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Cosa vedere a Morigerati: guida alle 6 bellezze da non perdere

di Marianna Vallone

Fiume Bussento
Morigerati è una meta che non può mancare nel carnet di un buon viaggiatore che sceglie di visitare il Cilento: chi lo visita la prima volta rimane rapito dalle destinazioni più note, quelle sulla costa. Ma il Cilento non è solo questo, e i luoghi da visitare sono innumerevoli: è una sub regione piena di sorprese archeologiche e naturalistiche. Morigerati ne custodisce alcune. Molte altre sono nel territorio di Sicilì, borgo frazione, al quale dedicheremo un approfondimento.
  1. Oasi Wwf Grotte del Bussento
Dal 1995 Oasi Wwf, il sito naturalistico delle Grotte del Bussento è considerato il più importante in Italia per il particolare fenomeno carsico della risorgenza. Una riserva di 607 ettari che si raggiunge dopo una passeggiata lungo un’antica mulattiera. Offre uno straordinario paesaggio: la vegetazione è di muschi, felci, salici e ontani. Ospita, infatti, la stazione di muschi più importante del Sud Italia. Affascinante l’antico mulino a ruota orizzontale, in funzione fino agli anni ’60, unico nel territorio a operare, di nascosto di notte, anche nel periodo fascista.
  1. La Ferriera
È considerata uno degli esempi più interessanti di archeologia industriale del territorio cilentano. La Ferriera di Valle della Corte a Morigerati è stata realizzata attorno alla metà del diciannovesimo secolo e utilizzata per lavorare e trasformare il ferro. Si tratta di un grande esempio di archeologia proto – industriale, con oltre 450 metri quadrati di superficie, fino a poco tempo fa sepolto da circa tre metri di terra e camuffato da una fitta macchia mediterranea. Un tesoro, disposto su due corpi di fabbrica, venuto alla luce solo qualche anno fa. A poche centinaia di metri un canale artificiale derivava l’acqua del fiume verso il corpo inferiore della ferriera, dove un ramo si distribuiva su due trombe a vento per l’alimentazione di un fuoco di raffinazione ed un secondo lambiva il lato meridionale dell’edificio per muovere la ruota idraulica di un maglio. Mentre il secondo corpo della ferriera, a monte, fungeva da deposito per carbone e minerale e per alloggio dei lavoranti. Vicino alla ferriera sopravvivono i ruderi di un ponte medievale «a schiena d’asino».
  1. Il fiume Bussento
Nasce su un versante meridionale del Monte Cervati, la seconda montagna più alta della Campania. A Caselle in Pittari il fiume Bussento scompare per circa sei chilometri dopo essersi inabissato nell’Inghiottitoio, per poi ricomparire nella cosiddetta risorgiva, che si trova nella grotta nell’Oasi Wwf di Morigerati. Questo susseguirsi di cavità naturali sono state oggetto di un primo studio nel 1925 da parte del Barone Carlo Franchetti, uno degli esploratori italiani più importanti del secolo scorso, che poi è ritornato a Morigerati nel ’50 insieme al Circolo Speleologico Romano. Tutta l’area, compreso l’Inghiottitoio a Caselle in Pittari, è stata esplorata nel corso di diverse spedizioni negli anni 1952, 1956 e 1982. Ma dei circa sei chilometri sotterranei, che percorre il fiume Bussento prima di riemergere a Morigerati, ne sono stati esplorati soltanto 1,2 Km tra cascate, saliscendi stretti e larghi nella cavità che si restringe e forma laghetti tra le pareti.
  1. Il museo etnografico
Nato nel 1976 come Silvo – Pastorale della civiltà contadina, ad opera delle sorelle Clorinda e Modestina Florenzano, il Museo etnografico ha sede in via Granatelli, all’interno di un pregevole edificio storico, ristrutturato nell’ultimo decennio, il Convento di Sant’Anna. Raccoglie utensili e manufatti connessi al lavoro artigianale e rurale. Negli anni Sessanta, Clorinda e Modestina Florenzano iniziarono la raccolta dei primi oggetti di uso comune, con una particolare attenzione agli utensili di lavoro ed ai manufatti tessili. Furono così salvati dall’incuria del tempo e dall’oblio storico, migliaia di oggetti, che oggi rendono il museo uno dei più ricchi del territorio. Una collezione che conserva testimonianze e ricordi, immagini fotografiche, registrazioni sonore e video di attività artigiane e feste locali. Ospita una importante sezione dedicata alla cereria di Morigerati, che produceva in passato oggetti  di devozioni ed ex voto. Il Museo di Morigerati è lo specchio storico di una realtà in continuo mutamento in cui la didattica per le scuole, l’informazione e l’accoglienza dei visitatori rappresentano gli obiettivi fondamentali. Dal 1994 è diventato proprietà del comune di Morigerati e nel 2008 è stato riconosciuto museo di interesse regionale dalla Regione Campania. E’ diretto dall’antropologo Luciano Blasco.
  1. Il Palazzo Baronale
Nel Trecento Morigerati entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Sanseverino. Poi il territorio passò  a Matteo Comite di Salerno, per poi essere venduto ai Di Stefano che nel XV secolo fecero costruire il palazzo baronale. Il Castello, nei secoli successivi, ospitò i signori che si succedettero al governo del paese; gli eredi di questa famiglia ancora oggi abitano nel trecentesco palazzo. Alcuni di questi appartamenti conservano ancora gli arredi originali e sono dei veri e propri musei. 6. Frantoio antico  Nell’edificio che ospita anche il centro visite delle Grotte del Bussento ed in prossimità del sentiero di accesso alle Grotte, è ubicato un antico frantoio oleario, recentemente restaurato, che ospita le prime macchine per la produzione dell’olio: la macina in pietra, la fornace e la pressa, quest’ultima prodotta dall’antica industria siderurgica di Napoli nel 1800. Sfoglia la gallery:
Foto ©Marianna Vallone

