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Agropoli, si inaugura la nuova caserma della Guardia di Finanza

di Marianna Vallone

E’ in programma giovedì 16 gennaio l’inaugurazione della nuova caserma della Guardia di Finanza, ad Agropoli. Verrà intitolata alla croce di guerra al valor militare “Finanziere Mare Costabile Di Sessa”. I lavori, iniziati a luglio 2016, sono stati completati nelle scorse settimane, quando è iniziato il trasloco dalla vecchia sede sita in via Risorgimento, sul lungomare San Marco alla nuova sede, in via Fiamme Gialle (già via Antonio Scarpa), nei pressi del liceo “Gatto”. La nuova caserma delle Fiamme Gialle, costata circa 1,7 milioni di euro, ha una superficie lorda di 592,66 metri quadrati: 188,25 dedicati agli uffici; 121,13 agli alloggi; 8,72 di magazzini; 274,56 per altri usi; oltre ad una superficie scoperta di 900 metri quadrati. Il piano terra sarà adibito a uffici, mentre il primo piano verrà destinato agli alloggi. L’inaugurazione verrà anticipata, nella giornata precedente, mercoledì 15 gennaio, da un momento musicale, che si terrà presso il Cineteatro “Eduardo De Filippo” in Piazza Mediterraneo, ad Agropoli.

Questo il programma: mercoledì 15 gennaio – ore 18.30: esibizione della banda musicale del corpo della Guardia di Finanza, presso il Cineteatro “De Filippo”; giovedì 16 gennaio – ore 10.30: inaugurazione della caserma.

«Giovedì consegniamo – afferma il sindaco Adamo Coppola – la caserma della Guardia di Finanza, un edificio costruito ex novo per ospitare il Comando Compagnia delle Fiamme Gialle. I locali prima occupati dai finanzieri, di proprietà privata, non erano più idonei. I nuovi locali, con ampi e confortevoli spazi, invece, sapranno rispondere meglio alle esigenze dei militari. Un’altra opera iniziata e portata a termine per un’Agropoli che continua a crescere».

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Vallo della Lucania, la Guardia di Finanza dona abbigliamento ai bisognosi

di Marianna Vallone

Le fiamme gialle di Salerno hanno donato alla Caritas diocesana di Vallo della Lucania numerosi articoli ed accessori d’abbigliamento, confiscati nei interventi svolti dal reparto nel corso del 2019, affinché siano destinati a persone bisognose. La donazione è avvenuta al termine della messa officiata dal vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania, Ciro Miniero, in favore dei militari della Guardia di Finanza di Vallo della Lucania e dei loro familiari, che si è celebrata ieri presso la Cattedrale di San Pantaleone. I finanzieri vallesi inoltre visto l’approssimarsi delle festività natalizie, quale piccolo gesto di solidarietà, hanno anche consegnato 25 panettoni, che verranno successivamente distribuiti dai volontari a quanti si trovano in condizioni di indigenza.

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Gdf Salerno, corso di primo soccorso per 80 finanzieri

di Marianna Vallone

Martedì 3 dicembre, presso la sede della Provincia, circa 80 Finanzieri di Salerno hanno preso parte ad un corso informativo sulle tecniche di primo soccorso e sull’utilizzo del defibrillatore semiautomatico. L’iniziativa è stata promossa in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II” di Napoli – Settore Emergenze Cardiologiche. In mattinata, sono intervenuti Maurizio Santomauro e Carmine Liguori, i quali hanno affrontato il delicato tema della rianimazione cardio polmonare. Successivamente,  Carla Riganti ha approfondito gli aspetti medico-legali sull’utilizzo del defibrillatore. Nel pomeriggio, gli interventi hanno assunto un taglio pratico. Gli istruttori del Gruppo per l’Intervento nelle Emergenze Cardiologiche hanno simulato le manovre di rianimazione sugli appositi manichini. In questo modo, i militari hanno potuto acquisire delle conoscenze di base sul soccorso cardio rianimatorio, sulle possibili sulle cause di arresto cardiaco e, nello specifico, sulle aritmie potenzialmente mortali. Soprattutto nell’immediatezza dei fatti, possono rivelarsi determinanti le abilità manuali e le manovre di primo soccorso, compresi il massaggio cardiaco, la respirazione “bocca a bocca” e l’utilizzo del defibrillatore semiautomatico. Grazie alla disponibilità dei professionisti intervenuti e della stessa Provincia di Salerno, si sono potute così migliorare le competenze in materia di gestione delle emergenze, a favore delle persone in difficoltà, da parte delle Fiamme Gialle che, nell’arco delle ventiquattro ore, presidiano il territorio per le finalità istituzionali.

