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Vibonati in lutto, l’addio all’ex sindaco Gerbase

di Marianna Vallone

Si è spento a 79 anni Silvestro Gerbase, sindaco di Vibonati fino al 1993, consigliere comunale e assessore dal 1978 al 1990 e fiero sostenitore del Partito Socialista. Per Vibonati quella di ieri, dedicata all’ultimo saluto a Gerbase nella chiesa di Sant’Antonio, è stata una giornata di lutto cittadino, che l’amministrazione attuale, guidata dall’amico Franco Brusco, ha voluto per ricordare un «un alleato sempre in prima fila per le lotte utili alla comunità». Gerbase era lontano da anni dalla vita politica, dal 93′ non aveva più rivestito incarichi politici ma la passione per la cosa pubblica non l’ha mai messa da parte. Lo ricordano in tanti, commoventi le parole che la nipote, Genny Gerbase, oggi assessore alla Cultura del Comune di Vibonati, ha postato su Facebook. «Grazie alla tua intelligenza estrosa e vivace, ma soprattutto grazie alla tua lealtà, spalancavi tutte le porte, da quelle dei Comuni a quelle del Parlamento, ma soprattutto spalancavi le porte delle persone umili, delle persone semplici, delle persone come te, entrando nelle loro case e nei loro cuori con una semplicità disarmante. Non si poteva non volerti bene».  

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Lastre di marmo uccidono un operaio, assolti i titolari della ditta

di Marianna Vallone

Assolti perché il fatto non sussiste. Gli imprenditori Amedeo e Alfeo Davide Cancellaro, accusati di omicidio colposo per la morte di un loro dipendente, schiacciato tra due pacchi di lastre di marmo mentre era al lavoro, sono stati assolti con formula piena dal Tribunale di Lagonegro. Il triste episodio risale al giugno 2012. Per la morte del loro dipendente la Procura aveva ipotizzato il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro, quindi trasformata nell’accusa di omicidio colposo. I legali dei due imprenditori, Caterina Mastrogiovanni e Marcello D’Aiuto, soddisfatti per l’esito, hanno dichiarato: «La sentenza  chiude un vicenda complicata sia dal punto di vista giuridico che etico e morale. Abbiamo lavorato intensamente perché fosse affermata l’innocenza di Amedeo ed Alfeo Cancellaro e la loro rispettabilità umana e professionale. Riteniamo di esserci riusciti a pieno». Il procedimento penale, lungo e complesso, si è concluso con l’assoluzione piena dei due imputati. Il giudice del tribunale lucano, infatti, ha accolto la tesi difensiva ed ha riconosciuto l’infondatezza dell’accusa. Per i due legali l’accusa di omicidio colposo a carico degli imprenditori era un’accusa grave ed infamante. Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna a dieci mesi di reclusione per entrambi.

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