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Centro antiviolenza nel Cilento, Bilotti: «Ci sono i fondi ma le attività vengono sospese»

di Marianna Vallone

«Trenta milioni di fondi disponibili e, ciò nonostante, le attività dei professionisti che operano nel centro anti violenza dell’ambito sociale S8, nel Cilento, vengono sospese, con evidente pregiudizio dell’assistenza alle donne in difficoltà». E’ quanto denuncia la deputata Anna Bilotti (M5S) che sui presunti ritardi nell’erogazione dei finanziamenti ha depositato oggi un’interrogazione parlamentare alla ministra alle Pari Opportunità, Elena Bonetti. Bilotti chiede di sapere cosa si intenda fare per accelerare l’iter ed evitare, anche in futuro, situazioni di stallo che pregiudicano le politiche di aiuto alle donne. «Il 4 dicembre, dopo il necessario passaggio in ConferenzaStato-Regioni, la ministra ha firmato il decreto di riparto che fa arrivare i fondi alle Regioni e, da queste, ai Comuni – spiega la parlamentare – Alla Campania sono assegnati 2.146.888euro, tuttavia apprendiamo che le attività del centro anti violenza “Il volo delle farfalle”, operativo in 37 comuni dell’area Sud della provincia di Salerno, sono state sospese per mancanza di liquidità. E’ una situazione paradossale, di cui ancora una volta fanno le spese le donne». Sul caso è intervenuto anche il consigliere regionale M5S Michele Cammarano: «L’annunciata chiusura del centro antiviolenza “Il Volo delle Farfalle” è sintomatico di quanto chi opera per il sociale e a sostegno dei più deboli non rappresenti una priorità nella Campania di De Luca. Una Regione che distribuisce fondi ai Piani di Zona, dovrebbe seguire l’iter di quei finanziamenti pubblici e verificare in che modo sono stati spesi e con quali finalità. Da anni denunciamo la gestione scellerata del Piano di Zona S8, con Vallo della Lucania come Comune capofila e che comprende ben 37 comuni. Una gestione che ha comportato uno sperpero di denaro pubblico, parte del quale investito per l’acquisto di arredamenti sfarzosi quanto onerosi per le sedi di alcuni Municipi. Uno spreco che oggi suona come la peggiore delle beffe, al cospetto della chiusura di un centro che ha sedi nei comuni di Vallo della Lucania, Castellabate e Agropoli, con oltre 3mila donne che in questi ultimi anni si sono avvalse dell’assistenza gratuita, legale e psicologica, delle 13 operatrici a cui dal 1 gennaio non è stato rinnovato il contratto per carenza di fondi. Quegli stessi fondi con i quali sono stati arredati, con gusto discutibile, gli uffici di alcuni sindaci». E chiede  alla giunta regionale «quali azioni si intendono adottare al fine di assicurare, in maniera costante, l’erogazione di un servizio che risulta essenziale in un’area interna che conta una popolazione femminile di più di 20mila donne tra i 18 e i 65 anni».

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Europee, la Lega si prende il Cilento: M5S giù. Bene Pd

di Redazione

In Campania, il Movimento 5 Stelle, anche se in calo, resta il primo partito e il più votato a Napoli. E’ questo il dato che emerge il giorno dopo le elezioni Europee dove i Pentastellati si attestano in Campania al 34,2% (alle scorse politiche aveva il 59%). Secondo forza il Pd con il 19,4% e di poco staccata la Lega che si attesta al 18,6%. Forza Italia di Silvio Berlusconi è al 13,4% e Fratelli d’Italia 5,7%, la Sinistra (1,8%), Europa Verde (1,5%), Partito Comunista (1,5%). Nel capoluogo il M5S raccoglie il 39% delle preferenze seguito dal Pd al 23%. Buon risultato anche per la Lega che sale al 12%, davanti a Forza Italia (9%) e Fratelli d’Italia (4%).

