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Arresti in Cilento per appalto, sindaco Pollica: «Onestà ha vinto»

di Luigi Martino

«E’ la vittoria della cultura dell’onestà e della difesa della cosa pubblica». Così il sindaco di Pollica, Stefano Pisani, commenta il tentativo di corruzione denunciato dal responsabile dell’Ufficio tecnico della cittadina cilentana ad opera di un imprenditore locale per «addomesticare» alcune gare d’appalto per la realizzazione della rete fognaria. Denuncia che ha portato all’emissione di quattro provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di un imprenditore e di tre funzionari pubblici. «Viviamo un momento storico – prosegue – in cui l’aumento di episodi relativi al fenomeno corruttivo è sotto gli occhi di tutti. In un momento del genere è motivo di grande orgoglio constatare che funzionari del Comune che rappresento si assumano in prima persona rischi potenziali pur di camminare a schiena dritta e difendere la cosa pubblica. E’ la dimostrazione che la cultura dell’onestà non scende a compromessi e non ha paura di niente».

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Lavori rete fogna ad ‘amici’, 4 in cella: carabinieri in 26 Comuni del Cilento

di Luigi Martino

Diecimila euro perchè il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Pollica nominasse commissari di gara per l’aggiudicazione dei lavori fognari nella cittadina cilentana “amici” dell’imprenditore. Per gli inquirenti, gli arresti di oggi potrebbero aver aperto uno scenario di corruttela in alcuni Comuni del Cilento. Il gip del tribunale di Vallo della Lucania ha disposto che i quattro indagati arrestati oggi dai carabinieri debbano restare in carcere con l’accusa di istigazione alla corruzione. Si tratta di tre funzionari pubblici – G.S., C.R., C.D.V. le loro iniziali – con incarichi di responsabili tecnici nei Comuni di Cannalonga, Castellabate, Santa Marina e Torchiara, nel Cilento, e di un imprenditore impegnato nel settore fognario, G.C.. L’indagine è stata avviata nel marzo scorso dopo la denuncia del responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Pollica che ha dichiarato di essere stato contattato da un imprenditore locale che richiedeva, dietro il pagamento di un corrispettivo, l’aggiudicazione, in suo favore, della gara per il rifacimento della rete fognaria del comune di Pollica.

LE FOTO DEGLI ARRESTI

L’imprenditore indagato, per facilitare l’aggiudicazione della gara alla propria ditta, avrebbe anche suggerito al funzionario comunale il nome di commissari di gara, indicati in un successivo momento. Per il procuratore capo, Antonio Ricci, i tre si sarebbero mostrati «consapevoli della proposta corruttiva dell’imprenditore». Infatti, per la nomina dei commissari di gara, al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Pollica, sarebbero stati promessi 10.000 euro in contanti da corrispondere, poi, al momento della nomina della commissione composta da funzionari ritenuti compiacenti, a garanzia del buon esito della gara. I militari dell’Arma, coordinati dal capitano Mennato Malgieri, hanno ricostruito quello che oggi e’ diventato l’impianto accusatorio anche grazie ad un’articolata attività tecnica di intercettazioni. Stamane, mentre era in corso l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, i carabinieri hanno eseguito in 26 Comuni del circondario del tribunale di Vallo della Lucania un decreto di acquisizione di atti e documenti per verificare la regolarità delle gare d’appalto svolte in passato e quelle in corso.

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Elicotteri sul Cilento, blitz nei Comuni: 4 nei guai

di Luigi Martino

Sono state le sirene delle gazzelle dei carabinieri della compagnia comandata da Mennato Malgieri a svegliare i cittadini di Vallo della Lucania quando il sole aveva fatto da poco capolino sulla cittadina Cilentana. Le forze dell’ordine hanno effettuato un blitz per eseguire quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti. I dettagli dell’operazione verranno resi noti alla stampa nel corso di una conferenza che si terrà alle 11.00 odierne presso la procura della Repubblica del tribunale di Vallo della Lucania. Alle operazioni hanno partecipato anche gli elicotteri del 7° nucleo di Pontecagnano. L’intervento dei carabinieri si è svolto fra Torchiara, Castellabate, Cannalonga e Santa Marina. L’accusa a carico degli indagati sarebbe di istigazione alla corruzione nell’ambito di una gara d’appalto. Al momento non trapela altro. ©Riproduzione riservata

