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Il Caicco, il ristorante di mare che sorprende a tavola

di Marianna Vallone

Rara esperienza quella di trovarsi a un tavolo di questo ristorante nel corso principale, dove sarete accolti con simpatia e passione da un proprietario che i piatti te li fa assaporare quando te li racconta prima ancora di portarli in tavola. Castellabate è un borgo unico: nelle strade si respirano arte e cultura ma anche intensi profumi di una cucina marinara dalle radici antiche. In una di queste vie, prima della piazza, il ristorante Il Caicco è un riferimento per gustare piatti della tradizione. Varcata la soglia del locale vi accoglie un’elegante struttura dell’800 con vista panoramica sul mare, il bancone bar con le sue importanti etichette di vini e la sala curata e moderna da poco ristrutturata. Per quarant’anni il locale ha trovato spazio sotto la basilica, poi l’idea di trasferirsi in piazzetta nel corso centrale. D’estate i tavolini con vista sul mare nel violetto fiorito sono la cornice perfetta per una giornata da ricordare.

La storia di questo ristorante affonda le radici in quelle del papà skipper che ha girato il mondo cucinando in barca per i tanti personaggi importanti che potevano permettersi lo chef a bordo. Un’abitudine su cui continuano a lavorare, tanto che tra le offerte del ristorante si spazia dal catering allo chef a domicilio. 

Se si ha l’occasione, vale la pena farsi raccontare la storia di famiglia e del posto ma anche delle ricette dei marinai che il Caicco porta in tavola con passione ed entusiasmo. Qua si viene volentieri per il ciampinotto, che è un piatto a base di alici marinate con aglio, prezzemolo e limone. I pescatori le facevano marinare 20 minuti in barca appena pescate. Ma tra gli antipasti si trovano anche scarola selvatica, lenticchie e seppia che è uno dei piatti di punta in questo viaggio incredibile di saperi e sapori. Da non perdere tra i primi gli gnocchi con peperoncino, olive cilentane, capperi e alici, o gli spaghetti aglio, olio, peperoncino e gamberi che omaggia la tradizione napoletana. Buone anche le linguine al velluto nero o i ravioli con ricotta di bufala e pomodorino cilentano. Nei secondi tappa obbligatoria sulla gran grigliata di gamberoni. Concludete il viaggio con il limone ripieno. Tornerete. 

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Corso Margherita di Savoia, 5, 84048 Castellabate SA Tel 0974 967436 www.ilcaicco.it

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Osteria dei Compari, al ristorante come a casa