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Corruzione, giudici arrestati: ispezione a commissione tributaria Campania

di Redazione

La Commissione tributaria regionale della Campania sarà oggetto di un’ispezione straordinaria da parte del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria (Cpgt) . La decisione è stata assunta oggi, all’unanimità, dal Plenum del Cpgt a seguito della vicenda penale che ha coinvolto i giudici tributari della sezione di Salerno, Fernando Spanò e Giuseppe De Camillis, arrestati la scorsa settimana con l’accusa di corruzione.

Secondo gli inquirenti, i due, insieme ad alcuni imprenditori e consulenti fiscali, avevano creato un sistema per condizionare i procedimenti tributari originati dagli accertamenti dell’agenzia delle entrate e della guardia di finanza di Salerno. Per Spanò è stata disposta la sospensione dal servizio. Nessun provvedimento a carico di De Camillis in quanto già in pensione da un paio di mesi.

«Non devono esserci ombre sulla giustizia tributaria» ha sottolineato Antonio Leone, presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, secondo cui «l’attività ispettiva sarà uno strumento di conoscenza ulteriore per il cittadino cui la giustizia tributaria deve rendere conto». «Agiremo nel pieno rispetto delle prerogative dell’Autorità giudiziaria competente», ha concluso Leone.

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Corruzione, giudici arrestati a Salerno. Gip: «Fame di denaro»

di Luigi Martino

I ricorsi tributari da ‘aggiustare’ diventavano «comprare una macchina», invece, il denaro prezzo della corruzione «mozzarelle». E’ il linguaggio criptico usato nelle conversazioni intercettate dai pm salernitani che hanno messo in luce un sistema corruttivo all’interno della sezione distaccata di Salerno della Commissione tributaria regionale della Campania. L’indagine, coordinata dai sostituti Elena Guarino e dal procuratore aggiunto Luigi Cannavale e delegata al nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di Finanza, ha portato, stamani, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Pietro Indinnimeo, per 14 persone, tra cui due giudici tributari, F.S. e G.D.C. le loro iniziali, due dipendenti amministrativi, sei imprenditori e quattro consulenti fiscali, tutti incensurati, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Per gli inquirenti, sono dieci le cause tributarie di secondo grado per un valore d’imposta di circa 15 milioni di euro che sarebbero state pilotate in favore di imprenditori ritenuti corruttori i quali, in primo grado, alla Commissione tributaria provinciale di Salerno, non avevano ottenuto l’annullamento di procedimenti tributari originati da accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e dei militari delle fiamme gialle. Una società di Siano, nel Salernitano, ad esempio, avrebbe ottenuto la cancellazione di un debito di oltre otto milioni di euro; per un’altra azienda di Salerno, invece, la somma contestata e poi annullata raggiungeva quasi il milione di euro.