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Finti poliziotti rapinavano case e attività nel Cilento: 4 arresti

di Luigi Martino

Pettorine e cappellini della Polizia, lampeggianti, radio trasmittenti, una pistola finta tipo Beretta e atti in bianco, ma intestati a reparti di diverse forze di Polizia. E’ quanto hanno sequestrato, nel corso delle perquisizioni a casa di due di cinque indagati, i carabinieri della Compagnia di Agropoli in un’indagine della procura di Vallo della Lucania che ha portato all’arresto di quattro persone (un’altra è ricercata) che devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata ai furti agli sportelli bancomat, in abitazioni, in opifici e in esercizi commerciali. Questa mattina, i militari dell’Arma hanno eseguito, nelle città di Napoli e di Padova, l’ordinanza del gip vallese che ha disposto la misura cautelare in carcere per quattro pregiudicati, un 52enne con i propri figli di 28 e 25 anni e un 37enne, tutti originari del Napoletano. L’inchiesta è stata avviata ad aprile dello scorso anno, dopo un furto alla filiale di una banca a San Marco di Castellabate, nel Cilento. Durante la notte, i ladri, dopo aver scardinato la porta, si introdussero nell’istituto di credito e portarono via la cassaforte dello sportello automatico bancomat contenente circa 35mila euro. Dalla visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dai piccoli indizi rinvenuti sul luogo del furto, i carabinieri riuscirono a individuare i numeri delle targhe di un furgone e di due auto utilizzate dalla banda per mettere a segno il colpo. Individuate, dunque, alcune persone, furono messe sotto intercettazione le loro utenze telefoniche e cosi’ si scopri’ la banda che, in varie zone della penisola, sarebbe responsabile di un numero indeterminato di furti in danno di istituti di credito, opifici e abitazioni. Il bersaglio e il piano del ‘colpo’ venivano deciso a Napoli e in un’abitazione presa in affitto nella frazione Giungatelle di Montecorice, comune cilentano della provincia di Salerno. Il modus operandi prevedeva che gli indagati compivano furti in località distanti anche diverse centinaia di chilometri, servendosi del supporto di altri pluripregiudicati assoldati all’occorrenza in grado di mettere fuori uso anche i più sofisticati sistemi d’allarme. Durante l’indagine, sono stati scoperti quattro furti, di cui tre tentati, ai danni di attività commerciali del Napoletano, commessi il 19 giugno, il 2, il 10 e il 28 luglio dello scorso anno quando i malviventi si intrufolarono in due stabilimenti industriali di Cercola, in un ristorante e in una gioielleria del capoluogo partenopeo e in due abitazioni di a Casoria e di Castellabate. Inoltre, il 22 maggio dell’anno scorso, due indagati ritenuti appartenenti all’organizzazione, un 51enne di Ercolano e un 55enne di Portici, sono stati arrestati in flagranza dopo aver portato via, da un appartamento a Casoria, orologi di varie marche, monili e computer.

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Abusi su ragazza nel Cilento: 3 condanne

di Luigi Martino

Le avevano offerto un passaggio in macchina costringendola poi a subire atti sessuali. Il fatto, accaduto in Cilento, risale al 2010. Oggi, arriva la pronuncia della Cassazione che, confermando i verdetti di primo e secondo grado, condanna a quattro anni di reclusione per violenza sessuale tre uomini residenti a San Mauro Cilento: C.P. di 48 anni, M.V. di 30 e il 34 enne G.D.. Stamane, i carabinieri hanno eseguito l’ordine di carcerazione emesso dalla procura di Vallo della Lucania. Dalle indagini era emerso che, nove anni fa, i tre fecero salire una loro amica sul sedile posteriore dell’auto dicendole che sarebbero andati a prendere qualcosa da bere nella vicina Acciaroli. Invece, lungo il tragitto, una svolta improvvisa in una stradina di campagna. E’ qui che la giovane, «senza avere possibilità di divincolarsi o scendere dalla vettura», subì palpeggiamenti nelle parti intime, nonostante avesse tentato, in tutti i modi, di opporsi. Gli arrestati sono stati condotti nella casa circondariale vallese.

