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Inchiesta Camerota: tutti interrogati, manca solo Cammarano

di Luigi Martino

Il giudice del tribunale di Vallo della Lucania ha terminato a tarda serata gli interrogatori delle sei persone raggiunte dalla misura cautelare del divieto di dimora a Camerota nell’ambito dell’inchiesta Kamaraton che ha scosso il borgo costiero cilentano giovedì 16 maggio quando, all’alba, i carabinieri della compagnia di Sapri e quelli della stazione di Marina di Camerota, hanno arrestato sei persone e altrettante sono state raggiunte da misure cautelari più leggere. Nell’inchiesta sono finiti ex politici, funzionari e professionisti del Comune di Camerota o che a palazzo città hanno prestato comunque servizio. L’altro giorno gli interrogatori di Antonio Romano e Rosario Abbate, rispettivamente ex sindaco ed ex assessore all’epoca dei fatti contestati dalla procura. I loro nomi compaiono più volte nell’ordinanza di 354 pagine firmata dal gip Sergio Marotta. Per Romano, difeso dall’avvocato Marco Fimiani, si sono riaperte le porte di casa. L’ex primo cittadino ha lasciato infatti il carcere ed è tornato a Marina di Camerota. Abbate, invece, difeso dall’avvocato Carmine Caputo, è rimasto in cella. Insieme a loro, raggiunto anch’esso dalla misura cautelare del carcere, figura anche Fernando Cammarano. Il commercialista è a Fuorni ed è l’unico dei 12 coinvolti nell’inchiesta a non essere stato ancora ascoltato.

INTERCETTAZIONI: «I SOLDI SO STATI JETTATI PA FINESTRA»

Ieri mattina, invece, giovedì, si sono tenuti gli interrogatori di Antonio Troccoli (ex sindaco ed ex capo di gabinetto all’epoca dei fatti), Ciro Troccoli (ex consigliere prima e poi ex assessore nell’amministrazione Romano) e Michele Del Duca (vicesindaco all’epoca dei fatti contestati). Tutti e tre si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere. Antonio Troccoli è passato, scortato dai carabinieri, tra i corridoi del tribunale vallese, dinanzi ai giornalisti recatisi lì per prendere parte ad una conferenza stampa indetta dalla procura e dal Parco del Cilento. Antonio e Ciro Troccoli sono difesi dall’avvocato Giuliano Scalzo di Salerno. Michele Del Duca, invece, è difeso dall’avvocato Pasquale Del Duca.

INTERCETTAZIONI: SERVONO SPONSOR PER DENTI «SCUGNATI» ASSESSORE

Nel pomeriggio, invece, sempre di giovedì, sono arrivati in tribunale Mauro Esposito e Lorenzo Calicchio (difesi dall’avvocato Vincenzo Speranza), Antonietta Coraggio (difesa dagli avvocati Celestino Sansone e Franco Maldonato), Giancarlo Saggiomo (difeso dall’avvocato Rino Napolitano), Vincenzo De Luca (difeso dall’avvocato Flavio Beati) e Vincenzo Bovi (difeso dall’avvocato Antonio Calicchio). Hanno tutti e sei il divieto di dimora a Camerota. Sui primi tre, però, c’è anche l’interdizione dai pubblici uffici. Il primo ad entrare in aula è stato Mauro Esposito, per l’ex responsabile dell’ufficio Finanziario dell’ente, uno degli interrogatori più lunghi, durato oltre due ore. Per il vice sindaco di Vallo della Lucania, Antonietta Coraggio, dopo l’interrogatorio e l’intervento degli avvocati Maldonato Sansone, il pm Vincenzo Palumbo avrebbe chiesto la revoca della misura cautelare di interdizione di un anno dai pubblici uffici. Per la Coraggio si sarebbe ridimensionato l’impianto accusatorio. Alla fine la richiesta avanzata dei legali è stata su per giù univoca: revisione della misura cautelare con revoca dell’interdizione dai pubblici uffici per i primi tre. Il gip si è riservato di decidere. Restano tutti in attesa.

LA STORIA DEL RAGIONIERE CHE AVEVA PREVISTO GLI ARRESTI

Sono 56 i capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati. Nel faldone dell’inchiesta rientrano tanti nomi di professionisti, altri ex politici e altri ex funzionari. Tutti hanno avuto a che fare con il Comune di Camerota almeno nel periodo che va dagli anni 2012 e 2017. Intanto a buona parte di questi indagati, non raggiunti da misure cautelari, è arrivato l’avviso a comparire dinanzi al gip. La «chiacchierata» con gli inquirenti, per loro, avrà inizio da lunedì prossimo.

IL BUCO DEI PARCHEGGI – LE FOTO DELL’OPERAZIONE

Gravi problemi si ripercuotono attualmente sulla macchina amministrativa del Comune di Camerota con l’attuale amministrazione guidata dal sindaco Mario Salvatore Scarpitta che deve correre ai ripari vista la scarsa presenza di personale all’interno degli uffici. I due più colpiti sono quello Tecnico e quello dell’Anagrafe che ha visto, due giorni fa, l’arresto del responsabile per concussione.

