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	<title>estorsione | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Piana del Sele, incendio di tre auto e presunte estorsioni: fermate tre persone</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/piana-del-sele-incendio-di-tre-auto-e-presunte-estorsioni-fermate-tre-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 09:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Battipaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[estorsione]]></category>
		<category><![CDATA[incendio auto]]></category>
		<category><![CDATA[piana del sele]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre persone, di 35, 40 e 48 anni, tutte originarie della Piana del Sele, sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia [...]]]></description>
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<p>Tre persone, di 35, 40 e 48 anni, tutte originarie della Piana del Sele, sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Battipaglia. Il provvedimento è stato emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Salerno.</p>



<p>Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di <strong>estorsione consumata, tentata estorsione e incendio</strong>, reati che, secondo la Procura, sarebbero stati commessi in concorso e con l’aggravante del metodo mafioso.</p>



<p>L’indagine è partita dall’incendio verificatosi nelle prime ore del <strong>4 agosto 2026</strong> in via Carmine Turco, a Battipaglia. Le fiamme distrussero completamente tre autovetture parcheggiate in un piazzale condominiale, nella disponibilità delle vittime, un 52enne di Eboli e un suo familiare convivente.</p>



<p>Secondo la ricostruzione della Procura, le indagini avrebbero consentito di accertare che, a partire da gennaio 2026, il 52enne sarebbe stato destinatario di reiterate intimidazioni finalizzate a costringerlo a svolgere attività di spaccio di sostanze stupefacenti per conto del gruppo criminale riconducibile agli indagati.</p>



<p>Di fronte al rifiuto dell’uomo, sempre secondo la prospettazione accusatoria, sarebbero seguite richieste di pagamento di <strong>500 euro alla settimana</strong> oppure, in alternativa, di somme a titolo di “pizzo”. La vittima avrebbe corrisposto complessivamente <strong>450 euro, in tre tranche</strong>, interrompendo definitivamente i pagamenti nel mese di giugno.</p>



<p>La Procura collega l’interruzione dei versamenti all’incendio del 4 agosto, ritenuto un atto ritorsivo. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, il rogo sarebbe stato commissionato dal promotore e capo di un’associazione dedita al traffico di droga, che, pur trovandosi agli arresti domiciliari con dispositivo di controllo elettronico in provincia di Campobasso, avrebbe continuato a rivolgere minacce attraverso profili social fittizi.</p>



<p>L’esecuzione dell’incendio sarebbe stata affidata a due complici. L’autore materiale, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe agito dietro la promessa di ricevere <strong>5 grammi di crack</strong>.</p>



<p>Il quadro indiziario, riferisce ancora la Procura, si sarebbe ulteriormente rafforzato nei giorni successivi all’incendio. Il <strong>7 agosto</strong>, uno dei complici avrebbe inviato alla vittima un messaggio dal contenuto intimidatorio. Successivamente, dopo un alterco fisico tra la vittima e l’esecutore materiale dell’incendio, quest’ultimo sarebbe stato indicato come autore del rogo dal proprio fratello.</p>



<p>Secondo la Procura, il presunto mandante avrebbe quindi inviato tramite WhatsApp un messaggio vocale al fratello dell’esecutore materiale, minacciandolo di sparargli alle gambe e rivendicando il controllo del territorio di Battipaglia, con riferimento anche a un presunto “coprifuoco”.</p>



<p>Il fermo è stato ritenuto necessario, secondo quanto riportato nel provvedimento, per il <strong>concreto e attuale pericolo di fuga</strong> degli indagati. La Procura richiama, in particolare, in uno dei casi, consolidati legami con criminali residenti in Spagna, oltre all’esistenza di una rete di coperture e all’utilizzo di canali di comunicazione schermati.</p>



<p>Il provvedimento di fermo dovrà essere sottoposto alla valutazione del <strong>Gip per l’eventuale convalida</strong>. Le accuse saranno oggetto di ulteriori valutazioni nelle successive fasi del procedimento.</p>