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Zingari, minacce a «guardie» e politici del Cilento: «Vedete che la vita è breve»

di Luigi Martino

«Finitela un poco…marescià vedete che la vita è breve, si muore, cercate di fare il bravo» e «stai attento che non ti va sempre bene, qualche mio parente potrebbe reagire». Queste alcune delle minacce, anche di morte, che sono state rivolte ai carabinieri dai componenti del gruppo rom sgominato oggi nel Cilento, per cercare di alleggerire la pressione delle forze dell’ordine sulle loro attività illecite. Minacce al sindaco di Agropoli per costringerlo a «evitare che alcuni appartamenti di recente confiscati fossero adibiti a finalità pubbliche» e che venissero «indebitamente assegnati ad appartenenti alla comunità posti di lavoro a tempo indeterminato». Anche di questi atti intimidatori si sarebbe resa protagonista la banda: due famiglie rom, i Marotta e i Cesarulo, tenevano sotto scacco Agropoli. La circostanza è stata resa nota nel corso di una conferenza stampa indetta dopo la notifica di 25 misure cautelari (11 in carcere, 7 ai domiciliari e 7 obblighi di dimora) ad altrettante persone ritenute componenti del gruppo criminale rom. L’episodio risale allo scorso luglio quando, come spiegato dal facente funzione di procuratore della Repubblica di Salerno Luca Masini «fu semi-divelta la porta dell’anticamera da un gruppo di persone che capeggiate da uno dei promotori pretendevano di essere immediatamente ricevuti per avere conto di una serie di condotte doverose che il sindaco di Agropoli stava attuando». Intercettazioni, appostamenti, testimonianze: un lavoro durato mesi.

L’allarme del sindaco Nel luglio scorso è proprio il primo cittadino di Agropoli a lanciare l’allarme perchè costretto a ricevere, nel proprio ufficio e senza appuntamento, una ‘delegazioni’ della comunità rom che avrebbero voluto evitare che alcuni immobili confiscati, tra cui una villa su cui pende l’ordine di sgombero ma occupata fino a stamattina, fossero destinati a finalità pubbliche. Il primo cittadino scrive ai carabinieri sottolineando come «la notevole propensione di alcuni esponenti di tale comunità ad assumere comportamenti violenti e sopraffattivi è suscettibile di patenti ripercussioni sull’ordine pubblico e sulla sicurezza in generale». «E’ la prima volta – evidenzia il comandante del Ros, Giancarlo Santagata – che viene contestata a una comunità rom italiana l’aggravante del metodo mafioso».

La guerra alle «guardie» Voleva «fare una guerra ai carabinieri» la banda. Lo ha sottolineato, sempre in conferenza, il pm Antimafia Marco Colamonici. L’obiettivo era cercare di «omettere o alleggerire i controlli del comando carabinieri eseguiti in direzione delle condotte delittuose riconducibili ai componenti del gruppo indagato». «Uno dei principali esponenti del sodalizio – ha spiegato il pm – era riuscito a tenere calmi i giovani del gruppo che, infastiditi da questo attivismo dei carabinieri di Agropoli, avrebbero voluto fare la guerra ai militari». Ma il gruppo avrebbe rivolto minacce anche al coordinatore unico del cantiere di Agropoli della società operante nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani, al fine «di essere assunti nelle vesti di dipendenti stagionali, di essere adibiti a mansioni ‘gradite’ e di non essere sanzionati per le continue assenze e i costanti inadempimenti commessi nell’esercizio dell’attività lavorativa».