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Sindaco Camerota fa arrestare funzionario mentre intasca mazzetta

di Luigi Martino

E’ stato arrestato in flagranza di reato un funzionario del Comune di Camerota pronto ad intascare una ‘mazzetta’ di mille euro all’interno di un bar del centro di Marina di Camerota. L’operazione è scattata quando mancavano pochi minuti alle 18.30 di oggi, mercoledì. In azione sono entrati i carabinieri della stazione locale comandati dal maresciallo Francesco Carelli e coordinati a livello territoriale dal capitano Matteo Calcagnile della compagnia di Sapri. La «cricca» di Camerota Il fatto è avvenuto a pochi giorni dal terremoto giudiziario che ha sconvolto un’intera comunità. Giovedì mattina, infatti, Camerota è stata svegliata dalle sirene dei carabinieri che hanno arrestato sei persone e altre sei sono state raggiunte dalla misura cautelare del divieto di dimora nel comune cilentano. In carcere, tra gli altri, è finito Antonio Romano, ex sindaco di Camerota. Ai domiciliari, insieme all’ex assessore Ciro Troccoli e all’ex vicesindaco Michele Del Duca, è finito Antonio Troccoli, papà di Ciro ed ex sindaco che, all’epoca dei fatti contestati dalla procura, ricopriva il ruolo di capo di gabinetto. Tra gli indagati figurava il nome di Giuseppe Occhiati, funzionario del Comune di Camerota, responsabile dell’ufficio Anagrafe. A casa sua, nella casella della posta, nel giorno dell’operazione Kamaraton, è arrivata una busta verde che conteneva un avviso di conclusione delle indagini. E’ stato probabilmente ascoltato dagli inquirenti nelle ore successive o comunque era pronto a comparire dinanzi ai giudici o ai carabinieri. Ma se così fosse, non ha fatto in tempo. L’altro lato della medaglia Se nell’inchiesta su presunti episodi di corruzione, appalti truccati e distrazione di danaro pubblico in favore di terzi, sono ritenute dagli inquirenti figure cardini della presunta «associazione per delinquere» due ex sindaci, questa volta, l’attuale sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta, fa arrestare un funzionario dell’ente. Un taglio netto con il passato che in questa operazione trova solo la conferma della trasparenza e della volontà di totale legalità espressa a più riprese dal primo cittadino e dimostrata dalla sua squadra di governo con i fatti. Ma per capire cosa è successo occorre fare un passo indietro. I giorni precedenti all’arresto di Occhiati Una ragazza straniera, nei giorni che precedono l’arresto avvenuto oggi, si è recata presso l’ufficio di Giuseppe Occhiati per chiedere la preparazione di alcuni documenti. Il funzionario avrebbe invitato la donna ad un incontro fuori dalla Casa Comunale nel corso del quale, lo stesso Occhiati, avrebbe chiesto un compenso in danaro in cambio dei documenti. La malcapitata ha telefonato subito il sindaco per raccontare l’accaduto. Scarpitta, senza pensarci nemmeno un secondo, ha convinto la ragazza a denunciare tutto ai carabinieri e ha concordato un incontro con le forze dell’ordine, Qui sono entrati in campo i militari che hanno ascoltato le telefonate tra dipendente comunale e la donna e, al momento della consegna della ‘mazzetta’, lo hanno arrestato in flagranza di reato per concussione. Gli sviluppi Giuseppe Occhiati è stato accompagnato dapprima in caserma a Marina di Camerota e poi presso il carcere di Vallo della Lucania. Sarà giudicato con rito direttissimo probabilmente già domani mattina, giovedì, presso il tribunale di Vallo della Lucania, proprio nel giorno degli interrogatori di garanzia di Michele Del DucaAntonio e Ciro Troccoli. I carabinieri hanno inoltre acquisito i filmati delle telecamere di video sorveglianza del bar dove è stato arrestato il funzionario.
Il momento dell’arresto di Giuseppe Occhiati, avvenuto mercoledì scorso
L’arresto di Giuseppe Occhiati, funzionario del Comune di Camerota (foto L. Martino)

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Camerota, «ngoppa a chillo Comune i soldi su stati jettati pa finestra»

di Redazione

«Si ma si soldi qua non ci sono…cioè…ne abbiamo parlato stamattina. Allora…allora oggi ci sono 100 mila euro di anticipazione. Cioè ripetimmo sembe i stesse cose allora…se…». Questa volta a parlare è Mauro Esposito, il responsabile dell’ufficio Ragioneria che è subentrato a Pasquale Cetrola, quest’ultimo «non era buono» perchè ritenuto da Antonio Troccoli (all’epoca capo di gabinetto) e da Antonio Romano (all’epoca sindaco), una persona «non corruttibile», e fu quindi cacciato via. L’intercettazione di Esposito è solo l’antipasto, servito prima della «veemente reazione di Michele Del Duca (all’epoca vice sindaco) rispetto alle perplessità manifestate dagli altri sodali in ordine ai pagamenti da effettuarsi in favore del fratello», Mattia, a capo della società cooperativa San Marco, gestrice del servizio di refezione scolastica.

