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«Senza giustizia non c’è democrazia», presentato a Roma “La Verità Negata” di Vassallo

di Redazione

L’attore Ettore Bassi: «È una responsabilità grande riuscire a trasmettere quello che Angelo Vassallo rappresenta ancora oggi per il Paese e la comunità. Noi non ci fermiamo, siamo qui a testimoniare»

di Redazione

«Se non c ‘è Giustizia non c’è Democrazia. Dove non c’è Democrazia non c’è Vangelo»: con queste parole Padre Vincenzo D’Adamo, Rettore della Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio a  Roma, accoglie la presentazione del libro “La Verità Negata”, il volume-denuncia per far luce sulla morte del sindaco pescatore Angelo Vassallo a dieci anni dall’omicidio, sottolineando la “vicinanza della Chiesa con la C maiuscola” nella ricerca della verità.

«Un luogo simbolo, la chiesa di Sant’Ignazio», secondo Dario Vassallo, fratello del Sindaco Pescatore e Presidente della Fondazione Vassallo, sito a pochi metri dalla sede della commissione antimafia presieduta da Nicola Morra: «L’aria buona sprona a cercare la verità. Spero sia un passaggio importante affinchè si arrivi alla giustizia».

Dall’altare maggiore, in una solennità quasi liturgica, la vicenda del Sindaco Pescatore viene svelata al pubblico: dieci anni di silenzi, omertà, depistaggi sotto l’ombra inquietante di istituzioni deviate, da quel lontano 5 settembre 2010, quando il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, 56 anni, viene trucidato con nove colpi di pistola, mentre rientra a casa a bordo della sua auto. Con lui, muore il sogno di un territorio libero dalla criminalità organizzata, dal traffico di stupefacenti, dagli abusi edilizi. È il racconto della ricerca della verità tra piccole o grandi corruzioni che attanagliano il nostro Paese e il Meridione d’Italia, ma è anche la narrazione di un’Italia che resiste e non si arrende, svilita e spesso delusa dalle istituzioni stesse, ma combattente e ferma nel portare avanti i valori per cui uomini onesti come Angelo Vassallo hanno dato la vita. Un omicidio del quale, a dieci anni di distanza, tra ipotesi investigative e presunti depistaggi, ancora non si conoscono i nomi di mandanti ed esecutori e sul quale proseguono le indagini della Procura della Repubblica di Salerno.

La platea in silenzio religioso, protesa all’ascolto di quei 10 anni di lotte per la ricostruzione della verità, con piccoli frammenti come tasselli di un puzzle che si ricompone, scavando a piene mani nel torbido, restando spesso impantanato nel fango delle bugie, dei voltafaccia, dei tradimenti.

Le voci risuonano attraverso le volte barocche e la magnificenza delle architetture. La sacralità del luogo diventa, così, metafora della “sacralità del dolore”, di quel calvario verso la verità, per rendere consapevoli dell’atroce realtà.

A fare da introduzione la lettura di alcune pagine a cura dell’attore Ettore Bassi, protagonista del monologo tratto dal primo libro “Il Sindaco Pescatore”. «Lo spettacolo, la storia che porto in scena, ha avuto un impatto molto forte dal primo momento, su di me innanzitutto – sottolinea Bassi – Ho sentito l’urgenza di portarla in scena affinchè fosse conosciuta e diffusa il più possibile. Ho percepito lo spessore dei valori che racchiude in sé e nella sua tragicità. Allo stesso tempo è la narrazione di un ottimismo possibile che, spesso, un destino tragico aggiunge all’umanità. Questo valore ho valuto caricarlo nel mio lavoro e trasmetterlo agli altri. Per me ha significato raccogliere una responsabilità grande: riuscire a trasmettere efficacemente quello che Angelo rappresenta ancora oggi e che ha portato nella sua vita, nel suo lavoro, nella sua comunità. Dopo tanti anni, essere ancora qui ad aspettare un esito, rende questa storia e il lavoro che stiamo facendo ancora più urgente, ancora più necessario. Noi non ci fermiamo. È importante essere qua oggi e testimoniare».

Firme illustri a livello nazionale hanno accolto l’appello alla presentazione del libro scritto da Dario Vassallo con il co-autore e giornalista de Il Fatto Quotidiano, Vincenzo IurilloMarco Lillo, vice direttore de Il Fatto Quotidiano, ripercorre con tanto di documentazione giudiziaria i numerosi colpi di scena e i fatti susseguitisi durante lo svolgimento dei processi. Un dialogo intenso con il direttore de “Il Messaggero” Massimo Martinelli, del vice direttore de “Il Fatto Quotidiano” Marco Lillo, della giornalista dell’HuffPost Federica Olivo, dello scrittore e drammaturgo Edoardo Erba, con la moderazione dell’agente letterario Gianluca Zanella.