Se in Campania i girllini sono avanti, in Cilento e Vallo di Diano la Lega conquista la fetta più grossa dei comuni. Ad Agropoli, ad esempio, su 7.834 voti il partito di Matteo Salvini se ne prende 2.420, il 30,89%. Secondo il M5S con 1.825 voti. Terzo il Pd: 1.721 voti. Anche a Capaccio Paestum, dove gli aventi diritti hanno dovuto scegliere anche il sindaco e il consiglio comunale, vince la Lega. Più di 4.400 voti per i blu di Salvini. Regge il Movimento 5 Stelle con 2.745 e Forza Italia qui è terzo con 1.663. Nella città dei Templi hanno votato 12.477 elettori. A Vallo della Lucania sorride sicuramente il consigliere Pietro Miraldi e, perchè no, anche l’onorevole Castiello. I grillini qui sono primi con 914 preferenze sulle 3.139 totali. Secondo è il Pd con 677 voti, terza la Lega con 661 voti. Lega che trionfa anche a Sapri con il 31,37% del totale (767 voti). Nella cittadina della Spigolatrice secondo è il Movimento 5 Stelle con 560 preferenze. Terzo è il Pd, partito del sindaco Antonio Gentile, con 518 preferenze (21,04%).

A Camerota vince la Lega con 713 preferenze contro le 364 del Pd e le 336 del Movimento 5 Stelle. Il Comune si conferma roccaforte della destra. Forza Italia, qui, è quarta con 272 preferenze. L’affluenza al voto è stata davvero bassa. Ascea resta in attesa di conoscere il suo nuovo sindaco. Criscuolo e D’Angiolillo seguiranno lo spoglio insieme ai propri compagni d’avventura. Anche nella città di Parmenide vince la Lega con 930 preferenze, più del 27%. Movimento 5 Stelle secondo con 753, terzo Forza Italia (partito di Criscuolo, candidato sindaco della lista numero 1 ‘Fare Ascea’) con 653 voti. Il Pd è solo quarto con 504 voti davanti a Fratelli d’Italia, 363 voti. La Lega si prende anche Castellabate, 994 preferenze. Oltre il 30% del totale. M5S con il 20,59% (672 voti) e Fi con 668 voti. Blu è anche Casal Velino: Lega 594 voti, M5S 480, Fi 312 e Pd 312.

Diamo uno sguardo al Vallo di Diano dove la capitale Sala Consilina regala 2.319 voti alla Lega. Secondo è il movimento di Di Maio e Grillo, 1.558 voti. Terzo è Fi con 1.190 voti. Il Pd solo 1.021. Anche a Polla trionfa la Lega: 443 voti. M5S secondo con 353 preferenze. Pd terzo con 296 preferenze. La situazione non cambia a Buonabitacolo: primo Salvini con 247 voti, secondo i Cinque Stelle con 236 voti, terzo il Pd con 167 voti. Anche Atena Lucana vede in testa la Lega: 230 voti. Secondo il Pd con 152, terzo il M5S con 149. Per concludere un dato in controtendenza. Sant’Arsenio è Dem: 370 voti al Pd. Poi 264 al Movimento e 193 alla Lega.

Lega primo partito I voti di lista sono sicuramente maggiori a quelli espressi con la preferenza. Ma questi sono solo dettagli. L’elenco dei comuni dove la Lega trionfa, è bello lungo: Albanella, Alfano, Altavilla, Aquara, Ascea, Atena Lucana, Auletta, Buonabitacolo, Caggiano, Camerota, Cannalonga, Casal Velino, Casaletto Spartano, Caselle in Pittari, Castellabate, Castelnuovo Cilento, Celle di Bulgheria, Centola, Ceraso, Cicerale, Controne, Cuccaro Vetere, Futani, Giungano, Laureana Cilento, Lustra, Magliano Vetere, Montano Antilia, Montecorice, Monteforte Cilento, Omignano, Ottati, Padula, Palomonte, Perdifumo, Pisciotta, Polla, Pollica, Postiglione, Prignano Cilento, Roccadaspide, Rofrano, Roscigno, Sala Consilina, Salento, San Giovanni a Piro, San Mauro Cilento, San Pietro al Tanagro, San Rufo, Santa Marina, Sanza, Sassano, Serramezzana, Sessa Cilento, Sicignano degli Alburni, Stio, Teggiano, Torraca, Torre Orsaia, Trentinara, Vibonati.