«A me nu ripetimm niente pecchè io song venuto pà prima vota. Io sono il vice sindaco, nun so Mattia». Michele Del Duca risponde in modo deciso al ragioniere Esposito. La conversazione è stata intercettata proprio nell’ufficio di quest’ultimo, all’interno della Casa Comunale, l’8 novembre 2016. Ci sono le cimici, i microfoni ambientali posizionati dagli investigatori della procura della Repubblica di Vallo della Lucania, ma i politici parlano di ogni cosa con i funzionari e con i dipendenti comunali. «Stavo cercando di sistemare la San Marco e lui lo sa insomma» aggiunge Esposito. «No ma io faccio natu discorso semplice e veloce allora…allora…pagando levammo pure gli stipendi tutto il resto nun me ne fotte…andiamo in dissesto nun me ne fotte…perchè altrimenti…se non paghiamo io dopodomani io nun vengo au consiglio…bello chiaro chiaro». Del Duca è arrabbiato, il vicesindaco continua a minacciare con la diserzione al prossimo consiglio, anzi, ai prossimi consigli: «Ma va in dissesto u comune perchè io non vengo al consiglio…e non ci vengo pure a natu consiglio…è finita a canzone».

SERVONO SPONSOR PER I DENTI «SCUGNATI» DELL’ASSESSORE

«No a Yele nun me ne fotte nu cazzo ra Yele na diffida e nun se paga proprio niente – grida Michele Del Duca mentre in stanza ci sono, oltre al ragioniere Esposito, anche il fratello Mattia, l’assessore Ciro Troccoli e l’economo Lorenzo Calicchio -. A Yele nun se paga manco na lira pecchè se se pagate un euro a Yele ve porto annant au procuratore ra Repubblica a tutti quanti. A tutti. A tutti. Nessuno escluso! No l’unico escluso sono io…tutti quanti ll’ati su tutti mischiati a inda per cui…su stato chiarissimo! Io voglio sapere quanto ci potete dare per questa cooperativa…perchè io mi sono impegnato con questi ragazzi, m’aggio assettato…una sola volta mi sono seduto sulla sedia del sindaco…una sola volta in vita mia mi sono seduto…e presi impegni con questi ragazzi». «Nun v’arrabbiate ne dottò» esclama Calicchio preoccupato.

Poi il vice sindaco rincara la dose e si rivolge al figlio del capo di gabinetto Troccoli: «Allora…io voglio sapere Ciro quando ce stanno in cassa di quanto…di quanto possiamo disporre tra stasera e dumani matina. Chist voglio sapè, e niente cchiù! Ci stanno zero lire? Arrivederci! E’ finito u consiglio comunale…vu facit ra suli perchè vuol dire che avete fatto un…ehmmm…uno sperpero di denaro che nun s’è capito nu cazzo e allora…siccome…il bilancio chi ha gestito? Tuo padre o sindaco? A me non m’interessa…avete gestito male…vuol dire ca vanna mannà a tutti quanti a casa…pecchè io nun ce vengo au consiglio e nun ce vene mancu Rosario insieme a me (Rosario Abbate ndr). A parte che abbasta sulamente io ca nun ce vengo…è finita a storia pecchè sta canzone dura da tempo…mi so scocciato! E nun pozz passà pe pe pe cretino pe e pe mariuolo pecchè a gente chisto rice mmiezzo a via!». Poi continua: «Pecchè ngoppa a chillo Comune i soldi su stati jettati pa finestra! Guaragnamm 100 mila? Ne spennimo 200 mila…basta…a storia è finita. Vi farete la prossima campagna elettorale senza u sottoscritto».

E tra i candidati della campagna elettorale successiva, però, quella della primavera 2017, al contrario di quanto promette lui stesso, il nome di Michele Del Duca figura accanto a quelli di Ciro Troccoli e Orlando Laino, due tra i compagni d’avventura di quella amministrazione guidata da Antonio Romano e Antonio Troccoli finita, giovedì scorso, nella tempesta giudiziaria che ha travolto il Comune di Camerota. Ieri mattina, martedì, in carcere sono stati interrogati Romano e Abbate. Per il primo il gip ha deciso il trasferimento agli arresti domiciliari. L’altro, invece, l’ex assessore, si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è rimasto rinchiuso nella casa circondariale vallese. Insieme a loro era stato raggiunto dalla misura cautelare del carcere, anche Fernando Cammarano, che non è stato ancora ascoltato dai giudici. Oggi, invece, mercoledì, tocca a Michele Del Duca, Antonio e Ciro Troccoli sedersi dinanzi al gip. Arriveranno scortati dalle loro abitazioni, dove sono ai domiciliari da giovedì, per giungere al tribunale di Vallo della Lucania in mattinata. Saranno senza manette e non potranno parlare tra di loro, almeno prima dell’interrogatorio di garanzia. Giovedì sarà invece la volta delle sei persone raggiunte dal divieto di dimora (tre delle quali sono state anche interdette per un mese dai pubblici uffici).

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Camerota, intercettazioni: servono «sponsor» per i denti «scugnati» dell’assessore

di Redazione

Nel giorno degli interrogatori in carcere di Antonio Romano e Rosario Abbate, emergono ancora particolari importanti dal faldone dell’ordinanza. Sono 354 le pagine firmate dal gip Sergio Marotta che racchiudono parte dei cinque anni di amministrazione Romano/Troccoli. «Un sistema criminale» sottolineò il procuratore capo Antonio Ricci nel giorno del blitz che portò alla notifica di 12 misure cautelari e alla chiusura del cerchio con un’operazione denominata Kamaraton. Al centro della vicenda figurano le società partecipate dell’ente, quelle che per gli inquirenti sarebbero i «bancomat» degli ex politici. Dalla documentazione acquisita dagli inquirenti il 20 dicembre 2016, presso la sede legale della società ‘La Marina de il Leon de Caprera srl) emerge che in diversi episodi «Antononietta Coraggio, in qualità di presidente della predetta società e, come tale, incaricata di un pubblico servizio, avendo la disponibilità del danaro gestito dalla predetta società, si appropriava, rispettivamente, delle somme di 900,00, 1939,80 e 2000,80 distraendole a favore di Rosario Abbate, in assenza di qualsivoglia causale riferibile all’amministrazione comunale, anzi celando l’operazione quale sponsorizzazione fittizia della Asd Italo Cammarano, associazione gestita dallo stesso Abbate».

