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Ormeggi abusivi alla foce del Mingardo: l’area ritorna libera

di Marianna Vallone

La Capitaneria Guardia Costiera di Palinuro ha effettuato una vasta e doppia operazione a tutela dell’ambiente marino alla foce del Mingardo, località nota nei pressi dell’Arco Naturale tra Palinuro e Camerota. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, in collaborazione con i Carabinieri Forestali di Pisciotta e San Giovanni a Piro, ha consentito di rilevare un’occupazione totalmente abusiva, di un vero e proprio porto non autorizzato dove né i Comuni di competenza territoriale, Centola e Camerota, nè il Genio Civile hanno rilasciato alcun tipo di concessione per ancoraggio di imbarcazioni.

I controlli già martedì scorso sono serviti da monito per i diportisti, gli uomini della Guardia Costiera di Palinuro, agli ordini del Tenente di Vascello Francesca Federica Del Re, per evitare di creare problemi e sequestri penali, avevano comunicato la necessità di liberare l’area con dei cartelli monitori per sensibilizzare le persone. Indicazioni che i proprietari delle imbarcazioni hanno subito rispettato, tanto che al sopralluogo di oggi al Mingardo erano state rimosse sia le unità che i pontili.

«Abbiamo raggiunto un obiettivo nel modo migliore che si potesse fare – ha commentato il Comandante della Guardia Costiera di Palinuro, il Tenente di Vascello Del Re – evitando sortite o blitz notturni. Era questa una situazione che andava anti da anni, e che per il bene dell’ambiente andava sistemata. – aggiunge – Continueremo il monitoraggio e la lotta all’abusivismo con i Carabinieri Forestali».

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Lavori e scarichi non autorizzati: sigilli a Camerota e Palinuro

di Luigi Martino

Abusi e illeciti lungo la costiera Cilentana, a Camerota e a Palinuro precisamente. La guardia costiera dell’ufficio marittimo di Palinuro e Camerota e i carabinieri della compagnia di Sapri e della stazione di Centola, sono entrati in azione per apporre i sigilli ad una struttura alberghiera da 250 posti letto e ad un complesso turistico. A pochi passi dalla spiaggia della Calanca, a Marina di Camerota, la capitaneria di porto, diretta dal tenente di vascello Giovanni Paolo Arcangeli, ha posto sotto sequestro un noto albergo. Nel dettaglio sono scattati i sigilli per una struttura turistica con più di 250 posti letto, dotata di ristorante e piscina. Quest’ultima è risultata priva di autorizzazione allo scarico (per le caratteristiche della struttura sono da considerarsi reflui industriali), inoltre, stando agli accertamenti degli inquirenti, l’hotel era privo di impianto di depurazione e pertanto i reflui, senza alcun trattamento, venivano immessi nella pubblica rete fognaria. I carabinieri della stazione di Centola, invece, hanno sequestrato 24 villette, in parte vendute anche a privati, costruite in località SalinePalinuro. Circa trentamila metri quadri di terreno edificati in barba a vincoli e divieti su una collina dal panorama mozzafiato, a poche centinaia di metri dalla spiaggia. Secondo quanto accertato gli interventi di ristrutturazione e modificazione delle villette sarebbero stati realizzati senza autorizzazioni. Ora tocca alla procura portare avanti le indagini. I faldoni che contengono i documenti e il materiale video fotografico sono finiti sulle scrivanie dei pm.

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Sequestrati due impianti industriali nel Cilento

di Luigi Martino

Gli uomini della Guardia Costiera in azione

I militari della Guardia Costiera di Agropoli hanno sottoposto a sequestro penale due impianti industriali per reati contro l’ambiente e a danno della salute pubblica. L’operazione antinquinamento è stata effettuata tra il fiume Solofrone e l’Alento. Nel primo caso gli uomini guidati dal tenente di vascello Giulio Cimmino hanno scoperto uno stabilimento adibito alla produzione di conglomerati bitumosi, occupante un’area di circa 650 metri quadri dove venivano stoccati sul nudo terreno varie tipologie di rifiuti pericolosi e non, tra cui rocce di scavo, plastiche, rifiuti ferrosi e calcestruzzi.

A distanza di pochi giorni i militari hanno controllato un’azienda zootecnica avente un’estensione di circa 80.000 metri quadri e che ospita oltre 400 capi bufalini. In particolare gli inquirenti hanno accertato che da due canali naturali di scolo, posti l’uno a est e l’atro a ovest della struttura, venivano confluiti nel fiume Solofrone i rifiuti derivanti dalla tracimazione degli effluenti zootecnici delle vasche di raccolta, nonchè scarti vegetali di vario genere.

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