Movimento «lento» Movimento 5 Stelle primo partito a Castelcivita, Moio della Civitella, Monte San Giacomo, Montesano sulla Marcellana, Ogliastro Cilento, Orria, Pertosa, Roccagloriosa, Stella Cilento. Si colorano di giallo pochi centri del Cilento e Vallo di Diano.

Pd in risalita Se confrontiamo i dati con le elezioni del 2014, il Pd è in netta discesa, ma questo lo sapevamo. Se invece proviamo a leggere le preferenze in base agli exit poll e agli ultimi mesi di politica, ci accorgiamo che i dem arrancano ma conquistano terreno. Pd primo partito a: Bellosguardo, Campora, Castel San Lorenzo, Felitto, Gioi, Ispani, Laurino, Laurito, Morigerati, Novi Velia, Perito, Petina, Piaggine, Rutino, Sacco, San Mauro La Bruca, Sant’Angelo a Fasanella, Sant’Arsenio, Torchiara, Tortorella, Valle dell’Angelo.

Silvio, solo A Forza Italia va Corleto Monforte. Berlusconi con 80 voti sui 296 totali. Secondo arriva Matteo Salvini (58 preferenze). Terzo il partito Democratico (51 preferenze).

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«Indagine su Alfieri farà sgretolare il sistema delle fritture di pesce»

di Luigi Martino

«Sono sempre più inquietanti i retroscena che emergono dagli sviluppi dell’inchiesta che vede coinvolto il già capostaff di De Luca e suo consigliere all’Agricoltura Franco Alfieri. Neppure la gravissima indagine con l’accusa per voto di scambio politico mafioso ha convinto Alfieri a ritirare la sua candidatura a sindaco di Capaccio. Oggi apprendiamo che quella stessa indagine si sta allargando a uomini da sempre vicini al braccio destro del governatore De Luca. A partire da Pasquale Mirarchi, candidato sindaco ad Albanella, arrestato ieri per possesso abusivo di una pistola trovatagli in casa. Passando per l’imprenditore Roberto Squecco, che secondo i magistrati si sarebbe impegnato con Mirarchi per sostenere Alfieri durante la campagna per le politiche del 2018. Pedine di quello che il governatore De Luca ha battezzato come il sistema delle fritture di pesce». Così il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano.
«Vicende di questo tenore – sottolinea Cammarano – non fanno che rimarcare la differenza abissale tra il Movimento 5 Stelle e la vecchia politica. Personaggi come Alfieri da noi sarebbero stati immediatamente allontanati di fronte a una così infamante ipotesi di reato. Per De Luca e il suo partito il coinvolgimento in inchieste di questo tipo rappresentano probabilmente una medaglia, al punto da sostenerli in campagna elettorale, dopo averli celebrati come modello a cui ispirarsi per procacciare preferenze elettorali».

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Inchiesta Agropoli, Avallone: «Indagini su Alfieri non macchino il Cilento»

di Luigi Martino

«Oggi, purtroppo, il Cilento fa notizia per tristi episodi di cronaca giudiziaria: scambio politico-mafioso, fritture di pesce, indagini varie. In realtà il Cilento è ben altro: terra di una bellezza che lascia senza fiato. Un luogo conosciuto e amato dai greci che lo scelsero come seconda Patria. Territori che spaziano dal mare incontaminato, a montagne selvagge. Borghi incantati popolati da gente meravigliosa, onesta, tenace». A dirlo è il candidato al Parlamento europeo, Vito Avallone.