L’escamotage della sponsorizzazione «è sempre stato utilizzato dall’organizzazione malavitosa capeggiata dal Romano e dal Troccoli A.» scrivono gli inquirenti. «Allora io, come ti avevo detto già tempo fa, ho un problema». Ad essere intercettato nell’ufficio del sindaco, il 24 agosto 2016, è Rosario Abbate che colloquia proprio con il primo cittadino Romano. «Oramai – continua Abbate – è caduto tutte cose…e allora io questo qua te lo volevo dire già da tempo, sia questo qua, piano piano a qualcuno, troviamo, mo non lo so…lo ho fatto vedere pure a P., là a Marina, non lo so se ci tiene rapporti pure e cose, però ci andava mia figlia…». Abbate porta all’attenzione del sindaco problemi inerenti ai suoi denti. Quello là «se si ci mette me lo deve fare, per lo meno i provvisori me li deve fare, perchè sono scugnati (rotti ndr), proprio che non…eh, allora si ci deve parlare come meglio poi dopo uno può fare, fà…allora cosa». La conversazione continua con Abbate che chiede «qualche ditta grossa, qualche cosa, per lo meno una cosa di soldi da mettere da parte».

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Inchiesta Camerota, Cetrola: il ragioniere che aveva previsto gli arresti

di Redazione

Pasquale Cetrola è il ragioniere a capo dell’ufficio Finanziario del Comune di Camerota che Antonio Troccoli e Antonio Romano, ritenuti dagli inquirenti «i capi dell’associazione per delinquere» smantellata nell’operazione Kamaraton giovedì mattina, volevano mandare via perchè «non corruttibile». Dalle 354 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Sergio Marotta vengono fuori particolari agghiaccianti. E’ il caso della conversazione numero 2085 intercettata proprio all’interno dell’ufficio Ragioneria. E’ l’11 agosto del 2016. Cetrola, prima che venisse allontanato dal suo incarico, aveva manifestato le sue riserve in ordine alla legittimità della proroga concessa alla cooperativa San Marco. Una cooperativa al centro del filone per «la turbata libertà dell’incanto concernente l’affidamento dell’appalto del servizio di refezione scolastica». Amministratore di fatto della società, è Mattia Del Duca, fratello dell’allora vice sindaco Michele (finito ai domiciliari).

TROCCOLI «REGISTA» DEL «SISTEMA CAMEROTA»

«Per questa cooperativa San Marco mi sa che non ci sono soldi» afferma Cetrola. Subito la conferma di Lorenzo Calicchio, economo, raggiunto giovedì dalla misura cautelare del divieto di dimora a Camerota e dell’interdizione dai pubblici uffici per un anno: «Non ci sono soldi infatti…». «Ma poi questo fa la proroga dopo un anno…cioè noi…no prima della scadenza…» continua Calicchio. E qui la previsione di Cetrola che, accorgendosi dei «brogli», capisce che la situazione può diventare difficile per la posizione di alcuni soggetti: «A parte che non se ne può fare proroga! Questi prendono da sopra a 40 mila euro! Questo si vuole fare proprio giornate dentro! Pitto e chi viene appresso…azz e questa…».

IL FOTORACCONTO DELL’OPERAZIONE

Dalla documentazione acquisita dalla polizia giudiziaria si evince che Antonio Troccoli «turbava la gara per l’affidamento dell’appalto del servizio di refezione scolastica per l’anno 2014/2015 indetta dal Comune di Camerota» e «turbava» la stessa tipologia di gara «per l’anno scolastico 2016/2017» «con la determinazione dell’ufficio Affari Generali n.378-862 del 4.12.2015». La gara fu aggiudicata in via provvisoria dalla società cooperativa San Marco, successivamente il servizio, sempre in via provvisoria, fu affidato alla società cooperativa Progetto 2000, salvo poi annullare quest’ultima attribuzione al fine di assegnare nuovamente l’appalto alla società cooperativa San Marco.

