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Incidente stradale a Rieti, muore donna originaria di Roscigno con il marito

di Marianna Vallone

L’incidente stradale è avvenuto all’altezza di Accumuli, a Rieti. Tragedia sulla Salaria intorno alle 14:30 di domenica, nei pressi di un centro commerciale. Due le persone morte, un uomo Umberto Gregori di 74 anni, nativo di Borbona e residente a Norcia, deceduto a causa del forte impatto tra le due autovetture e nulla si è potuto fare. L’altra vittima è la moglie, Nicolina Stio, di 70 anni, originaria di Roscigno, deceduta in ospedale poco dopo il trasporto. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Rieti in servizio nel presidio di Amatrice. Da subito, per le operazioni di soccorso, anche i sanitari del 118 e la stradale per i rilievi del caso. Riporta la notizia il quotidiano Umbria24. Al vaglio della polizia stradale la dinamica del terribile scontro avvenuto in un tratto rettilineo, con moglie e marito che procedevano in direzione Norcia, mentre il ventitreenne di Ascoli Piceno al volante dell’altra auto procedeva in direzione opposta. Nell’incidente stradale è rimasto ferito anche il giovane conducente della Opel Corsa, che è stato trasferito all’ospedale di Rieti.

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A maggio appuntamento con Roscigno Fest – Festa dell’asparago selvatico

di Luigi Martino

È un prodotto fresco e genuino, amato da tanti, ed è diventato una delle prelibatezze più ricercate ed apprezzate a Roscigno: è l’asparago selvatico, divenuto uno dei simboli del posto. Un prodotto di nicchia intorno al quale ruota, anche se in piccola parte, l’economia di Roscigno, e che può contribuire ad un’ulteriore promozione del paese, noto per il meraviglioso borgo abbandonato di Roscigno Vecchia e per l’area archeologica di Monte Pruno.

Un prodotto offerto spontaneamente dalla terra, che, rivalutato negli ultimi anni in maniera significativa su impulso dell’amministrazione comunale retta da Pino Palmieri, sta contribuendo a far conoscere il territorio anche oltre i confini locali. Un prodotto importante, tanto che l’amministrazione ha deciso di dedicare a questo prodotto che profuma di genuinità, un evento che già nelle precedenti edizioni ha riscosso grande successo e che torna quest’anno con una edizione ricca di iniziative. L’appuntamento è a Roscigno, dall’1 al 5 maggio, con “Roscigno Fest – Festa dell’asparago selvatico”: cinque giorni di degustazioni dell’asparago e di altre bontà locali, di visite guidate al borgo abbandonato di Roscigno Vecchia e al sito archeologico di Monte Pruno, di spettacoli musicali e di artisti di strada. Cinque giorni di enogastronomia, cultura, arte, musica e divertimento, per promuovere il territorio, contraddistinto certamente da tante difficoltà ma soprattutto ricco di risorse storiche, culturali e paesaggistiche, e di posti fantastici che trasudano storia, che affascinano i visitatori, posti da far conoscere e valorizzare ad un pubblico sempre più ampio.

Il programma prevede tutti i giorni escursioni e visite guidate al Borgo di Roscigno Vecchia e a Monte Pruno. Alle 19 l’apertura degli stand di degustazione enogastronomica e a seguire lo spettacolo degli artisti di strada. Mercoledì 1 maggio alle 21 si terrà il Concerto dei NovaFelix, giovedì 2 maggio alla stessa ora si esibiranno I Faticun Musici Popolari. Venerdì 3 maggio sarà la volta della Compagnia Daltrocanto, mentre sabato 4 maggio è prevista l’esibizione de I Ventulèra, e domenica 5 maggio si esibiranno i Sibbenga Sunamu. Inoltre il 1 e il 5 maggio è prevista l’esibizione di artisti di strada. Il 4 maggio, inoltre, è previsto il Premio Serafina, dedicato a Serafina Stabile.

La sagra dell’asparago è fortemente voluta dal Comune di Roscigno, con il supporto della Banca di Credito Cooperativo Monte Pruno di Roscigno e Laurino, del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ed è organizzata in collaborazione con la Pro loco di Roscigno, le associazioni “Roscigno più” e “Terra Mia”, e il Servizio Civile.

