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Covid, comune di Pollica vicino alla popolazione: attiva assistenza

di Redazione

di Antonio Vuolo

Anche il comune di Pollica si attiva per fornire assistenza alla popolazione, soprattutto per i più anziani, a seguito dell’istituzione della zona rossa in Campania. Il comune retto da Stefano Pisani, attraverso il Centro Operativo Comunale di Protezione Civile, ha avviato un servizio di supporto attivo ai cittadini con l’obiettivo di limitare al minimo, soprattutto per le persone anziane e più cagionevoli, le attività lontano dalla propria abitazione. Per le richieste di supporto basta telefonare o inviare un messaggio a Carla Ripoli al numero 3496516097 che coordina per il COC le attività di supporto.

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Decreto legge “Cura Italia”, le prime riflessioni

di Redazione

Elemosine, piccoli differimenti, disposizioni contorte e caotiche per i contribuenti, manica larga e proroghe di termini a piacere e soprattutto a favore degli apparati fiscali, quelle contenute nel Decreto c.d. Cura Italia.

L’art 62, rubricato “Sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi” NON contempla innanzitutto le seguenti fattispecie:

1) I pagamenti delle rate delle comunicazioni di irregolarità inviate dall’Agenzia delle Entrate (i c.d. “Avvisi bonari” di cui agli artt. 36 bis del D.P.R. 600/1973 e 54 bis del D.P.R. 633/1972);

2) I pagamenti correlati alle rateizzazioni in corso con Agenzia Entrate Riscossione (caso classico, i pagamenti derivanti dalle rateizzazioni delle cartelle di pagamento).

Per quanto si faccia opera di sforzo, rimangono imperscrutabili le motivazioni in ordine alla disparità di trattamento rispetto alle altre sospensioni previste dal Governo.

Per quella che è la mia esperienza professionale almeno il 60 – 70 % dei contribuenti (e sono convinto che si tratti di un calcolo approssimato per difetto), ricorre alle forme di pagamento rateale quando è raggiunto da un provvedimento come quelli sopra descritti.

Dubbio amletico: semplice “dimenticanza” di chi ha materialmente scritto le norme… o altro? Vista la disposizione dell’art. 67 sarei orientato più a dire altro….

Il decreto Cura Italia proroga fino al 31 dicembre 2022 (secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione) i termini di prescrizione e di decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori in scadenza entro il 31 dicembre 2020. In concreto: il potere di rettifica relativo agli accertamenti in scadenza a fine 2020 non decadrà il prossimo 31 dicembre, ma alla fine del 2022. La proroga riguarderà, dunque, gli accertamenti relativi al periodo d’imposta 2015, le omesse dichiarazioni relative all’anno 2014, le cartelle conseguenti a controlli formali su dichiarazioni concernenti l’anno 2015 o gli omessi e ritardati versamenti derivanti da dichiarazioni relative all’anno 2016.

L’art. 67 del decreto Cura Italia sospende per circa due mesi (dall’8 marzo al 31 maggio 2020) i termini relativi alle attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori, ma una (sciagurata) previsione in esso inserita umilia il contribuente alle prese con gli eventi eccezionali e, purtroppo, fornisce un’immagine di un Fisco che si approfitta delle misure emergenziali per ampliare lo spazio del suo potere di controllo.  

Con riferimento, infatti, ai termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori, in deroga allo Statuto del contribuente, si applicherà l’art. 12 del D.Lgs. n. 159/2015.  

In sostanza, quindi, si stabilisce una proroga fino al 31 dicembre 2022 (secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione) dei termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori in scadenza entro il 31 dicembre 2020. 

In concreto ciò comporterà che il potere di rettifica relativo agli accertamenti in scadenza a fine 2020 non decadrà il prossimo 31 dicembre ma alla fine del 2022 e tale proroga riguarderà, dunque, gli accertamenti relativi al periodo d’imposta 2015, le omesse dichiarazioni relative all’anno 2014, le cartelle conseguenti a controlli formali su dichiarazioni concernenti l’anno 2015 o gli omessi e ritardati versamenti derivanti da dichiarazioni relative all’anno 2016. 