CALCAGNILE, CAPITANO CARABINIERI: «TECNOLOGIA FONDAMENTALE»

«Stasera mi vedo con G. e ci devo andare dopo le otto…e poi vedremo come fare una cooperativa…devi partecipare! Anche perchè probabilmente mio fratello non riuscirà a partecipare al bando perchè hanno delle tasse arretrate non pagate, e se non paghi le tasse non puoi partecipare». Ad essere intercettato telefonicamente, questa volta, è il vice sindaco Michele Del Duca, che nella telefonata con una donna, esterna le sue preoccupazioni riguardo la partecipazione alla gara da parte del fratello Mattia. E’ il 25 agosto del 2016. «E quindi a questo punto preparerò una cooperativa, e adesso vedo S.C. domani…e massimo mettiamo altra persona, tre persone e facciamo una cooperativa, così puoi partecipare al bando…e ti sei presa una grande rivincita. G. sta fuori e la tua cooperativa vincerà…e poi affidarti la piscina da gestire». Dall’altro lato la donna tentenna: «Ma non voglio che G. sa che io c’entro con la mensa…io proprio che ora sono sempre contro questa rumena, io mi metto ora…». Ma il politico cerca di tranquillizzarla: «Calma! Fai parte della cooperativa…una cooperativa che non c’entra nè la rumena nè mio fratello, una cooperativa nuova! Una cosa a parte! E quindi poi la gestirai tu e metterai chi cazzo vuoi…». «Mio fratello la perde, perchè non può partecipare» dice Del Duca. Dall’altro lato della cornetta: «E mi fa piacere scusa! A me personalmente fa piacere, loro se lo merita…». E ancora: «Si, ma io non posso salvare ora tuo fratello».

PARLA IL PROCURATORE RICCI: «SISTEMA CRIMINALE»

Il giorno dell’aggiudicazione della gara, Antonio Troccoli e Mattia Del Duca, si sentono telefonicamente due volte. Una prima, «apparentemente, solo per salutarsi», una seconda per dirsi che «è tutto a posto».

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Inchiesta Camerota, via con interrogatori: Romano e Abbate i primi

di Redazione

Fissati gli interrogatori di garanzia per gli indagati nell’ambito dell’inchiesta per corruzione ed appalti truccati nel Comune di Camerota. I primi ad essere sentiti martedì mattina nel carcere di Vallo dal giudice per le indagini preliminari Sergio Marotta saranno l’ex sindaco Antonio Romano e l’ex assessore Rosario Abbate. Poi uno ad uno sarà il turno degli altri nove indagati raggiunti da misure cautelari giovedì mattina quando le sirene delle gazzelle dei carabinieri della compagnia di Sapri e della stazione di Marina di Camerota sono andati a svegliarli nel cuore della notte. Nell’elenco degli interrogatori di grazia non compare il nome di Fernando Cammarano, uno dei tre – insieme a Romano e Abbate – rinchiuso in carcere. Invece giovedì presso il tribunale, dalle ore 10, toccherà ai tre indagati finiti ai domiciliari: l’ex sindaco Antonio Troccoli, il figlio Ciro ex assessore e l’ex vice sindaco Michele Del Duca. Martedì pomeriggio alle 15, saranno sottoposti all’interrogatorio di garanzia gli indagati ai quali è stato imposto il divieto di dimora e l’interdizione dai pubblici uffici: Giancarlo Saggiomo, Vincenzo Bovi, Vincenzo De Luca, Lorenzo Calicchio, Mauro Esposito e Antonietta Coraggio. Per i tre indagati ai domiciliari il giudice ha disposto lo spostamento senza manette e con la scorta alla quale è stato ordinato di non far colloquiare i due Troccoli e Michele Del Duca tra di loro.

Gli investigatori hanno portato alla luce una «rete» in grado di «controllare la quasi totalità delle gare di appalto del Comune». E ciò viene fuori dalle intercettazioni. Cimici e micro camere erano state posizionate un po’ ovunque, anche all’interno degli uffici del sindaco, dell’ufficio Ragioneria e degli Affari generali. Ed è proprio quest’ultima stanza che fungeva da «cabina di regia». Antonio Troccoli, conosciuto in paese come Pitto, papà di Ciro, all’epoca dei fatti prima consigliere comunale e poi assessore, era colui che decideva «il bello e il cattivo tempo». Sotto la lente di ingrandimento della procura della Repubblica di Vallo della Lucania, sono finite le «assunzioni sospette», la gestione delle società partecipate, i rapporti con i dirigenti della Soget, i cimiteri, le gare per aggiudicarsi gli appalti e l’intero sistema amministrativo dell’ente.

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Scandalo Camerota, Scarpitta: «Squadra esempio per Cilento». Guzzo: «Paese è altro»

di Redazione

«Mi sembra superfluo fare chiarezza su questa vicenda anche se è giusto precisarlo, in effetti l’amministrazione che mi onoro di rappresentare è al governo di questo paese dal giugno del 2017 e lavora con l’onestà e la serietà che gli è stata riconosciuta al di fuori del Comune di Camerota e su questo non abbiamo nulla da temere anzi il nostro obiettivo è quello di essere d’esempio per tutto il Cilento». Lo dichiara ai microfoni di Set Tv Mario Salvatore Scarpitta, attuale sindaco di Camerota, all’indomani della tempesta giudiziaria che ha travolto il comune cilentano giovedì mattina quando i carabinieri e la procura hanno notificato 12 misure cautelari ad altrettanti ex politici, funzionari e professionisti che facevano parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Romano e dal capo di gabinetto Antonio Troccoli. Il primo è finito in cella mentre il secondo ai domiciliari. Quasi un’intera amministrazione accusata di utilizzare «il Comune come un bancomat».