“Roscigno Fest – Festa dell’asparago selvatico” è un evento organizzato dal Comune di Roscigno e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito dell’avviso pubblico di selezione “Eventi per la promozione turistica e la valorizzazione dei territori”, con deliberazione di giunta regionale n. 364 del 12/06/2018 – programma giugno 2018 – giugno 2019.

La locandina dell’evento

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Asparagi a Roscigno: «Raccolta consentita solo a residenti con tesserino gratuito»

di Luigi Martino

«Vista la delibera del consiglio comunale n. 29 del 04.10.2008, si avvisa la cittadinanza che la raccolta è consentita ai residenti muniti di apposito tesserino gratuito e non residenti con tesserino a pagamento». Lo scrive sui social Pino Palmieri, sindaco di Roscigno, che aggiunge: «Il nostro territorio deve essere tutelato e rispettato. Non accettiamo chi viene a Roscigno per depredarci. Tutti i comportamenti non conformi al regolamento comunale saranno puntualmente puniti. Per ulteriori informazioni rivolgersi alla polizia municipale».

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Da Caselle in Pittari il via al progetto “In cammino verso una scuola sempre più inclusiva”

di Marianna Vallone

E’ stato attivato ieri mattina al MU.VI. Caselle in Pittari, lo sportello informativo relativo al progetto che la Regione Campania ha finanziato lo scorso ottobre alla cooperativa Labor Limae nell’ambito del bando “Scuole di Comunità”, a valere sul POR Campania FSE 2014/2020, Asse II, Obiettivo Specifico 6, Azione 9.1.2 e Obiettivo Specifico 11, Azione 9.6.5. L’intervento, dal titolo “In cammino per una scuola più inclusiva”, coinvolge alcune scuole del territorio, tra cui l’Istituto Comprensivo di Castelcivita, l’Istituto di Istruzione Superiore Parmenide, l‘Istituto Comprensivo “Leonardo Da Vinci” e l’Istituto Omnicomprensivo di Montesano sulla Marcellana e vede tra i partner anche i Comuni di Stella Cilento e di Caselle in Pittari. L’obiettivo del progetto è quello di diffondere la cultura della legalità e contrastare la dispersione scolastica, attraverso la realizzazione di interventi che potenzino l’apprendimento sociale e culturale di giovani, in particolare di quelli appartenenti a nuclei familiari in condizione di svantaggio. Le quattro scuole in rete diventano luoghi aperti di supporto agli studenti e alla sua famiglia, ma anche di formazione, informazioni, aggregazione, punti di collegamento per le famiglie, con le strutture sociali. Una “rete che accoglie” la complessa realtà dei minori a rischio, grazie all’attivazione di sportelli, eventi, incontri formativi e di supporto psicologico, manifestazioni e laboratori negli istituti partecipanti e sul territorio comunale, sia per gli studenti, sia per le famiglie. A supporto di studenti e genitori un team creato ad hoc con professionisti del territorio dei più disparati ambiti, tra sociologi, psicologi, artisti, esperti di diritto e legalità, che per due anni lavoreranno per contribuire alla duplice finalità di sottrarre i giovani alle zone grigie dell’illegalità e migliorare la comunità stessa in cui essi vivono. La stessa mission è anche alla base della cooperativa Labor Limae che ha messo in campo il progetto, e delle sue attività ordinarie. Dal 2015 gestisce il MUVI con attività laboratoriali per minori, assistenza sociale, seminari informativi e di studio, training di progettazione e campagne di promozione sociale e di carattere civico. Mercoledì 13 marzo alle ore 10:30 il progetto verrà presentato a Roscigno, nell’Istituto comprensivo di Castelcivita. Modera e introduce Mariano Pellegrino, presidente della cooperativa sociale Labor Limae, direttore del progetto. Seguiranno gli interventi del sindaco di Roscigno, Pino Palmieri, il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Castelcivita, Rita Brenca. Parteciperanno lo psicologo, presidente Istituto di Psicologia e ricerche socio sanitarie – I.P.e R.S. Formia, Giuseppe Errico, il consulente didattico Coordinatore Italia P.E.R. il Mondo, Napoli, Raffaele Picardi e la consulente ed esperta enti non profit, Angela La Torre. Chiude l’evento Angelo Loia, con canti popolari del Cilento.