Appare, quindi, del tutto evidente come la norma disponga una asimmetrica proroga biennale dei termini in favore degli Uffici che appare del tutto sproporzionata rispetto al periodo di sospensione bimestrale dei termini disposti in favore dei contribuenti. 

In ogni caso, l’art. 68 del decreto, invece, prevede la sospensione dei termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di accertamento esecutivi emessi dall’Agenzia delle Entrate (art. 29 del D.L. n. 78/2010) ai fini delle imposte sui redditi, IVA e IRAP e dagli avvisi di addebito emessi dagli enti previdenziali (art. 30 del D.L. n. 78/2010). Tali versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in un’unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, ossia entro il 30 giugno 2020. 

Dulcis in fundo il 20 marzo è intervenuto il Direttore dell’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 5/E precisando che gli avvisi di accertamento notificati prima del 08 marzo 2020 continueranno ad avere efficacia esecutiva a decorrere dalla data del 16 aprile 2020, data in cui i contribuenti destinatari di tali atti dovranno provvedere al regolare pagamento delle imposte accertate. In altri termini, per gli avvisi di accertamento cosiddetti esecutivi, il cui termine per la presentazione del ricorso era ancora pendente alla data del 9 marzo resta sospeso anche il relativo termine di pagamento e lo stesso ricomincia a decorrere dal 16 aprile; ad esempio, per un atto notificato il 10 febbraio, il termine per ricorrere: resta sospeso dal 9 marzo al 15 aprile, riprende a decorrere dal 16 aprile, per poi scadere il 18 maggio.

Inoltre, per gli avvisi notificati nel predetto intervallo temporale, l’inizio del decorso del termine per ricorrere, nonché del termine per il pagamento è differito alla fine del periodo di sospensione; ad esempio, per un atto notificato il 10 marzo, il termine ordinario di sessanta giorni per la presentazione del ricorso e per il pagamento decorre dal 16 aprile.

Le considerazioni che precedono portano ad escludere, anche per ragioni di ordine sistematico, che agli avvisi di accertamento emessi ai sensi dell’articolo 29 del decreto-legge 31 maggio 2010, n 78 si applichi la sospensione dei termini per il versamento recata dall’articolo 68 del citato decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, rubricato “Sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione”.

Tale articolo, invero, ha disposto tra l’altro che “Con riferimento alle entrate tributarie e non tributarie, sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi previsti dagli articoli 29 e 30 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.”. Sicché si auspica per un intervento immediato e riparatore del legislatore al fine di non peggiorare la già grave situazione in cui versano ii contribuenti.

Avv. Luciano Coppola – Tributarista
Studio Legale Tributario Coppola – Nocera Inferiore (SA)

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Ospedale di Sapri nella rete Covid, Latella: «Presidio non si può sottrarre al ruolo»

di Redazione

di Mar. Val.

Sull’inserimento dell’ospedale dell’Immacolata di Sapri nella rete Covid-19, istituzioni amministrative e sanitarie si dividono. Da una parte medici affiancati dai sindaci del golfo di Policastro chiedono alla direzione sanitaria dell’Asl di autorizzare i trasferimenti di pazienti con Coronavirus nel presidio ospedaliero dell’Immacolata solo dopo che tutti i percorsi di sicurezza interni ed esterni alla struttura siano certificati. Dall’altra Rocco Calabrese, direttore sanitario del distretto Sapri Camerota, evidenzia invece che “non ci si può non trovare pronti davanti a un’eventualità del genere, con percorsi dedicati a pazienti affetti da Covid”. E che «le lamentele non hanno senso di essere».