«Per quanto riguarda quello che è successo – continua Scarpitta – è una pagina tristissima, dolorosissima e di grande amarezza. E’ uno schiaffo alla nostra collettività. Io sono un garantista e mi auguro che tutti possano dimostrare la propria innocenza emersa nei fatti ma è anche vero che queste cose si dicevano da anni a Camerota dove c’erano diverse cose che non andavano e la magistratura oggi sta facendo il suo corso come è giusto che sia. Se ci sono delle responsabilità devo uscire fuori. Se ci sono – come io auspico – è giusto che si dia la possibilità di dimostrarlo».

TROCCOLI «REGISTA» DEL SISTEMA TRADITO DALLE CIMICI

L’inchiesta non è conclusa. Questa «associazione per delinquere» sgominata dagli investigatori, potrebbe essere la punta di un iceberg rimasto a dormire per troppo tempo. «Non voglio esprimermi perchè non conoscono i fatti e perchè non sono un giudice – precisa al quotidiano ‘La Città’ Pierpaolo Guzzo, consigliere di minoranza -. Una cosa è certa: Camerota non è quella che si sta dipingendo in questi giorni, ci sono tantissimi cittadini onesti e trasparenti». Guzzo è il candidato sindaco uscito sconfitte alle ultime amministrative. Ha occupato anche le sedie della maggioranza dal 2009 al 2011, quando – all’epoca – il sindaco era Domenico Bortone. Quest’ultimo, raggiunto al telefono, ha preferito non commentare gli arresti: «La ringrazio, ma preferisco non fare alcun commento» ha precisato il medico.

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Troccoli «regista» del «sistema Camerota» ma le cimici lo tradiscono

di Redazione

Era collaudato e ben rodato il sistema messo in piedi per truccare le gare d’appalto, per assumere persone che avevano bisogno di lavoro in «cambio di voti» e per «utilizzare il Comune come un bancomat». Ieri mattina, all’alba, dopo una lunga e complessa indagine denominata ‘Kamaraton’, gli inquirenti hanno smascherato un «collaudato sistema criminale» basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita di appalti a favore di imprenditori amici. Camerota il giorno dopo si sveglia frastornata, con il chiacchiericcio tra le stradine dei centri storici che diventa sempre più fitto. Si parla a voce bassa, ci si chiede come fosse possibile tutto ciò. A finire nei guai, a vario titolo, sono stati due ex sindaci di Camerota, ex assessori ed ex consiglieri, accusati di una serie di reati contro la pubblica amministrazione. Per la Procura si tratta di un sistema «grezzo ma estremamente efficace». Era stata creata una vera e propria «rete» in grado di «controllare la quasi totalità delle gare di appalto del Comune di Camerota», pilotandole verso società con a capo imprenditori collegati agli amministratori, da amicizia, vincoli di parentela o comuni interessi economici. E ciò viene fuori dalle intercettazioni ambientali e telefoniche. I carabinieri, infatti, con l’aiuto degli investigatori della procura, aveva posizionato cimici e micro camere un po’ ovunque, anche all’interno degli uffici del sindaco e degli Affari generali.

Il regista Ed è proprio quest’ultima stanza – secondo gli inquirenti – che fungeva da «cabina di regia». Antonio Troccoli, conosciuto in paese come Pitto, papà di Ciro, all’epoca dei fatti consigliere comunale, era colui che decideva «il bello e il cattivo tempo». «L’assunzione di un ruolo apicale e operativo in tutti gli affari illeciti curati dall’organizzazione e nei più significativi settori dell’organizzazione amministrativa del Comune – scrivono i magistrati nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza – fa dell’ex funzionario non solo il principale artefice, insieme a Romano, dei crimini commessi in seno alla macchina burocratica, ma anche uno dei più importanti custodi delle condotte illecite poste in essere dagli altri dipendenti». Troccoli, a Camerota, negli anni addietro, ha ricoperto il ruolo di sindaco, per poi cedere lo ‘scettro’ politico al figlio, Ciro, tra i fautori della lista ‘La Sveglia’, quella che nel 2012 ha vinto le amministrative. La stessa che, oggi, si trova (quasi per intero) impelagata in un guaio giudiziario che si allarga a macchia d’olio. E Troccoli senior, tra i non candidati di quella lista, sarebbe – secondo chi ha indagato sul caso – «tra i principali artefici delle pressioni esercitate sui dipendenti comunali affinchè venissero sistemate le carte prima della loro consegna ai carabinieri o al funzionario incaricato dalla Ragioneria dello Stato».

IL FOTORACCONTO DELL’OPERAZIONE

Le intercettazioni Accade così che le persone «scomode», quelle che «non si fanno i fatti loro», vengono allontanate dal Comune. E’ il caso del ragioniere Cetrola, ritenuto «non corrutibile». «Questo non guarda in faccia a nessuno» dice Troccoli all’allora sindaco Romano. Poi si rivolge al figlio, Ciro: «Se ne deve andare viaaaa… se ne deve andare, non è possibile… questo si è messo qua a fare il professore, non è buono». Nelle intercettazioni pubblicate dal quotidiano La Città di Salerno, compare anche quella di Romano che, sempre riferendosi alla posizione di Cetrola, dice: «Noi abbiamo bisogno di uno che firma, non di uno che sa…perchè di gente che sanno qua. Ne sappiamo più noi che….abbiamo bisogno di uno che se gli diciamo che deve fare A, deve fare A…». «Se quello comincia a fare questioni, io metto la situazione in mano a mio figlio Ciro che chiama l’ufficio stampa e praticamente uscirà sui giornali, sui quotidiani  che è stato fatto fuori il ragioniere ecc ecc…qualsiasi altro Comune se lo vedrà prima o poi…». E Pitto rincara la dose: «Gli conviene. Basta, perchè sennò credo che nessuno lo prenderà più, non so se mi spiego».