La ricostruzione Tutte le società sono della provincia di Salerno, tranne una che è dell’Avellinese. Secondo l’impianto accusatorio, a gestire il sistema corruttivo sarebbero stati i due funzionari i quali contattavano gli imprenditori o i loro consulenti fiscali per proporre le corruzioni. In media, le ‘mazzette’ che sarebbero andate ai due giudici oscillavano dai 5 mila ai 30 mila euro; i funzionari, invece, trattenevano una quota parte. La consegna dei soldi, come si vede nei filmati agli atti dell’indagine, avveniva nell’ascensore della Commissione tributaria o a casa dei giudici, sempre in contanti, il giorno prima della decisione. In un caso, uno dei due giudici, non soddisfatto di quanto pattuito per la tangente, avrebbe preteso con minacce un’integrazione della somma già ottenuta; in caso contrario, avrebbe emesso un provvedimento sfavorevole all’imprenditore corruttore. Il denaro contante non sarebbe stato mai prelevato dai presunti corruttori nella somma corrispondente a quella pattuita per la corruzione. Non solo soldi, però, perchè, in un caso, sarebbe stata promessa l’assunzione del figlio di un giudice da parte di una delle società coinvolte e, in un’altra occasione, sarebbe stato concesso, gratuitamente, un appartamento in città. Durante le perquisizioni eseguite, i baschi verdi hanno sequestrato, a casa di funzionario, la somma in contanti di 53mila euro; mentre, a casa dell’altro, diverse migliaia di euro, sempre in contanti.

Le indagini In uno dei frame delle telecamere posizionate all’interno dell’ascensore, si vede come un consulente consegna diverse banconote da 50 euro ad un impiegato amministrativo. Quest’ultimo direbbe al suo interlocutore: «No, no. Ora scendiamo. Veloce… veloce; vieni vieni». «Si tratta di fonti di prova oggettive», ha sottolineato il procuratore capo facente funzioni di Salerno, Luca Masini, parlando delle immagini documentate delle dazioni di denaro. L’inchiesta è stata avviata nell’agosto del 2018 ed è terminata nel marzo scorso ed è partita da una serie di altre indagini. «Abbiamo messo la parola fine perchè le corruzioni erano immediate», ha evidenziato Masini. Infatti, con una particolare capacità, sarebbe stato messo in piedi un sistema in grado di assegnare i ricorsi ai giudici ritenuti compiacenti. «A gennaio scorso, era stata già preparata una calendarizzazione dell’anno per vedere a chi assegnare le cause», ha spiegato il pm Guarino ricordando come, «in un caso, la camera di consiglio per decidere su un ricorso e’ durata appena quattro secondi».

Le parole del gip «Una fame di denaro tale da rinviare un delicatissimo intervento chirurgico» pur di non mancare in udienza per decidere una causa che ai doveva ‘pilotare’. E’ uno dei passaggi nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere con cui il gip di Salerno, Pietro Indinnimeo, descrive la condotta di uno dei due giudici arrestati oggi nell’ambito di un’inchiesta su un presunto sistema corruttivo alla sezione distaccata di Salerno della Commissione tributaria regionale della Campania. Un’ordinanza emessa dal gip in «tempi rapidissimi», sottolinea il procuratore capo facente funzioni di Salerno, Luca Masini, per una «indagine che ha consentito di disvelare un sistema corruttivo pericolosissimo e dannosissimo per lo Stato». L’indagine «rappresenta solo la punta di un iceberg», scrive ancora il gip, e per il procuratore aggiunto di Salerno, Luigi Alberto Cannavale, c’è la «tristezza il dover colpire chi ha messo una funzione di giustizia per interessi personali». Masini chiarisce, a margine di un incontro con la stampa, che quando «il gip ha indicato che si tratta di una indagine che evidenzia una punta di un iceberg», sottolinea che la procura della Repubblica «ha dovuto necessariamente, per interrompere le attività criminose, depositare e concludere anzitempo le indagini perchè le fattispecie corruttive erano via via programmate quotidianamente di giorno in giorno». Nell’ordinanza, inoltre, si fa riferimento, ha detto il comandante provinciale della guardia di Finanza di Salerno, generale Danilo Petrucelli, «alla sera del 23 novembre del 2018. Quella sera, dopo una sentenza, i due impiegati erano a cena al ristorante con l’amministratore delegato di un’azienda per festeggiare».

