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Pianoro di Ciolandrea, una terrazza sull’area marina protetta

di Luigi Martino

Esiste un posto, nel cuore del Cilento, dal quale si può ammirare uno dei tramonti più belli d’Italia. E forse, parlando di tramonti, il discorso è addirittura riduttivo. L’alba è magnifica. Con lo zoom di una reflex si riesce a catturare anche il Cristo di Maratea. E le capre che pascolano a picco sul mare, sono la compagnia perfetta, la cornice di questo meraviglioso quadro. Il Pianoro di Ciolandrea è facilmente raggiungibile dal sentiero che conduce anche al Santuario di Pietrasanta. Siamo a San Giovanni a Piro. Sulla terrazza più conosciuta che affaccia direttamente sull’area marina protetta degli Infreschi e della Masseta. Sotto c’è Scario. Di fronte sembra il paradiso. Il golfo di Policastro in tutto il suo splendore. Al tramonto, qualche giorno prima di Natale, puoi contare i gozzi in legno che vanno a caccia di calamari. Uno scenario mozzafiato. Bello sempre, qualsiasi temperatura possa segnare il termometro. Noi lo inseriamo senza dubbio tra le meraviglie del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Un’esperienza che per capirla a fondo bisogna viverla per davvero. Si consiglia di portare un binocolo. Da qui, poi, partono vari sentieri naturalistici che conducono in posti altrettanto meravigliosi. La mappa Sfoglia la gallery fotografica di Andrea Sorrentino

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L’arte dell’Hang nel Cilento: «Trasformo carezze sul metallo in note mai ascoltate prima»

di Luigi Martino

Aurelio Martuscelli ha 26 anni e da bambino ha scoperto di saper trasformare in dolci sinfonie i suoni che produce battendo le mani e accarezzando determinati oggetti. Non è da tutti. Lui da sempre è attratto dalle percussioni «particolari», quelle che non s’incontrano tutti i giorni. Anche se, spesso, non ha bisogno nemmeno di strumenti specifici o forgiati ad hoc per comporre suoni che catturano l’animo e alleviano lo spirito. Chi ha la fortuna di incontrare questo giovane artista lungo il proprio cammino, ha la possibilità di rubare attimi da collezionare a lungo. Aurelio, in arte Shury Hang, è l’esempio perfetto dell’autodidatta. E’ l’emblema di come nella vita si può raggiungere e imparare ogni cosa, basta metterci il cuore e una buona dose di pazienza. Le sue mani, ora, accarezzano un Hang Drum bellissimo. Le sue sinfonie accompagnano un gruppo di ragazzi del Basso Cilento che gira la provincia per regalare sorrisi ed esperienze musicali nuove. Vibrazione Positiva è il nome del gruppo e l’Hung di Aurelio si sposa alla perfezione con le voci e le chitarre di Pietro di Bello ed Edoardo Napolitano.

«Ho incontrato l’hung drum per caso, navigando sul web, e ho faticato non poco per trovarne uno – racconta Aurelio – questo strumento prima veniva prodotto in piccole quantità, non è per niente commerciale». Il suono che emette ti trasporta lontano. Mettici poi un pomeriggio d’inverno, con il sole che sembra quasi quello di maggio, un costone altissimo che abbraccia l’area marina protetta degli Infreschi e della Masseta e il golfo di Policastro, un gruppo di amici e la natura incontaminata del Pianoro di Ciolandrea, il viaggio è bello che completo. «Ho imparato da solo a suonare l’hang – continua Aurelio – parto da casa con lo strumento in spalla, attraverso le spiagge del mio paese, Marina di Camerota, e poi raggiungo i posti più impensabili e tranquilli. La natura mi ha aiutato molto, il mare non ve lo dico proprio, senza sarebbe stato quasi impossibile».

Che cos’è l’Hung Drum

Lo Hang di Aurelio

Lo hang è uno strumento musicale idiofono in metallo creato in Svizzera dalla PANArt e prodotto dal 2000. Lo hang è composto da due semisfere appiattite in acciaio temprato che, unite, gli conferiscono la tipica forma lenticolare. Essendo strumenti numerati in serie, la peculiarità sta nel fatto che ogni scala non ha una sequenza fissa ma ognuno avrà una scala musicale che differisce da tutti gli altri. Viene suonato con il polso, il palmo e le dita delle mani. La parola hang, nel dialetto di Berna, indica la mano. Il suono è metallico ma, rispetto allo steel pan, risulta essere più caldo e leggero. Generalmente viene suonato tenendolo appoggiato sulle ginocchia, talvolta può anche essere utilizzato un supporto. Lo hang è il frutto dell’esperienza e della ricerca di due artigiani di Berna, Felix Rohner e Sabina Schärer, che già negli anni novanta producevano steelpan e studiavano le percussioni etniche di varie parti del mondo. Nel 2000 hanno messo a punto il primo modello di hang, presentato l’anno successivo alla fiera musicale di Francoforte. Nel corso degli anni si sono succedute almeno tre “generazioni” di strumenti, che hanno apportato numerose modifiche rispetto ai primi modelli.

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Aurelio e il suo Hang Drum

di Luigi Martino

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