<p>Come precisato dalla Procura della Repubblica di Salerno, nei confronti degli indagati, in attesa di un giudizio definitivo, <strong>vige la presunzione di innocenza</strong>.</p>
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		<title>Filma incontri intimi con uomo di Camerota e poi chiede denaro: arrestato</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/filma-incontri-intimi-con-uomo-di-camerota-e-poi-chiede-denaro-arrestato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2019 15:48:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
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					<description><![CDATA[Un richiedente asilo di origini pakistane, 25 anni la sua età, ospite del centro di accoglienza di Palinuro, è stato arrestato dai carabinieri di Marina di Camerota e Centola, agli [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_72269" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-72269" class="size-medium wp-image-72269" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/10/cc_157-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/10/cc_157.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/10/cc_157-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-72269" class="wp-caption-text">Una volante a lavoro (foto archivio)</p></div></p>
<p>Un richiedente asilo di origini pakistane, 25 anni la sua età, ospite del centro di accoglienza di <strong>Palinuro</strong>, è stato arrestato dai carabinieri di Marina di Camerota e Centola, agli ordini del maresciallo <strong>Francesco</strong> <strong>Carelli</strong> e del maresciallo <strong>Giuseppe Sanzone,</strong> con l’accusa di estorsione. Aveva filmato di nascosto i suoi incontri intimi con un uomo di <strong>Camerota</strong> e poi aveva chiesto ed ottenuto dall’uomo mille euro per non diffondere il video online. Alla seconda richiesta estorsiva di cinquecento euro la vittima non ce l’ha fatta più e lo ha denunciato ai carabinieri.</p>
<p>Così, i militari della stazione di Marina di Camerota, hanno seguito l’incontro con la complicità della vittima. Ma al momento opportuno, mentre i due si scambiavano il denaro, sono intervenuti cogliendo il pakistano in flagranza di reato per estorsione. Dopo un rocambolesco inseguimento, il ragazzo ha fatto perdere le proprie tracce nella macchia. I carabinieri non si sono dati per vinti e dopo ricerche andate avanti tutta la notte, hanno sorpreso il reo nei pressi del <em>Cara</em> di Palinuro. Il ragazzo posto in stato di fermo, si trova ora ristretto presso la casa circondariale di Vallo della Lucania in attesa di giudizio. Le operazioni sono state coordinate dalle forze dell&#8217;ordine della compagnia di Sapri agli ordini del capitano <strong>Michele Calcagnile</strong>.</p>
<p><strong></strong></p>
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		<item>
		<title>Furti e riciclaggio, 18 arresti nel Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/furti-e-riciclaggio-25-arresti-nel-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 08:34:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[agropoli]]></category>
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		<category><![CDATA[operazione carabinieri]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Salerno stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal gip di Salerno su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri del <em>Ros</em> e del comando provinciale di <strong><span class="searchKey">Salerno</span></strong> stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal gip di <span class="searchKey">Salerno</span> su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 25 persone indagate per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, utilizzo indebito di carte di credito e riciclaggio degli illeciti proventi nonché di minacce aggravate dal metodo mafioso. Al centro delle indagini le attività criminali di appartenenti a una comunità Rom che, da numerosi anni, vive ad <strong>Agropoli.</strong></p>
<p>L&#8217;indagine ha documentato come il gruppo fosse dedito all&#8217;esecuzione di furti con destrezza ai danni di gioiellerie poste su tutto il territorio nazionale, furti all&#8217;interno di autovetture e all&#8217;utilizzo indebito delle carte di credito rubate. Le investigazioni hanno accertato anche una serie di gravi minacce nei confronti sia di appartenenti alle forze dell&#8217;ordine sia di amministratori pubblici della cittadina cilentana. I particolari dell&#8217;operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà, alle ore 10.00 in procura a <span class="searchKey">Salerno</span>.</p>
<p><strong>I particolari dell&#8217;inchiesta<br />
</strong>Due famiglie rom, i <strong>Marotta</strong> e i <strong>Cesarulo,</strong> tenevano sotto scacco <strong>Agropoli,</strong> cittadina a vocazione turistica nel <strong>Cilento.</strong> E&#8217; lo scenario dell&#8217;inchiesta spiegata in procura ai giornalisti. Sono 11 gli indagati in carcere, mentre 7 hanno avuto il beneficio dei domiciliari e altri 7 sono destinatari dell&#8217;obbligo di dimora. Devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro il patrimonio e la persona, aggravati dall&#8217;articolo 7, di violenza privata ed estorsione agendo con modalità mafiose.</p>
<p>Intercettazioni, appostamenti, testimonianze raccolte mostrano come le due famiglie di fatto controllassero molte delle attività della cittadina cilentana facendo <strong>leva anche su un potere di intimidazione tale da incidere sul tessuto sociale locale</strong>. I gruppi avevano fatto pressione sul coordinatore unico del cantiere di Agropoli della ditta incaricata del servizio di raccolta rifiuti, in modo da fare assumere persone da loro segnalate come stagionali, evitare loro mansioni &#8216;sgradevoli&#8217; e sanzioni per inadempimenti nel loro lavoro. Inoltre, &#8216;delegazioni&#8217; delle due famiglie arrivavano fin dentro le stanze del sindaco senza appuntamento per &#8216;trattare&#8217; il caso di appartamenti confiscati ed evitare che fossero adibiti a funzioni sociali, oppure per chiedere posti di lavoro a tempo indeterminato. Le minacce erano utilizzate persino contro i carabinieri perchè &#8216;alleggerissero&#8217; i controlli su di loro.</p>
<p>«Marescià&#8230; scrivete sempre, scrivete sempre&#8230; ma lo sapete che la vita è breve&#8230; si muore&#8230; cercate di fare il bravo». Questa, ad esempio, è soltanto una delle minacce che <strong><em>o&#8217; Capone</em></strong>, uno degli affiliati del clan <strong>Marotta</strong> &#8211; meglio noti come gli <em>zingari</em> &#8211; ha rivolto ad un sottufficiale della compagnia di Agropoli che indagava su di loro. Minacce reiterate ai carabinieri e anche al sindaco <strong>Adamo Coppola.</strong> Minacce allo Stato, in pratica. Dichiarazioni di «guerra», sottolineavano gli anziani del gruppo ai militari dell&#8217;Arma, avvisandoli che stavano facendo il possibile per «tenere calmi i più giovani». Minacce che, in una lettera del primo cittadino ai carabinieri, dopo che un gruppo dei <strong>Marotta-Cesarullo</strong> aveva sfondato la porta del suo ufficio, rischiavano di «mettere a rischio e la sicurezza e l&#8217;ordine pubblico in città». E tutto questo per impedire che l&#8217;amministrazione comunale procedesse con gli sgomberi nelle ville di loro proprietà oggetto di confisca a seguito di una serie di indagini patrimoniali svolte nei loro confronti dal Gico della guardia di finanza.</p>
<p>Faldoni e faldoni di prove. Carte, file audio ascoltati e riascoltati dagli inquirenti. Un clima che era diventato troppo «pesante» per la &#8216;legge&#8217;. Ma l&#8217;inchiesta non si chiude con gli arresti. Ci sarebbero ancora particolari da confermare e piste da verificare.</p>
<p><strong></strong></p>
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