Ad accomunare tutti gli interventi è la determinazione di non arrendersi, di continuare a cercare verità e giustizia, entrambi valori guida dell’azione politica e civile di Angelo Vassallo.

Una coraggiosa lotta per conseguire un obiettivo che, secondo la nostra Carta Costituzionale, dovrebbe essere la normalità. Verità e giustizia per la morte di un servitore dello Stato, prima ancora che di un fratello pescatore, per un processo che non deve estinguersi per intervenuta prescrizione, così come non deve cadere nel vuoto una vicenda che merita di essere spiegata, raccontata e divulgata, per infondere giustizia e dedizione all’onestà negli animi delle future generazioni.

«È un passaggio obbligato la presentazione a Roma è il centro della cultura, ma è anche il centro dove si può trovare la verità – insiste Dario Vassallo –  Noi la cerchiamo in ogni parte di questo Paese partendo da Acciaroli, ma serve la volontà, soprattutto delle istituzioni romane. Attraverso il blog della Fondazione Vassallo “Sconzajuoco” noi proviamo a rompere il gioco, a scuotere le coscienze di chi in questi anni ha dormito completamente».

E, dopo una notte insonne che ha fatto seguito alla presentazione capitolina, l’annuncio social che da “La Verità Negata” nascerà il sequel “Miserabili”: «Le più belle parole non sono quelle che si dicono ma quelle che si ascoltano – afferma Dario Vassallo – Questa notte, alle due, mi sono alzato e ho deciso di scrivere la continuazione de “La verità negata”. Parto dal titolo “Miserabili”. Così, all’improvviso si sono susseguiti uomini, immagini, storie e il manoscritto ha preso forma».

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Dario Vassallo e il suo nuovo libro: «Giglio marino ci accompagnerà in nuova avventura»

di Luigi Martino

«Ieri notte, dopo nove anni, ho finito di scrivere il mio nuovo libro. Lo pubblicheremo come Fondazione Angelo Vassallo, rimanendo volutamente lontano dalle case editrici. Ci vorranno almeno altri 30 giorni per la presentazione. Grazie a tutti voi che ci avete dato la forza e, non solo fisica. Il Giglio Marino ci accompagnerà in questa nuova avventura». Lo rende noto Dario Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso la notte del 5 settembre 2010 da mani ancora ignote alla legge. E’ proprio questo uno dei motivi principali che spinge Dario a scrivere, è smanioso di verità, di nomi, di giustizia. Tanti, forse troppi, i punti interrogativi che ruotano attorno a quello che è stato presto denominato come il ‘caso Vassallo’. Aspettiamo dunque di conoscere la data di presentazione del nuovo libro. Il ‘Sindaco Pescatore’, invece, è il libro scritto qualche anno fa da Nello Governato con la prefazione di Riccardo Iacona

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Omicidio Vassallo, spunta scooter. Angelo colpito da 9 colpi e non da 7

di Luigi Martino

«A distanza di 8 anni e cinque mesi, altri dubbi si incrociano con quelli precedenti e di colpo svanisce la fiducia nei confronti della Procura di Salerno e di altri uomini delle istituzioni. Percorreremo altre strade, legali e istituzionali, perchè nulla può essere lasciato al caso». Sono le parole di Dario Vassallo, fratello del ‘sindaco pescatore’ di Pollica, Angelo Vassallo, assassinato nel settembre del 2010 e i cui responsabili non sono ancora stati individuati. La rabbia di Dario, presidente della “Fondazione Angelo Vassallo”, è esplosa in seguito alla visione di alcuni atti ufficiali: «Avevamo fatto richiesta formale di visionare la relazione balistica e l’autopsia tramite il nostro legale, l’avvocato Antonio Ingroia. – spiega – Abbiamo scoperto, dopo quasi nove anni, una serie di elementi che nessuno ci aveva mai raccontato».