«Il Cilento della dieta mediterranea, dei parchi archeologici, dei borghi medievali, delle eccellenze agroalimentari, dei parchi naturali, questo è il nostro Cilento. Abbiamo il dovere di allontanare, con forza e con l’orgoglio che contraddistingue i cilentani, quei personaggi che ci rubano il futuro. Personaggi grigi, come Franco Alfieri – continua Avallone – che si muovono nel sottobosco alimentando troppe ombre. Non possiamo più far finta di non vedere e restare indifferenti. Noi vogliamo un altro Cilento, dove le parole d’ordine siano onestà, trasparenza, tutela del paesaggio, sviluppo sostenibile. Esiste un altro futuro per il nostro Cilento, costruiamolo con tutte le anime belle che lo popolano- conclude».

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Inchiesta Agropoli, vice presidente Senato: «Voti mafia sporcano di reati»

di Luigi Martino

«Arriva proprio oggi in Aula la nostra proposta di legge che modifica la norma sul reato di voto di scambio politico-mafioso. Chi chiede e accetta i voti dalla mafia si sporca di tutti i reati che la mafia commette perché ne riconosce il potere e ne diventa complice». Lo scrive su Facebook la vice presidente del Senato Paola Taverna, del Movimento 5 Stelle, commentando l’indagine a carico dell’ex sindaco di Agropoli Franco Alfieri. «Per questi reati – aggiunge – prevediamo pene più alte, da 10 a 15 anni di carcere. Per chi viene eletto poi è prevista l’aggravante speciale con cui si arriva fino a 22 anni di reclusione. E poi il daspo, perché chi collabora con la mafia non può continuare a lavorare nella pubblica amministrazione. Da anni è stata proclamata ad alta voce la lotta alla mafia senza fare concretamente nulla. D’altronde la storia ci ha insegnato che faceva comodo a tanti…troppi».

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Dal governo in arrivo 8 milioni di euro per i comuni del Cilento

di Luigi Martino

«Grazie al nostro Governo, i comuni della Provincia di Salerno al di sotto dei 20 mila abitanti beneficeranno di un fondo di circa 8 milioni di euro. Vero e proprio ossigeno soprattutto per le tantissime comunità di aree come il Cilento e il Vallo di Diano, che pagano scelte politiche di totale disinteresse verso questi territori, fino a provocarne un graduale spopolamento e una progressiva denatalità. Con l’ultima manovra finanziaria è stato infatti attivato un fondo da 400 milioni per finanziare piccole opere in settori vitali come l’edilizia pubblica, la manutenzione e la sicurezza del territorio, la manutenzione della rete viaria, la prevenzione del rischio sismico e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Le singole amministrazioni dovranno rendere nota la fonte del finanziamento, la finalizzazione e l’importo assegnato con pubblicazione nella sezione “amministrazione trasparente” dei rispettivi siti istituzionali». Così il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano. «In particolare – spiega Cammarano – sarà erogato un contributo di 40 mila euro per i comuni fino a 2 mila abitanti, di 50 mila per quelli fino a 5 mila abitanti, di 70 mila per i comuni fino a 10 mila abitanti e di 100 mila euro per quelli fino a 20 mila abitanti. Con il contributo andiamo a coprire il 100% dell’importo delle opere. A questi maggiori investimenti locali, si va ad aggiungere un miliardo di euro di maggiori fondi, derivanti dallo sblocco degli avanzi di amministrazione per i comuni virtuosi. Diamo finalmente linfa a tanti enti territoriali massacrati fino ad oggi dal Patto di Stabilità interno e dal principio del Pareggio di Bilancio, oltre che da politiche regionali che non hanno tenuto in alcun conto territori che rappresentano una vera e propria risorsa in termini turistici e di produzioni tipiche locali, oltre che per un retaggio di tradizioni e folklore che le caratterizzano, e sulle quali si comincia, finalmente, a investire».