Sul caso è intervenuto Lorenzo Latella, segretario regionale Cittadinanzattiva Campania: «Mai come ora, nella storia d’Italia, siamo chiamati ad affrontare un’emergenza potenzialmente devastante e che, sicuramente, lascerà, dopo il suo passaggio, una società profondamente diversa. Siamo tutti impegnati, ormai da settimane, a sacrifici di comportamento che stanno modificando la ritualità della nostra quotidianità ma che tutti stiamo rispettando convinti, come siamo, che i comportamenti individuali siano fondamentali per garantire un più rilevante benessere collettivo». Il responsabile evidenzia: «Non possiamo sottrarci ora, come collettività, ad una ulteriore responsabilità che siamo chiamati ad assumere. Il P.O. Immacola deve fare la propria parte nella gestione dell’emergenza coronavirus, non si può sottrarre al ruolo a cui è chiamato e devono fare la propria parte tutti gli operatori sanitari, e tutte le istituzioni che concorrono alla salvaguardia della salute pubblica». «Dobbiamo prendere sulle nostre spalle la responsabilità che ci appartiene e farci carico della salute di cittadini di altri territori che a Sapri possono trovare umanità, calore e accoglienza in un difficile passaggio della loro vita  e che li vede isolati dalle famiglie, dagli affetti, che in alcuni casi non rivedranno mai più. Tutti dobbiamo comprendere a pieno la gravità della minaccia che stiamo vivendo – sottolinea Latella – ed esprimere non solo a parole tutta la nostra solidarietà ma nei fatti, perché oggi è nostro dovere agire da cittadini italiani ed eliminare le distinzioni e le barriere che ci dividono da concittadini residenti anche solo pochi chilometri più in là.
Probabilmente la maggior parte di noi vive ancora in una bolla, pensando che il rischio di un contagio possa ormai venire solo dall’esterno. Questa è una percezione infondata e che, se perseguita, ci farà trovare impreparati nella gestiuone dell’emergenza internamente».

Quello che sottolinea Latella in questa fase è «organizzarci per affrontare anche il contagio che può arrivare dall’interno e fidarci reciprocamente, riconoscendo capacità, competenze e responsabilità. Dobbiamo avere fiducia in chi ci amministra, in chi tutela la nostra salute tutti i giorni, in chi è in grado di garantirci un relativo benessere. – aggiunge ribadendo che – il P.O. d Sapri ha tutte le caratteristiche per poter affrontare la presa in carico di pazienti positivi. Ha gli spazi che possono essere adattati in percorsi dedicati, ha le strutture interne, si sta dotando dei DPI e delle tecnologie necessarie, sarebbe un puro atto di egoismo chiuderci e rifiutare aiuto, sostegno e possibilità di salvezza ad altri per la paura di essere coinvolti». «Abbiamo la grande opportunità di esprimere i valori più profondi che la nostra Italia rappresenta e abbiamo l’opportunità di fare in modo che il nostro ospedale possa trasformarsi, nella fase di “ricostruzione,”, nel dopo, in un reale presidio sanitario per l’intero territorio e per coloro che in questo territorio transitano. – dice – È questo il momento di mostrare a tutti quanta professionalità, quanta forza, quanta capacità di generare salute siamo in grado di esprimere e quanta umanità, solidarietà e dovere ci contraddistinguono». Infine l’appello ai sindaci del territorio, al direttore sanitario, a tutti coloro interessati nella gestione di questa vicenda «affinchè si basino sul senso di responsabilità che li ha contraddistinti finora e siano capaci di dialogo e collaborazione per dare risposte a chi chiede aiuto».


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Coronavirus, un’altra vittima alla casa di riposo di Sala Consilina

di Redazione

di Pasquale Sorrentino

Antonietta Pica, di Sala Consilina, ospite dell’Istituto Juventus è deceduta nella notte. E’ la settima vittima nel Vallo di Diano per Coronavirus. Era risultata positiva al tampone. Sono tre gli ospiti della casa di cura deceduti dall’inizio dell’Emergenza Covid-19. Intanto è risultato positivo anche lo stesso presidente della Fondazione.