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Presepe 900, l’ultimo abitante di Roscigno è Babbo Natale

di Luigi Martino

Giuseppe Spagnuolo, ultimo abitante di Roscigno Vecchia, si spoglia dalle vesti di cicerone e indossa gli abiti di Babbo Natale. Sarà lui, infatti, ad interpretare quell’omone con la barba bianca che viene dal nord a regalare doni a tutti i bimbi del mondo. Presepe 900 è il presepe vivente organizzato tra le braccia del borgo antico e abbandonato di Roscigno. Quel paese che, appunto, da studiosi e turisti viene definito la Pompei del 900. Sono arrivati anche quelli di National Geographic per fare un servizio su di lui come su certe specie in via d’estinzione. Gli scrivono dalla Germania e dall’Olanda. Da ogni parte d’Italia. Saluti, baci e abbracci: «Torneremo presto!». Gli hanno mandato cento cravatte. Sette pipe. Dei salami. E ora Peppo (chiamato così dagli amici), interpreta il simbolo del Natale. Attorno a lui cavalli, capre, pecore e tantissimi cittadini di Roscigno che prendono parte ad una delle rappresentazioni presepiali più suggestive d’Italia. Il presepe vivente di Roscigno è visitabile sabato 29 dicembre (oggi) e domenica 30 dicembre.
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L’ultimo abitante di un paese fantasma del Cilento

di Luigi Martino

Giuseppe Spagnuolo (Foto L. Martino)

Non esistono indicazioni stradali per raggiungere Roscigno Vecchia. A farti compagnia durante il tragitto c’è qualche pastore e il saliscendi dell’auto tra buche e cedimenti dovuti alle frane. Bisogna affidarsi a loro, agli anziani del posto, che con la gestualità di chi conosce per davvero questo lembo di sud indicano la strada giusta per raggiungere quel paese ‘fantasma’. Le dita sono sbilenche ma le mani ben tese a indicare luoghi non altrimenti definiti, se non attraverso parole sbiascicate, rigorosamente in dialetto: quanto basta per comprendere che c’è da arrangiarsi e affidarsi all’intuito. Non c’è nulla tra Sacco, Roscigno Nuova e il paese abbandonato che indichi un confine tra i borghi. E’ un tutt’uno di paesaggio, architetture e volti, questo è il tetto del Cilento, il secondo Parco italiano per estensione. Ogni belvedere qui porta con se la piaga perenne del dissesto idrogeologico, che fa scivolare giù, rotolare verso valle quei brandelli di territorio abbarbicati alle antiche rupi. Per conoscere quel paese abbandonato più di cento anni fa devi conoscere Giuseppe Spagnuolo, l’ultimo abitante di Roscigno Vecchia. Gli americani l’hanno definita la Pompei del ‘900. Le similitudini sono tante. Roscigno è la stessa. Ferma. Quasi immutata. Il lavatoio, la fontana, i portali di pietra, le cantine, le stalle, la fucina del fabbro, i casolari dei contadini e i palazzi gentilizi, parlano di un’epoca lontana. L’ufficio postale al primo piano, sotto il ciabattino. Al centro c’è la chiesa, di fronte, a pochi passi dal portone di ingresso, un tronco centenario, sicuramente tra i più fotografati del Cilento.

Chi varca la soglia di Roscigno, sveglia Giuseppe. Peppe per gli amici, ma anche per chi si presenta per la prima volta al cospetto di quest’uomo che somiglia a un Garibaldi leggermente ingrassato. O a un Karl Marx, meno salottiero e più ruspante. D’obbligo quella cravatta a fiori, e poi una camicia, un giubbotto di jeans e, quando fai per stringergli la mano, lui ha avuto tutto il tempo per cambiarsi tre tipi di cappelli.

Vive da solo a Roscigno Vecchia. E’ lui il sindaco e il presidente della Pro Loco. E’ cicerone e guardiano del museo. Muratore, dottore, geometra, ingegnere, sacrestano e finanche spazzino. Quell’uomo che sembra Babbo Natale, ha nulla e tutto. Il paese è interamente nelle sue mani. Apre lui tutte le porte e tutti i balconi di tutte le case. Si prende cura delle piante, degli animali, della fontana. Accoglie i turisti e si mette in posa per farsi fotografare, poi però esclama: «Non farmi venire fino a casa tua, portami le foto che le metto qui». Nel 2001 è morta Dorina, l’ultima abitante di Roscigno Vecchia. Lui, che lavorava come muratore, si è impossessato di una casa e ora vive qui.