Dario Vassallo elenca le novità apprese dalla lettura degli atti. «Si legge che ad uccidere mio fratello sono stati nove colpi su nove. Per anni invece ci hanno ‘raccontato’ che su nove colpi esplosi dall’assassino o dagli assassini, solo sette avevano raggiunto il corpo di mio fratello. Gli stessi media per anni hanno riportato questa notizia e rileggendo decine e decine di articoli, quasi tutti evidenziano che Angelo fu colpito da 7 colpi di pistola. Abbiamo trovato solo due articoli dove l’unico a parlare di nove colpi era stato il vicecapo della polizia Francesco Cirillo. Perchè questa notizia non è mai stata rettificata dagli organi competenti?». «La relazione balistica – prosegue Dario Vassallo – dice anche chiaramente che “le lesioni obiettivate indicano chiaramente che si tratta di una o più armi caricate con cartucce a proiettile unico”. Perchè non ci hanno mai detto che le armi da fuoco potevano essere più di una? Inoltre, nella relazione si legge anche che l’aggressore “durante l’esplosione dei colpi si sarebbe trovato, in piedi o seduto sul sellino di un motorino, in posizione ‘sopraelevata’ rispetto alla vittima”. Perchè non ci hanno mai raccontato della possibile presenza di un motorino?». Il corpo di Angelo Vassallo, crivellato di colpi, venne ritrovato all’interno della propria auto, a poche decine dimetri dalla sua abitazione, il 5 settembre del 2010. I suoi assassini non hanno ancora un nome.

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Vassallo, fratello sindaco ucciso: «Almeno 3 sanno cosa è successo»

di Luigi Martino

E’ una storia che ha cambiato per sempre il Cilento. L’omicidio di Angelo Vassallo è una cicatrice sul volto pulito della legalità. Ma anche una macchia indelebile sulla giustizia. Giustizia locale, certo, ma anche nazionale. Un sindaco è stato assassinato mentre rientrava a casa. Di notte. Quasi nove anni dopo nessuno conosce il mandante. Nessuno conosce l’esecutore. Non sappiamo se ci sono stati complici. Il piano o il motivo per il quale Angelo è stato crivellato da diversi colpi di pistola. «Conosceva chi ha messo fine alla sua esistenza» hanno da subito affermato gli inquirenti. Sul delitto aleggiano tesi opposte. E accuse. Si punta il dito non solo contro la politica locale o contro qualcuno che sarebbe rimasto zitto. Si guarda con occhio diverso anche gli investigatori, «chi quel giorno doveva tutelare e proteggere il luogo del delitto e le prove». Prove che, sempre secondo parte dell’opinione pubblica, sarebbero state «inquinate». Volontariamente oppure no, questo nessuno lo sa. O meglio, nessuno si pronuncia.

Fatto sta che la famiglia di Angelo non ha mai smesso di lottare. Nonostante gli ostacoli. Nonostante il dolore. Nonostante Pollica avesse perso il suo sindaco-pescatore, colui che dall’ultimo piano del Municipio ha trasformato quel pezzo di Cilento nella splendida località turistica che è oggi. Dario e Massimo, fratelli di Angelo, hanno messo in piedi la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore. Portano in giro per il mondo il nome di Angelo e raccontano a tutti la sua storia.

Abbiamo raggiunto Dario Vassallo per una intervista.

Dario, il 2019 potrebbe essere l’anno di svolta per le indagini sull’omicidio di Angelo?

Il  2019 potrebbe essere l’anno della svolta e a me sembra che ci sia la volontà investigativa ed istituzionale di chiudere il cerchio attorno a chi ha ucciso Angelo. 

In un primo momento la procura aveva fermato la lente di ingrandimento su personaggi locali, poi su Humberto Damiani e ora sul carabiniere Lazzaro Cioffi. Angelo conosceva queste persone?

Penso che Angelo indirettamente conoscesse queste persone, sicuramente conosceva benissimo le persone del posto che questi personaggi frequentavano e che ancora anche oggi continuano a spacciarsi per “amici di Angelo”. Tempo al tempo.

Possibile che nessuno a Pollica è a conoscenza del mandante, dell’esecutore o di qualche dettaglio che condurrebbe gli inquirenti dritti alla verità?

A Pollica – Acciaroli, ci sono almeno 3 persone che sanno quello che è accaduto quella sera e senza sapere sono diventati complici di un assassinio. Sono cose che ripeto da anni e in ogni angolo di questo Paese.

Cosa ha fatto in questi anni la politica locale. Cioè, in che modo ha contribuito alle indagini? 

La politica locale non ha fatto nulla, anzi negli anni ha fatto solo danni, fare festa il 5 settembre è stato veramente vergognoso e chi giustifica le sagre, la musica, le feste fatte nella stessa sera che ricorre l’uccisione del Sindaco, dello Stato, dovrebbe essere preso a pedate. Nel Cilento ho visto fare convegni in ogni luogo e su ogni cosa, ma mai un convegno sulla Legalità, o sul perché sia stato ucciso il Sindaco. Ripeto la politica locale non ha contribuito in nessun modo alla ricerca della verità, e mi riferisco non solo alla politica Cilentana, ma Campana e soprattutto mi riferisco a quegli uomini dello stesso partito di Angelo che ancora oggi si nascondono dietro ad espressioni del tipo “Faccio cosi perché il partito così vuole”. Ma poi il partito chi è? Ma pure questa storia e questi comportamenti sono conosciuti in tutto il Paese.