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Senato, Castiello: «10 meridionali su 100 sono in povertà assoluta»

di Luigi Martino

«Gli ultimi aggiornamenti curati da un osservatorio qualificato, qual è la Svimez, evidenziano un quadro dell’economia e della società meridionale di rilevante criticità. Mettendo i numeri dietro i fatti, questi dimostrano che il Mezzogiorno perde negli ultimi quindici anni 1 milione di abitanti circa e 200 mila laureati. Alla crisi demografica, che si è realizzata nelle forme più devastanti, qual è la privazione di capitale umano qualificato, si è accompagnata la perdita di ingente capitale finanziario. Considerata la cifra di 200mila laureati meridionali emigrati prevalentemente all’estero e moltiplicata tale cifra per il costo medio (secondo i dati OCSE), la perdita netta in termini finanziari per il Sud ammonta a circa 30 miliardi di euro». Ad affermarlo è Francesco Castiello, Senatore della Repubblica eletto nel collegio che abbracciava il Cilento nel corso dell’ultima tornata elettorale. «Alla perdita di questo gran numero di giovani in possesso della laurea corrisponde, inoltre, una ingente sottrazione di valore aggiunto per il futuro. La disoccupazione giovanile nelle 8 regioni meridionali si aggira sul 50% circa. Il tasso di occupazione dei laureati in Italia è quasi dell’80%, al Sud è fermo al 44%, a circa la metà. La percentuale di occupazione delle donne in possesso del titolo della scuola dell’obbligo è drammatica, riducendosi addirittura al 29,9 %. Il bassissimo tasso di occupazione femminile, di circa 30 punti percentuali inferiore a quello del centro-nord, evidenzia, come è stato perspicuamente osservato, “la singolare circostanza che le donne nel Mezzogiorno vivono in un paese totalmente diverso rispetto a quelle che vivono nel centro-nord”. Nel Mezzogiorno non solo si registra soltanto un’incidenza maggiore di famiglie nell’ambito delle quali nessuno è occupato, ma si riscontra anche un’incidenza maggiore di famiglie monopercettori di reddito e per giunta di basso livello» continua Castiello. «Nel Sud si concentra oggi la più parte delle famiglie in condizioni di povertà assoluta (circa 5 milioni) e di povertà relativa (circa 10 milioni). Nel 2016, alla fine della lunga recessione, è stato calcolato che 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro 6 nel Centro-nord» chiosa il senatore.

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Codice rosso contro violenza donne: «E’ dedicato a Violeta»

di Luigi Martino

«Non appena approvato il provvedimento il mio pensiero non è potuto che andare a Violeta, la mamma di Sala Consilina morta per mano del suo compagno non più di un mese fa, l’ennesima vittima innocente di un’emergenza culturale che proveremo a combattere con tutte le nostre forze». Lo dice la deputata del Movimento 5 stelle Anna Bilotti. Il 4 novembre scorso, infatti, una donna di origine rumena, Violeta Senchiu, è stata uccisa dal suo convivente, un 48enne di Sala Consilina, arrestato, poi, con l’accusa di omicidio pluri-aggravato per futili motivi, crudeltà e premeditazione nonchè di incendio doloso. La violenza si consumò all’interno dell’appartamento in cui i due vivevano da tempo. L’uomo avrebbe cosparso di benzina la casa e poi ha appiccato il fuoco. Violeta morì sul colpo. «Con il via libera in Consiglio dei ministri al codice rosso proviamo a dare una risposta seria a tutte quelle donne che vedono nella denuncia della violenza l’inizio di un inferno peggiore della violenza stessa, spesso consentito dalla burocrazia e dalle lungaggini dell’organizzazione della giustizia» aggiunge la Bilotti. «Con questo provvedimento tutte le denunce di violenza avranno una corsia preferenziale a tutela delle donne e del loro diritto a una immediata tutela. Denunciare è la cosa più difficile, lo dicono i dati, e questo provvedimento va proprio nella direzione di attivare immediatamente tutti i presidi necessari affinché la rete di protezione prevista dagli strumenti di legge si attivi immediatamente». «Adesso la denuncia arriverà direttamente al pubblico ministero che avrà l’obbligo di sentire la donna vittima di violenza entro tre giorni». Ma non solo, il governo ha previsto l’obbligo di formazione per le forze di polizia che trattano questo tipo di procedimenti in modo che siano specializzati soprattutto nella prevenzione e che abbiano una preparazione specifica all’interlocuzione con le vittime. Questo consentirà agli organi inquirenti di fare un salto di qualità, non agire solamente a reato consumato, ma intervenire sull’organizzazione del lavoro di prevenire il reato stesso. «Proprio la Campania, stando l’osservatorio sul fenomeno della violenza sulle donne seconda in Italia per numero di femminicidi, un primato che impone a tutte le istituzioni pubbliche, alle associazioni, agli organi di informazione e formazione una strettissima sinergia per poter non solo prevenire il fenomeno, ma invertire la tendenza» ha concluso la deputata.

