindaco, al figlio e con la collaborazione di un dipendente comunale, avrebbe alterato il registro delle delibere per inserire atti falsi per sanare una situazione riguardante la postazione sul monte Sant’Antonio».

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