di Marianna Vallone

Metti una sera d’estate al tramonto, una terrazza che si affaccia sul verde da cui ammirare la vallata e gli alberi, e dei tavoli all’aperto dove cenare godendosi il panorama e gustare una cucina di casa. E’ l’atmosfera in cui ci si ritrova all’Osteria dei Compari a Morigerati, che il prossimo giugno festeggerà i dieci anni d’apertura. «In questo ristorante si mangia come in una casa cilentana», racconta l’oste, Pasqualino. «Mia nonna ha fatto la bidella in paese, ha cucinato per generazioni di studenti. Lei e mia madre sono sempre state con le mani in pasta a preparare cavatelli, ravioli, lasagne rigorosamente tirate a mano». Così Rachelina, sua madre, spegne i fornelli di casa e li accende all’Osteria. Negli anni ha mantenuto in menu i piatti che da sempre caratterizzano la loro vita. Dietro non ci sono tecnica e studio ma consigli della nonna e racconti delle massaie del paese. «Le persone ricercano i sapori della tradizione e sono quelli che sappiamo fare bene». Tra i piatti da non perdere, le lagane e ceci (Rachele li prepara aggiungendo un po’ di peperone rosso essiccato e macinato) che vanno per la maggiore anche in piena estate, i cavatelli al sugo e i ravioli ripieni di ricotta vaccina e prezzemolo, preparati al ragù. Imperdibili i fusilli fatti a mano con i ferri. La sua è una cucina autentica, senza pretese, sincera. Spiccano i carciofi ‘mbuttinati in primavera o il brodetto di asparagi selvatici, melanzane ripiene come vuole la tradizione e fiori di zucca in pastella. Pochi salumi e formaggi, solo a scelta. Le ricette sono il frutto dei racconti delle contadine del passato, che usavano preparare le pietanze con i prodotti dell’orto. La portata principe è l’antipasto. Comprende verdure preparate in modo diverso, melanzane a funghetti, zucchine in padella, peperoncini verdi con i pomodori, peperoni ripieni, patate sfristoliate, ciauredda, verdure arrostite, melanzane acchiappate e d’inverno cicoria, bietola e scarola saltate in padella. Ma anche cipudduni e la frittula, che piace a tutti. Carne di maiale e patate, si usava prepararla nei giorni in cui le famiglie uccidevano il maiale, tradizione ancora in vita in questi paesi dell’entroterra. Una cucina schietta, genuina, di casa. Cosa ci si potrebbe aspettare dopo un’entrata di questo tipo? Le paste fresche fatte in casa. I più audaci ordinano anche il secondo: carne alla brace d’estate o selvaggina su prenotazione. D’obbligo fare un po’ di spazio per i dolci, preparati da Francesca, la moglie di Pasquale. Di famiglia napoletana ma cresciuta a Benevento e infine trapiantata a Morigerati per amore dell’oste. Con lui condivide la passione per la cucina. Dolci golosi al cucchiaio che mettono tutti d’accordo. I più fortunati assaggiano anche i vissina quando sono in menù, la cui ricetta è quella di nonna Sciscina, fritti nell’olio e passati nello zucchero. I vini proposti sono quelli regionali, un’etichetta cilentana. Di sera apre la pizzeria. Alberto accende il forno a legna e sforna pizze. L’attenzione per le lievitazioni e la sapienza nel maneggiarle, unite alla scelta di prodotti buoni e di stagione, danno vita a pizze soffici e gustose. Nel menù oltre alle tradizionali, ce ne sono di speciali che cambiano in base ai periodi. In autunno va forte la broccoli e salsiccia, d’estate la preferita è la cucuzzella con fiori di zucca e le zucchine dell’orto. C’è la poverella con le patate sfristoliate e poi la puorcu per i più esigenti. Il locale ospita 40 posti d’inverno ai quali se ne aggiungono una trentina in terrazzo con il caldo. E’ aperto tutti i giorni d’estate, mentre da ottobre solo nei fine settimana, dal giovedì alla domenica. Intorno ai 20 euro il conto del ristorante, meno di dieci per la pizzeria. Tanto basta per alzarsi felici.
Informazioni Via Granatelli, 6 84030 – Morigerati (SA) T. 339 7888670 Facebook – Osteria dei Compari

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Le Trabe, Marco Rispo è il nuovo chef

di Luigi Martino

Marco Rispo, chef
Dopo anni di esperienze in giro per l’Italia e all’estero, Marco Rispo torna a casa e punta tutto sulla Campania, la sua terra d’origine. Sceglie Le Trabe, rinomato ristorante una Stella Michelin del Cilento, a Paestum, dei fratelli Antonio e Raffaele Chiacchiero, per canalizzare tutte le sue energie e dedicarsi a un progetto che porti la sua firma dall’antipasto al dolce. Marco Rispo svelerà le sue novità in vista della riapertura del ristorante la sera del 14 novembre. «L’esperienza al Piccolo Lago – dichiara Marco Rispo – a Verbania (due Stelle Michelin) al fianco di Marco Sacco, demiurgo nella preparazione dei pesci di lago, mi ha arricchito enormemente, ma ho sentito forte dentro di me una voglia di ritornare alle origini e guidare un progetto in cui far convergere tutte le esperienze accumulate in questi ultimi anni. Studio, gavetta in giro per l’Europa, sempre al fianco di veri Maestri della cucina, mi hanno fortemente segnato. Adesso sento il bisogno di ritornare nella mia terra, che per me non ha rivali in termini di varietà di materie prime e di tradizione, mettere a frutto le mie esperienze e concentrarmi sulla creazione di piatti che m’identifichino e nel contempo rispettino le radici e il contesto in cui nascono, la Campania».
Le Trabe, Paestum
Dopo vent’anni di esperienze acquisite al fianco di ‘stelle’ del firmamento gastronomico come Ernesto Iaccarino, del Don Alfonso, due stelle Michelin, da Zaranda a Madrid due stelle Michelin al fianco di Fernando Arellano, oppure con il maestro Lino Scarallo, chef patron di Palazzo Petrucci (una stella Michelin), e infine con Marco Sacco, al Piccolo Lago (due stelle Michelin), Marco Rispo sogna un ritorno a casa, alle origini della cucina mediterranea e ai suoi dogmi, a una cucina impreziosita dalle sue esperienze in giro per il mondo, creativa ma fortemente identitaria.

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