L’ingresso della casa di Peppe

Fa entrare chiunque nel suo nido. Bisogna salire qualche scalino prima di raggiungere un portone in legno e ferro battuto. Peppe, la sua cravatta e lo scricchiolio della porta, ti accolgono inoltrandoti al salotto. C’è legna consumata tra due sedie impagliate di fronte al camino. La dispensa è sul baule che fa da tavolo. Qui il tempo si è fermato. Ci sono due pentole, una forchetta, un coltello e un cucchiaio. Una madonnina d’acqua santa, un barattolo di vetro con delle pesche e del vino rosso. Dietro la porta alcuni abiti appesi. Sui fornelli nulla. Centinaia di peperoncini ad essiccare fanno da cornice ad un provolone. Scatolette di alici, tonno sott’olio, melanzane sott’olio e vino. Vino ovunque. «Vino e peperoncini, poi basta un paio di scarpe e non muori più», suggerisce Peppe. Dorme su di un letto di cartoni. Nel salotto, c’è un tavolo al centro, ricoperto di articoli di giornale che parlano di lui. Sulle pareti vecchie e ammuffite decine di primi piani che lo ritraggono. Una libreria, una vecchia valigia e un balcone con vista sulla fontana e sull’ingresso del paese. Tira intense boccate alla pipa che non abbandona mai. Risalgono al 1907, le due ordinanze del genio civile con le quali fu disposto il progressivo abbandono del paese. Il sindaco di allora disegnò il perimetro dove poi è sorto il nuovo conglomerato di case. Divise quel terreno in appezzamenti da centro metri quadrati ciascuno e ogni cittadino che era in possesso di una proprietà a Roscigno Vecchia poteva costruirsi una casa a Roscigno Nuova. Nello stesso anno il governo stanziò 140 mila lire per risistemare il paese colpito da una frana, ma da allora nulla è stato fatto. E Peppe tira sempre in ballo Garibaldi: «Quel disgraziato che ha rovinato il sud con l’unione d’Italia», dice. Non gli piace l’accostamento. Si definisce un «libero e abusivo» in un paese che cammina. Lo ripete mentre passeggia, quando apre la porta della Pro Loco per mostrare il museo della Civiltà contandina.

Ha le chiavi di ogni luogo Peppe. Può aprire qualsiasi casa, può decidere di dormire un giorno qua e l’altro di là. Accede alle poste, alla chiesa. Peppe è il popolo di Roscigno. Accudisce i gatti e accompagna gli animali che raggiungono la fontana da ogni dove per dissetarsi. Lui fa da guida ai turisti provenienti da qualsiasi parte del mondo. Taglia l’erba e raccoglie i frutti. Lui è il cuoco. Lui conserva in un libro tutte le firme dei passanti e nel cassetto i regali degli esploratori. Lui è «tutto» in un paese che non ha niente. La dove non c’è famiglia, nè comunità, nè chiacchiericcio o un televisore, c’è un angolo di tutto ed è nel testone di questo ultimo abitante del paese fantasma. Roscigno puoi guardarla così, spoglia, morta. Ti ci puoi fermare e sederti sotto un grande albero. Oppure non raggiungerla mai, chiudere gli occhi e immaginarla durante le aride e lunghe giornate d’estate. Roscigno la puoi contemplare oppure maledire, sentirne l’odore o l’acre olezzo. A Roscigno il nulla e il tutto trovano sintesi nella sagoma goffa e gentile di questo uomo che baratta arance con verdure e alla moglie, quando il suocero arrivò in casa, disse: «Due uomini non possono stare sotto lo stesso tetto». Andò via e per fidanzata scelse un’asina. Che si chiamava Clara.

Informazioni e come raggiungere Roscigno Vecchia: www.roscignovecchia.it
Roscigno Vecchia, il paese
L’ingresso
Il soggiorno
La cucina
Una camera da letto
Ritratto di Giuseppe Spagnuolo
Una camera da letto
Dove un tempo erano le Poste
Il paese
Particolari
Un’altra abitazione abbandonata
Giuseppe Spagnuolo passeggia a Roscigno Vecchia
La chiesa
La Pro Loco
Dove un tempo erano le Poste
Giuseppe Spagnuolo
La fontana
Il soggiorno
Giuseppe Spagnuolo al balcone
Foto ©Luigi Martino

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