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Carte credito clonate: frode da un milione. Scattano gli arresti

di Luigi Martino

Nelle prime ore della mattinata odierna, i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Salerno, su disposizione del gip del tribunale di Vallo della Lucania, hanno eseguito – nelle province di Salerno e Avellino – un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, per una frode da oltre un milione di euro commessa mediante la clonazione ed il successivo utilizzo di migliaia di carte di credito. I reati contestati sono quelli previsti dal codice penale agli articoli 416 (associazione per delinquere), 493 tre (indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento), 494 (sostituzione di persona), 512 bis (trasferimento fraudolento di valori), 648 bis (riciclaggio) e 648 tre 1 (autoriciclaggio).

Nello specifico, i finanzieri della compagnia di Agropoli, coordinati dalla procura della Repubblica di Vallo della Lucania, hanno notificato il provvedimento che dispone l’arresto in carcere a G.M. (residente della provincia di Avellino), A.L. (residente della provincia di Avellino) ed E.A. (residente nella provincia di Salerno) ed hanno perquisito l’abitazione di altre 10 persone, pur esse indagate a vario titolo per la medesima frode, sequestrandone i conti correnti, un’imbarcazione e tre autovetture di pregio, per un importo complessivo superiore ad 1 milione di euro. Tra queste ultime, una fiammante Ferrari California cabrio del 2009, del valore di 130.000 euro.

L’attività investigativa, iniziata nel 2018 con l’esecuzione di pedinamenti, analisi dei flussi finanziari, intercettazioni telefoniche di indagini bancarie delegate dalla procura vallese, ha permesso di individuare e disarticolare un sodalizio criminale. In particolare, è stato accertato che A.L. era incaricato di reperire i dati delle carte di credito, sfruttando le proprie competenze informatiche o, addirittura, acquistandoli, ad un prezzo medio di 35 euro per ogni carta, sulla rete illegale del dark web.

Al fine di ottenere dati anagrafici e i numeri di cellulare abbinati alle carte, A.L. effettuava pure telefonate d’uffici dell’anagrafe in tutta Italia e ai call-center delle banche, sostituendosi ai titolari delle carte o addirittura spacciandosi per maresciallo dei carabinieri, pressando l’interlocutore al telefono che, in molti casi, erano spinti a fornire dati richiesti al finto rappresentante dell’Arma.

Le carte di credito clonate venivano poi utilizzate per l’acquisto on-line è di beni personali (tra cui l’imbarcazione un’auto di lusso, materiale ipertecnologico, canore e arredi sanitari), oppure da rivendere a prezzi di favore a parenti e amici. Più frequentemente, quest’anno schede di carburante ci si di Internet di diversi gestori, utilizzando le parla questo di migliaia di litri di gasolio, per rivenderli infine a soggetti compiacenti, con sconti anche fino al 50%.

Per non essere individuate, in altri casi compravano on-line anche i bitcoin, poi utilizzati per l’acquisto di altra merce su piattaforme e-commerce, nel più assoluto anonimato.

Un altro stratagemma adoperato consisteva addirittura nel simulare l’acquisto di pacchetti vacanze, sempre utilizzando i fondi delle carte di credito colorate, presso una struttura alberghiera connivente in Albania, la quale tratteneva per se’ 40% del corrispettivo pattuito; un altro 20% veniva dato al mediatore tra le parti, mentre il restante 40% rientrava nella disponibilità degli autori della frode, costituendo così l’effettivo guadagno degli indagati.

In altri casi ancora, venivano acquistate ricariche telefoniche per migliaia di euro, poi utilizzate per chiamare un numero telefonico a pagamento, intestato ad una ditta facente capo a N.F. (residente nella provincia di Salerno) che, in tal modo, ne assorbiva interamente il credito, in uno schema tipico di ripulitura del provento dell’attività delittuosa. A tal fine, una centralinista era appositamente incaricata, a tempo pieno, di chiamare quel numero pagamento.

In ultimo, le carte clonate venivano scaricate attraverso il pagamento di acquisti simulati, Su siti Internet facenti capo a società create ad hoc, di fatto non operative, sempre riconducibili indagati. Le somme accumulate sui conti correnti delle società ‘di comodo’ venivano, infine, prelevate direttamente in contanti allo sportello, oppure trasferiti ancora una volta, tramite bonifico, sui conti correnti – anche all’estero – questa volta intestati agli indagati.