Dove prendevano e dove andavano i soldi Il gruppo criminale costituito dalle due famiglie si autofinanziava commettendo furti in vetture e in gioiellerie, avvalendosi anche del supporto logistico di alcuni parenti a Biella e Vercelli che, dietro ricompensa, offrivano basi operative in quelle zone. I proventi venivano, poi, riciclati attraverso l’utilizzo di una società che faceva confluire, attraverso l’home banking, le somme di denaro. La banda esercitava un controllo che ha fortemente inciso sul tessuto sociale della cittadina di Agropoli. Attraverso attività tecnico-intercettive e l’esecuzione di servizi dinamici di osservazione, integrati dall’acquisizione di informazioni testimoniali, è stato possibile appurare che gli indagati si sarebbero autofinanziati attraverso l’esecuzione di sistematici furti con destrezza compiuti presso gioiellerie presenti su tutto il territorio nazionale, l’esecuzione di furti all’interno di autovetture ed il riciclaggio dei proventi ottenuti, l’illecita introduzione nei circuiti bancari finalizzata all’accredito fraudolento di somme di denaro. «Siamo partiti da un’attività investigativa sui furti – ha spiegato il comandante provinciale Antonino Neosi – ma siamo riusciti a dimostrare che dietro c’era un’attività che andava ben oltre».

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Scippano anziana, scappano e provocano incidente: fermati

di Luigi Martino

Ambulanza (foto archivio)

Due ladri sono stati acciuffati e accompagnati in ospedale dai carabinieri dopo aver commesso un furto ai danni di un’anziana e, durante la fuga, hanno provocato un incidente dove sono rimaste coinvolte anche altre persone. Il fatto è accaduto ieri, mercoledì, ad Agropoli. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia guidata dal capitano Francesco Manna, i due malviventi hanno rubato la borsa di una donna in pieno centro cittadino e dopo avrebbero dato il via alla fuga a bordo di una Fiat 500. Fuga che però è terminata ben presto. A pochi passi dalla piscina Elysium, infatti, la 500 è andata a scontrarsi con una Hyundai Santa Fè. Sul posto sono arrivate le ambulanze della Croce Azzurra di Agropoli e Licinella. I feriti sono stati trasportati agli ospedali di Vallo della Lucania e Battipaglia. In uno primo momento i due ladri hanno tentato di fuggire abbandonando la refurtiva nell’abitacolo della vettura. Ma i carabinieri li hanno bloccati e ora li tengono piantonati al nosocomio. Ferito anche il conducente della Hyundai. Nessuno di loro, per fortuna, è in pericolo di vita.

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Spacciavano cocaina: due arresti

di Luigi Martino

Caserma dei carabinieri di Vallo della Lucania
Giovedì sera i carabinieri hanno arrestato due spacciatori di cocaina a Vallo della Lucania. In manette sono finiti G.G., 33 anni, e B.G., 22 anni. Si tratta di due operai originari dell’hinterland napoletano ma domiciliati nella cittadina Cilentana da diversi anni. Sono entrambi accusati di traffico di sostanze stupefacenti. I militari della compagnia di Vallo, agli ordini del capitano Mennato Malgieri, li hanno fermati e perquisiti in pieno centro. Dopo i carabinieri si sono spostati nelle abitazioni di G.G. e B.G. dove hanno trovato 40 grammi di ‘polvere bianca’, materiale per il confezionamento delle dosi e soldi in contanti. La cocaina, già divisa in dosi e proveniente dal napoletano, era pronta per essere messa sul mercato. Il 22enne e il 33enne sono agli arresti domiciliari a disposizione dei magistrati.  

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Furto al centro commerciale: in manette tre 18enni

di Luigi Martino

La caserma dei carabinieri di Sala Consilina
Tre ragazze diciottenni del Vallo di Diano sono state arrestate per furto pluriaggravato in concorso tra di loro. Le tre giovani, tutte incensurate, nella serata di lunedì 12 novembre, sono entrate in un centro commerciale cinese di Atena Lucana e, dopo aver messo fuori uso con un coltello i dispositivi antitaccheggio, si sono impossessate di capi di abbigliamento di vario genere, soprattutto di lingerie. Le tre giovani sono state colte in flagrante dai carabinieri della compagnia di Sala Consilina all’interno dei camerini mentre cercavano di occultare in alcune borse l’abbigliamento rubato. I militari erano stati allertati dai proprietari del centro commerciale insospettiti dallo starno comportamento delle tre ragazze.  

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