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Punti nascita, M5S: «De Luca recuperi ritardi»

di Luigi Martino

«La seduta della Commissione regionale Sanità, convocata per individuare una soluzione per debellare la chiusura dei punti nascita di Polla, Sapri e Piedimonte Matese, si è trasformata nell’ennesimo show per la maggioranza di fronte agli occhi allibiti di sindaci, medici e rappresentanti sindacali che, come noi, avevano come unico obiettivo l’interesse dei cittadini. Di fronte alle proposte e alle soluzioni rappresentate da amministratori e addetti ai lavori, abbiamo ascoltato citazioni di Gattuso e gratuiti attacchi al nostro Governo tesi a mascherare l’unica verità possibile. Ovvero, che se ci troviamo a dover fare miracoli per salvare i tre punti nascita è solo per effetto di una programmazione totalmente inesistente in tre anni e mezzo di governo regionale. In una Regione nella quale su 56 punti nascita appena sei rispondono agli standard di legge e dove non si è fatto nulla per implementare la rete dell’emergenza materno-infantile, presidente e maggioranza si mettono a fare il gioco delle tre carte. Scaricando responsabilità sul Governo, laddove la valutazione spetta invece a un organismo tecnico che si limita a valutare la coerenza della richiesta rispetto agli standard di legge». Così i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino e Michele Cammarano. «Così come ci siamo attivati per la permanenza del pronto soccorso di Sant’Agata – proseguono Ciarambino e Cammarano – costringendo De Luca a fare marcia indietro, lo stesso abbiamo fatto con i tre punti nascita, chiedendo conto al ministero e apprendendo che la richiesta partita dalla Regione non aveva i requisiti per poter consentire una nuova valutazione. Se De Luca ha davvero a cuore la permanenza dei punti nascita, auspichiamo a questo punto che faccia una programmazione che contenga requisiti organizzativi, strumentali e di garanzia per la sicurezza di donne e dei bambini, mettendo il ministero nelle condizioni di poterla approvare. In caso contrario, non solo la responsabilità sarà soltanto sua, ma darà credito ai sospetti che dietro la volontà di presentare una richiesta farlocca, ci sia una precisa strategia tesa a chiudere i tre punti nascita».

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Punti nascita Polla e Sapri, M5S accusa De Luca