Alle perquisizioni hanno preso parte anche finanzieri del nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche di Roma, reparto del corpo deputato alle investigazioni tecnologiche. Con i loro tributo, il materiale informativo elettronico sottoposto sequestro, acquisito con tecniche di digital forensics, potrà essere approfonditamente esaminato, Soprattutto nella prospettiva di risalire alle migliaia di soggetti truffati, per consentire loro di avanzare le richieste di risarcimento. A parte alcune denunce sporte dai titolari delle carte clonate, infatti, la gran parte di essi risulta ignara del raggiro subito, in quanto gli indagati riuscivano pure a modificare il numero telefonico di recapito degli ‘alert’ della banca di appoggio.

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Vallo della Lucania, Finanza dona ai bisognosi abbigliamento sequestrato

di Luigi Martino

La guardia di Finanza del comando provinciale di Salerno ha donato alla Caritas di Vallo della Lucania 170 capi di abbigliamento sequestrati. Alla presenza del Vescovo di Vallo della Lucania, Monsignor Ciro Miniero, i militari delle fiamme gialle hanno consegnato un regalo per le persone bisognose. Articoli di abbigliamento ed accessori, fra cui scarpe e borse, sottoposti a sequestro e successiva confisca, sono stati regalati alla Caritas. Sarebbero stati destinati alla distruzione, ma le fiamme gialle hanno chiesto e ottenuto dalla competente autorità giudiziaria, l’autorizzazione a disporne le donazione «per scopi sociali», dopo averne preventivamente rimosso tutti i segni distintivi falsificati. «L’iniziativa serve innanzitutto a fornire un aiuto concreto a coloro che si trovano in condizioni di indigenza, soprattutto nell’approssimarsi delle festività natalizie. E’ importante, anche, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno della contraffazione, che danneggia in maniera significativa gli operatori economici regolari, causando ingenti perdite a tutta la filiera produttiva e distributiva» fanno sapere dalla tenenza di Vallo della Lucania. Parole di apprezzamento e gratitudine per l’iniziativa, sono state rivolte ai finanzieri da Monsignor Miniero e dal direttore della Caritas diocesana, don Aniello Adinolfi.

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Abusivismo e rifiuti, due imprenditori nei guai

di Luigi Martino

I finanzieri in azione

I finanzieri del comando provinciale di Salerno, in esecuzione di un decreto emesso dal gip del tribunale di Vallo della Lucania, hanno sequestrato un’area di 10 mila metri quadrati e un impianto di produzione e stoccaggio di calcestruzzo di circa 11 mila metri quadrati nel comune di Castelnuovo Cilento. Il valore delle due aree si aggira attorno ai 75 mila euro. Nei guai sono finiti due imprenditori di Ascea accusati di aver realizzato interventi edili in zone sottoposte a vincolo paesaggistico e ambientale. Secondo la guardia di Finanza, inoltre, i due sarebbero responsabili anche di alcuni sversamenti di rifiuti su suoli privati e presso siti non autorizzati.

L’elemento che ha suscitato l’interesse investigativo dei militari è stato la stratificazione dei rifiuti, che aveva causato l’innalzamento dell’intera area utilizzata per lo sversamento, portandola allo stesso livello del manto stradale, diversamente dalle zone agricole adiacenti.

Gli accertamenti effettuati sul posto hanno poi portato anche all’individuazione di un complesso produttivo di calcestruzzo per la lavorazione, la produzione e lo stoccaggio dei rifiuti realizzato abusivamente, peraltro in una zona sismica e, per di più, sottoposta a vincoli paesaggistici naturali.

Con il sequestro preventivo dell’intero impianto produttivo e dell’area attigua adibita a discarica, è scattata anche la denuncia dei due imprenditori cilentani per le numerose violazioni in materia ambientale ed edilizie riscontrate.

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