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Cura: un progetto open-source per creare ospedali d’emergenza contro Covid-19

di Redazione

di Giangaetano Petrillo

Mentre prosegue la pandemia di Covid-19, un gruppo internazionale di designer, ingegneri, medici ed esperti militari ha unito le proprie forze per lavorare a CURA: un progetto open-source per rendere più efficiente la costruzione di nuove unità di terapia intensiva. Il primo prototipo del sistema CURA (acronimo per “Connected Units for Respiratory Ailments”, ovvero “Unità connesse per le malattie respiratorie”) è in corso di sviluppo a Milano, grazie al sostegno di UniCredit. Il progetto utilizza container riconvertiti per creare stanze di biocontenimento (grazie a un sistema a pressione negativa), della lunghezza di circa 6 metri, trasportabili in qualsiasi città del mondo, così da rispondere con prontezza alla propagazione della malattia e alla carenza di postazioni nelle terapie intensive degli ospedali. I container sono connessi da una struttura gonfiabile e possono generare configurazioni modulari multiple (da 4 a oltre 40 posti letto). Alcune unità potrebbero essere posizionate in prossimità di un ospedale (ad esempio in un parcheggio) per aumentare il numero di postazioni di terapia intensiva. Altre unità potrebbero essere utilizzate per creare infrastrutture autonome di dimensioni variabili. CURA punta a migliorare l’efficienza delle attuali soluzioni per la progettazione di ospedali da campo, adattandole ai bisogni della pandemia da coronavirus. Nelle ultime settimane, di fronte alla crescita del numero di pazienti con gravi sindromi respiratorie, spesso con bisogno di ventilatori polmonari, molti ospedali nei paesi più colpiti dal COVID-19, dalla Cina all’Italia, dalla Spagna agli Stati Uniti, si sono trovati in difficoltà ad accrescere il numero delle postazioni in terapia intensiva. Comunque si evolva la pandemia nei prossimi mesi, si prevede che a livello internazionale sarà necessario un numero aggiuntivo di unità di terapia intensiva. Fino ad oggi, la risposta all’emergenza, sia in Cina che in Italia, ha seguito due strade. Da un lato, la creazione di strutture temporanee come tende ospedaliere. Dall’altro, la costruzione di unità prefabbricate di biocontenimento. Se quest’ultima opzione richiede un notevole dispiego di tempo e risorse, la prima opzione ha dimostrato di esporre il personale sanitario a rischi di contagio più elevati, oltre a mettere a dura prova le operazioni quotidiane, soprattutto sul lungo periodo. Traendo il meglio dalle due alternative, il sistema CURA punta a essere rapido da installare come una tenda ospedaliera, ma sicuro per le attività mediche come un reparto di isolamento di un ospedale, grazie a dispositivi di biocontenimento. Il progetto segue le linee guida rilasciate dalle autorità cinesi per la lotta al COVID-19 negli ospedali, al contempo rendendone più veloce l’esecuzione. Ogni container CURA sarà dotato di tutte le strumentazioni mediche necessarie per accogliere due pazienti affetti da coronavirus in terapia intensiva, inclusi ventilatori polmonari e supporti per fluidi endovenosi. Tutti i container potranno essere collegati tra loro tramite un corridoio gonfiabile. La prima unità è attualmente in costruzione in Italia per essere testata in un ospedale a Milano. Il sistema CURA è concepito come una soluzione pronta all’uso. Ogni container può essere trasportato in diversi modi – nave, ferrovia, su gomma – ed essere riutilizzato in ogni parte del mondo, rispondendo alle esigenze e alla capacità dell’infrastruttura sanitaria locale. Il progetto CURA è sviluppato senza scopo di lucro e secondo una modalità open-source, e invita ad ulteriori contributi e suggerimenti. I professionisti e le organizzazioni che hanno contribuito fino ad oggi sono elencati in calce, in ordine cronologico. Più informazioni sul progetto sono disponibili sul sito www.CURApods.org

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