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Camerota abbraccia il medico di Lampedusa: lacrime e silenzi tra i banchi della chiesa

di Luigi Martino

Una donna ben vestita si asciuga le lacrime che, goccia a goccia, disegnano rivoli di tristezza sul suo viso. Il marito, capelli bianchi e cappotto abbinato alla coppola, le stringe forte la mano sinistra. E così succede alle loro spalle, alla coppia che cammina calpestando le loro ombre. «Perché quei bimbi fanno quella fine lì?». Lo chiede ad alta voce una ragazzina con il volto ricoperto da lentiggini. Frequenterà la terza elementare, forse la quarta. E la mamma non sa’ manco darle una risposta. E’ difficile. Lo sappiamo anche noi. Pietro Bartolo ha da un paio d’anni superato la soglia dei sessanta. Ha gli occhi che parlano e il cuore tanto grande da far fatica a varcare il portone possente della chiesa della parrocchia di Sant’Alfonso. Il clima, sulla piazza centrale di Marina di Camerota, che porta il nome del suo Santo Patrono, Domenico, è pesante. L’ultima volta che mi sono sentito così, personalmente, è quando mi sono voltato per osservare quel cancello orribile del campo di concentramento di Dachau. Ero in Germania. Era prima del 3 ottobre del 2013. Prima della grande tragedia di Lampedusa, dove persero la vita 368 persone. «Non migranti – spiega Bartolo – ma persone». Lui è stato sempre lì, sul molo di quell’isola che «forse Dio ha posizionato appositamente lungo la rotta dei ‘barconi della morte’». Quell’isola divenuta un’ancora di salvezza, una zattera in mezzo a quel mare che troppe volte si colora di rosso. Rosso come il sangue dei migranti. Rosso come il sangue dei bianchi, come quello dei neri. Come quello di tutti. Pietro Bartolo è arrivato a Marina di Camerota per raccontare la sua storia. Una storia fatti di incubi e sorrisi. «Ho visitato più di 350 mila persone ma, nello stesso tempo, sono il medico che al mondo ha effettuato più esami cadaverici di tutti» ha detto. Bartolo è amico di Vincenzo Rubano, giornalista de ‘La Repubblica’ che è stato a Lampedusa per raccontare il fenomeno dei migranti. Rubano lo ha ospitato a Camerota e gli ha consegnato il premio Nassirya per la Pace. In chiesa, nel pomeriggio della domenica delle Palme, c’era anche il sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta, visibilmente commosso e provato dai racconti di Bartolo. Poi don Gianni Citro, parroco di Marina di Camerota; Mons. Antonio De Luca, vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro; Angelo Vesto, tenente colonnello dell’esercito italiano. E tra i banchi Giovanni Paolo Arcangeli, comandante della capitaneria di Porto di Palinuro; Carmelo Stanziola, vicepresidente della Provincia di Salerno e sindaco di Centola; Francesco Carelli, comandante dei carabinieri della stazione di Camerota; i ragazzi ospiti del centro di accoglienza Sprar di Torre Orsaia; Gino Marotta, sindaco di Celle di Bulgheria. Una chiesa gremita. Un incontro che si è trasformato in un’esperienza di vita bellissima, intensa, vera. Pietro Bartolo, medico di Lampedusa e protagonista del film Fuocoammare, ha presentato il suo libro alla platea silenziosa ma, momenti più toccanti, sono stati gli attimi in cui Bartolo ha mostrato a tutti cosa avviene a Lampedusa. «Questa isola di pescatori, di gente di mare, proprio come voi. Marina di Camerota assomiglia molto a Lampedusa per conformazione del territorio e profumi – ha detto -. Mi scuso con voi se non ho avuto la possibilità di conoscere già prima questa terra». Bartolo ha lasciato qualcosa di forte a tutti, qualcosa di crudo. E quando il tempo è ‘scaduto’, ha pregato tutti di stare attenti e di prendere con le pinze quello che «alcuni soggetti vogliono venderci per vero ma che poi, alla fine, vero non è». E mentre Bartolo racconta provato storie orribili, alle sue spalle, sullo schermo, si aiuta con il pc per proiettare immagini forti. Sacchi con le cerniere, parti arrangiati, cordoni ombelicali legati con i lacci delle scarpe, file interminabili di bare, vite perse a decine di metri di profondità, soccorritori-eroi e cadaveri. Cadaveri piccoli, cadaveri grandi, montagne di cadaveri. Vite spezzate troppo in fretta. «Crimini di cui questo mondo è responsabile» ha chiosato il medico. Un lungo applauso, la consegna del premio e la consapevolezza che questa storia, per un tempo non definito, resterà a lungo dentro ognuna di quelle facce che hanno incrociato quegli occhi. Gli occhi di Pietro che, in fondo, sono gli stessi di tutte quelle persone che scappano dalla paura, dalla fame, dalla guerra, dalle pistole, per incontrare, sfortunatamente, la morte altrove. Nel nostro mare.

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Ascea, Pietro Bartolo il medico di Lampedusa incontra la città di Parmenide 

di Luigi Martino

Riprendono gli appuntamenti della rassegna culturale “La Città di Parmenide. La culla della Grecia in Italia tra arte, cultura e turismo”.  Sabato 13 aprile il progetto realizzato dal comune di Ascea guidato dal sindaco Pietro D’Angiolillo nell’ambito del Poc Campania 2014 – 2020 aprirà una finestra sull’importante tematica dell’accoglienza nel Mediterraneo. Si continua il 15 e il 16 aprile con gli spettacoli teatrali di Velia Teatro. Il 18 discussione sulla sana alimentazione. L’appuntamento di sabato è realizzato in collaborazione con la Bimed, associazione di enti locali per l’educazione e la cultura presieduta da Andrea Iovino. “Chi è l’altro, anzi chi è l’ultimo” è il tema del seminario di studi su Salute, Benessere ed inclusione che si terrà con inizio alle ore 10 presso Palazzo De Dominicis Ricci. La mattinata vedrà la partecipazione del dottore Pietro Bartolo, medico ginecologo di Lampedusa simbolo internazionale dell’accoglienza nel Mediterraneo.
«Una presenza di grandissimo valore» tiene a sottolineare il direttore artistico del progetto Geppino Afeltra. Il dottore Bartolo è da anni è impegnato nelle politiche di accoglienza dei migranti, ed è l’autore di due libri di grande successo. Da tempo con la Bimed è il presidente Iovieno ha un legame molto forte soprattutto nel tracciare percorsi comuni. Lunedì e martedì La Città di Parmenide apre le porte al Teatro. Presso la fondazione Alario di Ascea Marina con inizio alle ore 21 sono in programma due spettacoli a cura di Velia Teatro. Il 15 aprile andrà in scena la rappresentazione “La notte degli ulivi” il 16 aprile si replica  “Il Vangelo secondo Pilato”. Entrambi gli spettacoli sono di Erich Emmanuel Schmitt. Giovedì 18 aprile Palazzo De Dominicis Ricci ospiterà alle ore 10 il seminario di studio  “Il pane quotidiano, su stili di vita alimentazione e salute” a cura della Bimed. Alla discussione parteciperà il dottore Franco Leli,  medico chirurgo esperto dell’apparato digerente e delle malattie derivanti dalla cattiva alimentazione. A chiudere la giornata presso Palazzo De Dominicis Ricci il concerto di musica Anima Nova in collaborazione dell’associazione culturale J.A.M art Music Onlus a cura del dottore Vincenzo De Falco.

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