CALCAGNILE, CAPITANO CARABINIERI: «TECNOLOGIA FONDAMENTALE»

Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, Troccoli sarebbe «il principale artefice nel pilotare tante gare d’appalto. Come ad esempio l’affidamento dei servizi cimiteriali a Vincenzo Bovi e Fernando Cammarano oppure la cooperativa ‘San Marco’ gestita da M.D.D., fratello dell’allora vicesindaco Michele, raggiunto dalla misura cautelare dei domiciliari. Sotto la lente di ingrendimento della procura sono finite anche le società partecipate in seno all’ente e cioè ‘La Calanca srl’, gestrice dei parcheggi, e ‘La Marina de il Leon di Caprera srl’. A capo della prima c’era Giancarlo Saggiomo, presidente della seconda era l’architetto Antonietta Coraggio. E sempre Antonio Troccoli – si legge tra le carte firmate dal gip – «è artefice di un escamotage per aiutare l’amico M.C., avvocato». Troccoli, per C., è disposto ad «attestare falsamente l’esistenza di un contratto per l’affidamento di un incarico professionale del 24 dicembre 2012 stipulato dal Comune a seguito di selezioni per titoli e disponendo il pagamento di oltre 11 mila euro al professionista quale corrispettivo di prestazioni lavorative non documentate per l’anno 2015».

PARLA IL PROCURATORE RICCI: «SISTEMA CRIMINALE»

Dalle colonne de ‘La Città’, inoltre, si evince come Troccoli sarebbe intervenuto per salvare l’emittente televisiva locale «dove prestava servizio in qualità di direttore responsabile il figlio Ciro, nonchè consigliere comunale. Secondo gli inquirenti Troccoli insieme al sindaco, al figlio e con la collaborazione di un dipendente comunale, avrebbe alterato il registro delle delibere per inserire atti falsi per sanare una situazione riguardante la postazione sul monte Sant’Antonio».

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Arresti Camerota, Calcagnile: «Tecnologia fondamentale per indagini»

di Luigi Martino

E’ rimasto insieme ai giornalisti qualche minuto in più il capitano dei carabinieri della compagnia di Sapri Matteo Calcagnile che ha risposto alle domande dinanzi alle telecamere delle varie emittenti presenti questa mattina alla conferenza stampa che si è tenuta in procura, a Vallo della Lucania, alle 11.30 e che ha reso noti i dettagli dell’operazione sugli arresti di Camerota.

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Arresti Camerota, dall’alba alla procura: il fotoracconto

di Luigi Martino

Era ancora buio quando le gazzelle dei carabinieri della compagnia di Sapri, diretta dal capitano Matteo Calcagnile, e i carabinieri della stazione di Camerota, diretti dal comandante Francesco Carelli, hanno attraversato il porto di Marina di Camerota. Sono scattate molto presto, alle 4.30 circa, le perquisizioni domiciliari e le notifiche degli avvisi firmate dal gip del tribunale di Vallo della Lucania e indirizzate alle 12 persone raggiunte da misure cautelari. I nomi di ex politici, ex funzionari, dipendenti e imprenditori, perlopiù di Camerota, ma anche di Vallo della Lucania e Torre Orsaia, sono finiti nelle trecento pagine dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Sergio Marotta. La procura ha smascherato un sistema «fitto», fatto di «favori» e «ritocchi». Le automobili dei carabinieri hanno lasciato Camerota intorno alle 6 del mattino. E’ stato in quel momento che i cittadini si sono accorti che il buongiorno, oggi, sarebbe stato diverso. Le sirene hanno accompagnato per un breve tratto la carovana che si è diretta verso Sapri. Le persone coinvolte sono arrivate in via Kennedy, negli uffici della compagnia dei carabinieri, intorno alle 6.30. Da lì un lungo via vai di auto, avvocati, forze dell’ordine e curiosi. Tre ore e mezza dopo, ultimata la procedura di rito e completata la documentazione, tre persone sono state accompagnate in cella a sirene spiegate insieme ad altre tre finite ai domiciliari. La metà delle persone raggiunte da misure cautelari, invece, ha il divieto di dimora a Camerota. Sono le 10. Solo due ore più tardi, negli uffici della procura della Repubblica di Vallo della Lucania, il comandante provinciale dell’Arma, Antonino Neosi, il procuratore capo Antonio Ricci e il capitano Matteo Calcagnile, hanno incontrato i giornalisti per una conferenza stampa rapida ma ricca di retroscena. Termina così questa giornata «difficile» per Camerota. Con queste immagini che affollano i tg nazionali e i nomi di ex sindaci che campeggiano in grassetto sulle testate di ogni regione.