di Luigi Martino

Adelizzi del M5S
«Dal governatore De Luca non è mai partita alcuna richiesta di rivalutazione al Ministero della Salute a seguito del parere negativo di deroga alla chiusura dei punti nascita di Polla e Sapri, contrariamente a quanto va dichiarando urbi et orbi da 5 giorni. E’ solo l’ennesimo bluff sulla pelle dei cittadini, che noi abbiamo scoperto e che abbiamo il dovere di raccontare. Il presidente della Regione Campania si sarebbe limitato esclusivamente a firmare il decreto di chiusura, a partire dal primo gennaio prossimo, provando a scaricare tutte le sue colpe sul Ministero. E’ dunque assolutamente infondata la notizia di una richiesta di rivalutazione, che non risulta da nessuna parte e che andrebbe comunque corredata con elementi oggettivi come i tempi di percorrenza reali, che potrebbero essere forniti, ad esempio, dal corpo dei vigili del Fuoco. Questa mattina abbiamo incontrato i tecnici del ministero della Salute, ai quali abbiamo illustrato le ragioni di inopportunità dello smantellamento dei punti nascita negli ospedali Luigi Curto di Polla e Immacolata di Sapri, indicando, tra gli altri elementi di valutazione, proprio la pessima viabilità e i tempi di percorrenza, che ci risultano superiori ai 60 minuti richiesti per legge». E’ quanto dichiarano la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino e i deputati M5S Cosimo Adelizzi e Nicola Provenza. «Dal Ministero abbiamo appreso che nessuna rivalutazione potrà avvenire – rivelano gli esponenti M5S – in assenza di una nuova dettagliata richiesta della Regione Campania, della quale al momento non c’è ancora traccia, se non nei comunicati di De Luca. Lo stesso De Luca che invoca professionalità e sicurezza, gestisce oggi una regione nella quale su 56 punti nascita appena 6 risultano conformi agli standard previsti per legge. E a fronte di prescrizioni, dai tavoli ministeriali, di realizzare una rete materno infantile in Campania, non si è mai attivato in tal senso. Ora che la verità è venuta fuori, il governatore si affretti a redigere un documento che contenga elementi alla luce dei quali il Ministero potrà procedere a riesaminare la richiesta di deroga, cosi’ da non lasciare le aree del Cilento, Vallo di Diano e del Golfo di Policastro sguarnite di punti nascita in due presidi strategici per il territorio».

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Rifiuti, M5S: «Raccolta differenziata in Campania già al 52%»

di Luigi Martino

Raccolta differenziata
«A livello regionale la Campania nel 2016 aveva il 52% di raccolta differenziata. Meglio di alcune regioni del Nord. Quello che serve è più raccolta differenziata porta a porta, a partire dal Comune di Napoli e impianti di selezione, recupero materia e compostaggio non inceneritori. E il modello da adottare non è quello di Brescia ma quello della provincia di Treviso che fa senza inceneritori come indicato nel contratto di Governo. Estendendo la raccolta porta a porta, in breve tempo la Campania sarà come il Veneto e raggiungendo il 65% non ci sarà mai spazio per costruire nessun nuovo inceneritore». Lo afferma in una dichiarazione il vicecapogruppo M5s in commissione Ambiente alla Camera Alberto Zolezzi, citando i dati Ispra 2016. «Su dati di fine 2016 e oggi potrebbero esser migliori, infatti parlano di un 47% di differenziata in provincia di Napoli, il 70,9% a Benevento, il 56% ad Avellino, il 51% Caserta ed il 61,3% Salerno. Non sta in piedi industrialmente fare un inceneritore per provincia visto che Benenvento ha solo 28mila tonnellate da smaltire nel 2016 e Avellino 64.000. Si fa prima, costa meno ed è ambientalmente sostenibile estendendere la raccolta differenziata porta a porta a Napoli come De Magistris dovrebbe fare da tempo. Su questo dobbiamo incalzare», ha aggiunto. «La Campania andrebbe subito al 65% di differenziata con 900mila tonnellate da smaltire, che con il pre-trattamento diventerebbero un 20-30% in meno a smaltimento finale. Cioè 630mila tonnellate.Cioè meno della potenzialità massima di Acerra che è di 725mila tonnellate annuo. Quelli che servono – ha detto ancora Zolezzi- sono investimenti su riduzione, raccolta porta a porta con tariffa puntuale, costruire impianti di selezione, riciclo, recupero materia e compostaggio. Altro che nuovi inceneritori che non sono previsti nel Contratto di Governo» conclude Zolezzi. «Ricordo che il Veneto è una eccellenza mondiale proprio perchè ha pochi inceneritori ed cancellato la costruzione di nuovi forni, puntando sulla raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, impianti di selezione, riciclo, compostaggio. Concludo ricordando che da uno studio Altesys estenendo il porta a porta in tutta la Campania si potrebbero creare 20mila nuovi posti di lavoro».

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