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Dal governo in arrivo 8 milioni di euro per i comuni del Cilento

di Luigi Martino

«Grazie al nostro Governo, i comuni della Provincia di Salerno al di sotto dei 20 mila abitanti beneficeranno di un fondo di circa 8 milioni di euro. Vero e proprio ossigeno soprattutto per le tantissime comunità di aree come il Cilento e il Vallo di Diano, che pagano scelte politiche di totale disinteresse verso questi territori, fino a provocarne un graduale spopolamento e una progressiva denatalità. Con l’ultima manovra finanziaria è stato infatti attivato un fondo da 400 milioni per finanziare piccole opere in settori vitali come l’edilizia pubblica, la manutenzione e la sicurezza del territorio, la manutenzione della rete viaria, la prevenzione del rischio sismico e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Le singole amministrazioni dovranno rendere nota la fonte del finanziamento, la finalizzazione e l’importo assegnato con pubblicazione nella sezione “amministrazione trasparente” dei rispettivi siti istituzionali». Così il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano. «In particolare – spiega Cammarano – sarà erogato un contributo di 40 mila euro per i comuni fino a 2 mila abitanti, di 50 mila per quelli fino a 5 mila abitanti, di 70 mila per i comuni fino a 10 mila abitanti e di 100 mila euro per quelli fino a 20 mila abitanti. Con il contributo andiamo a coprire il 100% dell’importo delle opere. A questi maggiori investimenti locali, si va ad aggiungere un miliardo di euro di maggiori fondi, derivanti dallo sblocco degli avanzi di amministrazione per i comuni virtuosi. Diamo finalmente linfa a tanti enti territoriali massacrati fino ad oggi dal Patto di Stabilità interno e dal principio del Pareggio di Bilancio, oltre che da politiche regionali che non hanno tenuto in alcun conto territori che rappresentano una vera e propria risorsa in termini turistici e di produzioni tipiche locali, oltre che per un retaggio di tradizioni e folklore che le caratterizzano, e sulle quali si comincia, finalmente, a investire».

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Punti nascita, Nuzzo: «Non sarebbero mai stati chiusi, nessun grazie a De Luca e Castiello»

di Marianna Vallone

Ci va giù pesante il vicesindaco di Caselle in Pittari, Giampiero Nuzzo, che sulla chiusura dei punti nascita di Sapri e Polla, punta il dico contro Regione e Governo che «dopo aver causato il pasticcio della loro soppressione nei mesi scorsi e dopo aver preso atto del moto di ribellione dei territori interessati, trovano solo ora la soluzione che annulla il danno da loro stessi creato». Per Nuzzo: «I punti nascita non sarebbero mai stati chiusi il 31 dicembre, non per le passerelle di politici romani e per le loro assicurazioni, così come per quelle del governatore della regione. – scrive in una nota – Non sarebbero stati chiusi solo perché era logicamente e legalmente impossibile chiuderli e non dare una deroga non essendo stato approntato nessun piano alternativo alla loro chiusura. Questa è la verità». «La soluzione sulla chiusura poteva e doveva essere messa in atto già ad agosto, al momento della prima richiesta di deroga. Fui buon profeta allorquando, nella prima assemblea pubblica sul tema, ebbi modo di dire che sarebbe arrivato il giorno dell’assegnazione della medaglia del vincitore. Pare ci sia un ex aequo tra il senatore Castiello e il presidente De Luca; anche se i due continuano a litigare rivendicando ognuno per se stesso il merito di questo risultato. Ma di quale merito stiamo parlando? Io non dico “grazie“ a nessuno dei due. Alla chiusura dei punti nascita non ho mai creduto perché immotivata nei fatti. E questa mia convinzione si è rafforzata con il passare dei giorni». E aggiunge: «Questa è la verità che dobbiamo dire soprattutto a quei giovani che sono stati la parte più bella, perché più vera, di questi giorni di lotta. Soprattutto a loro va il mio plauso e a tutti quelli che, con il cuore libero, hanno alzato forte la voce di questo territorio che oggi, come ieri, ha ancora risorse per ribellarsi alle ingiustizie».  

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Codice rosso contro violenza donne: «E’ dedicato a Violeta»

di Luigi Martino

«Non appena approvato il provvedimento il mio pensiero non è potuto che andare a Violeta, la mamma di Sala Consilina morta per mano del suo compagno non più di un mese fa, l’ennesima vittima innocente di un’emergenza culturale che proveremo a combattere con tutte le nostre forze». Lo dice la deputata del Movimento 5 stelle Anna Bilotti. Il 4 novembre scorso, infatti, una donna di origine rumena, Violeta Senchiu, è stata uccisa dal suo convivente, un 48enne di Sala Consilina, arrestato, poi, con l’accusa di omicidio pluri-aggravato per futili motivi, crudeltà e premeditazione nonchè di incendio doloso. La violenza si consumò all’interno dell’appartamento in cui i due vivevano da tempo. L’uomo avrebbe cosparso di benzina la casa e poi ha appiccato il fuoco. Violeta morì sul colpo. «Con il via libera in Consiglio dei ministri al codice rosso proviamo a dare una risposta seria a tutte quelle donne che vedono nella denuncia della violenza l’inizio di un inferno peggiore della violenza stessa, spesso consentito dalla burocrazia e dalle lungaggini dell’organizzazione della giustizia» aggiunge la Bilotti. «Con questo provvedimento tutte le denunce di violenza avranno una corsia preferenziale a tutela delle donne e del loro diritto a una immediata tutela. Denunciare è la cosa più difficile, lo dicono i dati, e questo provvedimento va proprio nella direzione di attivare immediatamente tutti i presidi necessari affinché la rete di protezione prevista dagli strumenti di legge si attivi immediatamente». «Adesso la denuncia arriverà direttamente al pubblico ministero che avrà l’obbligo di sentire la donna vittima di violenza entro tre giorni». Ma non solo, il governo ha previsto l’obbligo di formazione per le forze di polizia che trattano questo tipo di procedimenti in modo che siano specializzati soprattutto nella prevenzione e che abbiano una preparazione specifica all’interlocuzione con le vittime. Questo consentirà agli organi inquirenti di fare un salto di qualità, non agire solamente a reato consumato, ma intervenire sull’organizzazione del lavoro di prevenire il reato stesso. «Proprio la Campania, stando l’osservatorio sul fenomeno della violenza sulle donne seconda in Italia per numero di femminicidi, un primato che impone a tutte le istituzioni pubbliche, alle associazioni, agli organi di informazione e formazione una strettissima sinergia per poter non solo prevenire il fenomeno, ma invertire la tendenza» ha concluso la deputata.

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