I carabinieri della compagnia di Sapri – FOTO ARCHIVIO
La caserma dei carabinieri della compagnia di Sapri

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Arresti Camerota, procuratore Ricci: «Collaudato sistema criminale»

di Luigi Martino

Intercettazioni ambientali e telefoniche, appostamenti, incroci di dati, telecamere nascoste all’interno dell’ufficio dell’allora sindaco di Camerota, Antonio Romano, per ricostruire un «quadro difficile» ma che questa mattina porta alla luce un «sistema criminale collaudato». Lo definisce così Antonio Ricci, capo procuratore di Vallo della Lucania, a margine della conferenza stampa che ha tenuto lui stesso, insieme al comandante provinciale dell’Arma Antonino Neosi e al capitano della compagnia dei carabinieri di Sapri Matteo Calcagnile. Dodici le misure cautelari: tre persone sono finite in cella e altrettante ai domiciliari. Secondo gli inquirenti anche i parcheggi e gli ormeggi del porto venivano utilizzati per il pagamento di tangenti. Di seguito l’intervista al procuratore Ricci.

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Blitz all’alba a Camerota: politici, funzionari e dirigenti agli arresti

di Marianna Vallone

I carabinieri del comando provinciale di Salerno e della compagnia di Sapri, diretti dal capitano Matteo Calcagnile, con la collaborazione dei militari della stazione di Camerota, diretti dal maresciallo Francesco Carelli, hanno dato esecuzione a 12 misure cautelari ed eseguito contestualmente 19 perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di persone dell’amministrazione comunale di Camerota fino al 2017. Le misure, in carcere e ai domiciliari, sono state emesse dalla Procura di Vallo della Lucania per la presunta esistenza e piena operatività al Comune di Camerota di un’associazione per delinquere dal 2012 al 2017, finalizzata – secondo la Procura vallese – alla commissione di un numero indefinito di reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica. L’indagine dei carabinieri muove da un controllo sulla vicenda da parte di funzionari pubblici del comune di Camerota legata ai proventi della tassa dell’occupazione di spazi ed aree pubbliche, la Tosap. «Dalle prove documentali delle intercettazioni – come spiegano gli investigatori – sarebbe emersa l’esistenza di un “collaudato sistema comunale” basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita degli appalti a favore di imprenditori  amici in un circolo vizioso ed impenetrabile, a discapito dell’efficienza, trasparenza e buona organizzazione dell’azione amministrativa». Dalle indagini sarebbe risultato che «a monte di tale sistema si stagliasse una vera e propria struttura associativa in grado di effettuare una indebita interferenza sull’operato dell’autorità pubblica sovrapponendo e perseguendo i propri fini, utilizzando la struttura pubblica». Secondo le indagini ciò avrebbe «garantito la spartizione delle gare  d’appalto comunali, indirizzate a favore  di società riferibili agli stessi amministratori  o comunque a soggetti compiacenti  e “vicini” all’amministrazione comunale». Nell’indagine, denominata ‘Kamaraton’, i militari hanno ricostruito numerosi episodi di corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, appalti truccati e distrazione di denaro ad opera di un ex sindaco ex assessori ed ex consiglieri del Comune di Camerota per un totale di 38 capi d’accusa. Secondo quanto emerso dalle indagini, inoltre, si tratta «di un sistema grezzo ma estremamente efficace; per i peculati per esempio veniva rilasciata “regolare ricevuta”, una condotta indicativa della sostanziale anarchia che regnava nell’ente comunale di Camerota, dove la gestione dell’apparato amministrativo era totalmente svincolata dalle regole in materia e soggiaceva esclusivamente al volere degli associati». La finalità era quella della conservazione del potere, “un affare per pochi amici”, scrive la Pg che ha indagato. Alcuni dettagli dell’operazione e dell’indagine sono stati resi noti questa mattina nel corso della conferenza stampa presso la procura del tribunale di Vallo della Lucania, a cui hanno partecipato il procuratore capo Antonio Ricci, il comandante dei carabinieri del Comando provinciale di Salerno, il colonnello Antonino Neosi e il capitano di Sapri Matteo Calcagnile secondo il quale «gli amministratori utilizzavano le casse comunali come bancomat, per spese private con fatture false». In cella sono così finiti l’ex sindaco all’epoca dei fatti Antonio Romano; Fernando Cammarano, allora consulente della società portuale “La Marina de il Leone di Caprera Srl” e convenzionato con l’ufficio Ragioneria; Rosario Abbate, ex assessore. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata applicata, invece, nei confronti di Antonio Troccoli, anche lui in passato ex sindaco e all’epoca dei fatti capo di gabinetto; suo figlio, Ciro Troccoli, ex consigliere comunale; Michele Del Duca, ex vicesindaco e medico tuttora in servizio all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Coinvolta nell’inchiesta anche la vicesindaca del Comune di Vallo della Lucania, Antonietta Coraggio, in qualità di funzionario del Comune di Camerota e di presidente all’epoca dei fatti della società portuale “La Marina de il Leone di Caprera Srl”. Per lei è scattato il divieto di dimora a Camerota e di interdizione per un anno dai pubblici uffici. Analogo provvedimento è stato applicato anche nei confronti di Lorenzo Calicchio, dipendente comunale, e di Mauro Esposito, ex responsabile dell’ufficio Finanzario del Comune. Infine, divieto di dimora a Camerota e obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per Giancarlo Saggiomo, all’epoca presidente di gestione dei parcheggi “La Calanca Srl” e attualmente segretario della Lega Nord a Camerota; Vincenzo Bovi e Vincenzo De Luca, residenti a Camerota e gli unici a non aver alcun ruolo all’interno della pubblica amministrazione
I carabinieri della compagnia di Sapri

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