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©Foto di Christian Mirra

In posa di fronte all’obiettivo: lo scatto della lontra è virale

di Luigi Martino

Christian Mirra è un giovane fotografo ebolitano noto in tutto il Cilento (ma non solo) per la sua sorprendente capacità di catturare animali di ogni specie e colore. Questa è la regina dell’Oasi Wwf di Persano. Una splendida lontra che si è messa in posa dinanzi al suo obiettivo.

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Oasi Wwf di Morigerati, così la natura dà spettacolo

di Marianna Vallone

L’oasi occupa 607 ettari di natura incontaminata e selvaggia che il Cilento svela verso Sud, nell’entroterra del golfo di Policastro: almeno dieci chilometri di distanza dai borghi di Caselle in Pittari e Sicilì, venti chilometri dal mare, ricordano perché il paese che la ospita si chiama Morigerati. Un fenomeno carsico secondo in Europa per importanza, una stazione di muschi prima nel Meridione d’Italia, che vanta un record: centinaia di sfumature di verde la rendono il gioiello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Basterebbe questo per descriverla ma c’è dell’altro. L’Oasi Wwf di Morigerati, con la sua natura selvaggia e la sua ricchezza geologica, per un gruppo di giovani sono un eden da trasformare in un luogo di ritiro per gli amanti della vita e dei ritmi lenti. E’ l’estate del 1988: serve attirare l’attenzione all’ambiente e proteggere quell’ecosistema unico e ricco, in quel canto sperduto del mondo. Con la complicità di chi sulle spalle ha qualche anno in più, si pensa ad uno sciopero della fame. Per sette giorni niente da mangiare e dell’acqua solo per combattere la calura di luglio. Nasce così, poco più tardi, l’Oasi di Morigerati, tra i progetti di conservazione più importante di Wwf Italia, inserita nella lista mondiale dei Geoparchi. Il percorso per raggiungerla dal centro abitato si srotola per 900 metri lungo un’antica mulattiera in pietra, incantevole. Giù a valle c’è il fiume Bussento, protagonista di quest’area, perché riaffiora nella grotta a Morigerati, dopo essere scomparso per sei chilometri nelle viscere della terra a Caselle in Pittari. Scendere nell’area protetta è un’esperienza unica: uno spettacolo naturalistico particolarmente suggestivo sia in primavera, che in estate quando la vegetazione – domina la macchia mediterranea – cambia colore e diventa brillante. Il sentiero è in parte scavato nella roccia ed è accompagnato dal paesaggio montuoso. Dopo una serie di tornanti ecco il primo scorcio felice: un antico mulino in pietra costruito nel 1700 e attualmente funzionante, restaurato da falegnami del posto con assoluta meticolosità. Simbolo del rapporto straordinario tra l’uomo e la natura, l’antico mulino ha molito fino agli anni ’60. Fino ad allora giungevano da ogni parte del territorio per macinare grano, in prossimità della sorgente. La molitura è a ruota orizzontale, un elemento questo che lega il Cilento ai monaci greci che qui si rifugiarono nell’VIII secolo per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste. Anche Morigerati, come altri borghi del territorio, vanta tracce preziose del loro passaggio. Ne è l’esempio la sacra icona di San Demetrio, martire di Tessalonica, oggi protettore del paese. Un punto di particolare spettacolarità è dato dalla grotta del Bussento, la gola scavata dal fiume, ricca di flora e fauna unica, tra cui lontra e gamberi o alcuni dei nuclei più consistenti di muschi, felci e salici. Un altro punto di particolare spettacolarità è dato dalla grotta del Bussento, tempio imponente di bellezza al quale si accede attraverso un portale di pietra e un percorso attrezzato in legno che permette l’affaccio per godere dello spettacolo unico e incredibile che crea la natura. E’ qui che il fiume riemerge impetuoso e violento di ritorno dal suo misterioso percorso sotterraneo. La grotta è stata oggetto di esplorazioni fin dal 1925 dal barone Carlo Franchetti, che hanno reso accessibile al visitatore circa 600 metri. Dei sei chilometri sotterranei ne sono stati esplorati poco più di uno. Si tratta di un percorso sotterraneo di enorme difficoltà che però offre caratteristiche e meraviglie che solo la madre natura può originare. Cascate, giochi d’acqua e pozze cristalline sono il contorno di questa riserva naturalistica di incredibile fascino. Titoli di coda? Nient’affatto: contenuti extra e niente effetti speciali, qui non servono. La lontra, a rischio estinzione, probabilmente ha la popolazione più ricca d’Italia proprio in quest’oasi, nei punti difficilmente raggiungibili dall’uomo e particolarmente incontaminati. Si possono individuare segni del passaggio del lupo, del gatto selvatico e dell’istrice. Nelle zone più prossime alle sorgenti vivono la salamandra dagli occhiali, trote, il merlo acquaiolo; mentre puntando gli occhi al cielo è possibile anche scorgere il corvo imperiale, il gheppio, il nibbio bruno e quello reale. Prima della risalita un ultimo sguardo al panorama incantevole, e un interrogativo: il viaggio può finire o continuare. Morigerati è tutta da scoprire. Informazioni e contatti per visitare l’Oasi Wwf di Morigerati: 333 6959991 Sfoglia la gallery:

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Ferriera di Morigerati, una frana rivela uno scrigno d’archeologia industriale

di Marianna Vallone

Gli inglesi le proteggono come preziose reliquie, in Italia, le antiche ferriere rischiano di scomparire per sempre, sotto le erbacce o la speculazione edilizia. Una storia simile per decenni ha segnato il destino di quella di Morigerati, uno dei rari e preziosi impianti ben conservato nei corso dei secoli di tutto il meridione d’Italia. Incantevole, piena di fascino romantico, la costruzione su due corpi era completamente coperta dalla terra. Uno smottamento della montagna l’aveva nascosta fino quasi a farne perdere la memoria. I fori nella vegetazione iniziarono farsi spazio anche se molti sapevano che lì esisteva un antico opificio. Nessuno immaginava, però, che sotto la fitta macchia mediterranea c’era un prezioso scrigno d’arte. I primi scavi avvenuti nel primo decennio del Duemila hanno svelato con sorpresa che le parti murarie erano ancora integre, per cui si è provveduto a ripulire la zona e gli interni delle strutture. Alcuni monconi degli impianti hanno resistito negli anni; grazie a questi è stato possibile risalire alla tipologia e alle dimensioni dei macchinari esistenti. Due corpi: uno superiore, di cui rimanevano in piedi un muro perimetrale e due colonne; ed uno, un po’ più a valle, che sicuramente ospitava le macchine per la lavorazione del ferro mosse da una ruota verticale ad acqua. Complessi industriali di epoca borbonica erano localizzati tra Morigerati, Sanza e Casaletto Spartano. Quella di Carmine Perazzo da Torraca, a Valle della Corte, a due chilometri dal centro abitato di Morigerati e in prossimità di un affluente del Bussento, è stata realizzata attorno alla metà del XIX secolo, attiva dal 1837, ed era utilizzata per trasformare e lavorare i materiali ferrosi: un grande esempio di archeologia industriale, con oltre 450 metri quadrati di superficie. La ferriera è disposta su due corpi di fabbrica, nei pressi un canale artificiale prendeva l’acqua del fiume per traghettarlo verso il corpo anteriore della struttura; mentre il secondo corpo, quello a monte, fungeva da deposito per carbone e per l’alloggio dei lavoranti. Un’opera di grande valore alla quale hanno lavorato dal 2006 un’equipe complessa formata da archeologi industriali e tecnici. Oggi la ferriera ospita anche le opere e i progetti di Ugo Marano, in un museo di arte all’aperto inaugurato nel 2016. L’artista scomparso nel 2011 aveva un legame profondo con il Cilento. Una delle sue opere simboliche più significative, il Tavolo del Paradiso e realizzato nel 1999, hanno trovato casa nell’area della Ferriera: un tavolo di ferro a forma di croce greca, con un bicchiere e un piatto in ogni posto, intorno al quale Marano auspica che si possano sedere tutti i sindaci del Cilento. Informazioni e contatti per visitare la Ferriera: www.morigeratipaeseambiente.it  Sfoglia la gallery:

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