Angelo ha lasciato un esempio forte, forse anche difficile da seguire da un certo punto di vista. C’è chi nel Cilento onora la sua figura in qualche modo?

I sindaci del Cilento che percorrono la strada di Angelo, con innumerevoli difficoltà, sono Eros Lamaida, Pino Palmieri, Maurizio Tancredi e il già sindaco di Sapri, Giuseppe Del Medico. Poi ci sono 72 sindaci, 113 assessori, 268 consiglieri comunali e 17 segretari di circolo del Pd, per un totale di 470 firmatari che hanno sottoscritto la petizione per la candidatura di Franco Alfieri, affinché venisse candidato dal Pd nelle passate elezioni politiche, e che di colpo costoro hanno:

– Dimenticato due processi “Strade Fantasma” e processo ” Due Torri bis”.

– Hanno dimenticato le denunce fatte dal sindaco di Pollica inerenti queste strade, denunce tutte protocollate e in nostro possesso, indirizzate all’ex Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Salerno, Franco Alfieri.

Facciamo prima a dire che hanno percorso un’altra strada che non è quella di Angelo.

Ci spieghi un po’ il suo rapporto con Ingroia?

Il mio rapporto con il dott. Ingroia è nato un po’ di tempo fa e per me è strano condividere un progetto di verità e giustizia con chi è stato al fianco dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ogni cosa che io e mio fratello Massimo facciamo, è studiata e anche la scelta del Dott. Ingroia, come difensore non è casuale.

La Fondazione intitolata ad Angelo gira l’Italia per onorare la sua memoria e tramandare i suoi «insegnamenti». Cosa dicono di Angelo quando lei oltrepassa i limiti della Campania?

Fuori dalla Campania hanno capito subito la grandezza di Angelo, non a caso nel 2012 a Finale Ligure hanno intitolato il porto ad Angelo, senza parlare dell’Emilia Romagna, dove sindaci e amministratori del Pd hanno intitolato strade, giardini, parchi a nostro fratello. La sala consiliare del Comune di Sant’ Agata Bolognese, comune prestigioso, lì dove si costruisce la Lamborghini, porta il nome di Angelo. Dico sempre, ed è la verità, che senza questi amministratori, senza l’Emilia Romagna, adesso non saremmo qui a raccontare di Angelo. Non dimentichiamo che Alain Foure, direttore degli studi Politici dell’Università di Grenoble, il 15 settembre 2010 scrisse un articolo dedicato ad Angelo, su Le Monde, dal titolo ” Il Profeta assassinato”.

Cosa manca, adesso, al Cilento, a questa terra, adesso?

A questa terra manca tutto ciò che è l’essenza della politica. La politica è agire e vivere per gli altri, dove gli altri, siamo noi, la gente, il popolo senza distinzione di appartenenza politica, di casta o di religione. Nel Cilento, ma quasi in tutto il Sud, la politica è intesa come “gestione familiare”. Bisognerebbe creare una nuova classe politica e questo avverrà nel giro di 10 anni, perché il populismo di cui tutti parlano è nato dalla politica fatta negli ultimi 10 anni. Una politica che ha piegato la libertà delle coscienze, ha contorto la coscienza politica di milioni di italiani, creando sofferenza e seminando odio. Dopo il populismo si aprirà una nuova fase, non solo per il Cilento ma per l’Italia intera.

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Pollica, ‘Viculi e viculieddi’: ecco la mappa del gusto

di Luigi Martino

La piazza di Pollica
Tutto pronto per Viculi e Viculieddi, l’evento organizzato dal Comune di Pollica, in collaborazione con la Pro Loco e l’associazione Viculi e Viculieddi, per celebrare i giorni del solstizio come simbolo di rinascita dell’uomo e della natura. I giorni del 28, 29 e 30 dicembre saranno, infatti, l’occasione per riscoprire la serena bellezza di Pollica in una magia di luci, colori e sapori della tradizione. Attraverso tre “quadri” pensati per l’evento – “l’Inverno” nella piazza centrale, “Il Solstizio” e “La vita che rinasce” in due dei vicoli più suggestivi del borgo – si potranno riscoprire i sapori di un tempo, le arti e i saperi della quotidianità pollichese passata e presente. Con l’idea di rendere omaggio alla notte più lunga dell’anno, suggestivamente simbolo dell’inizio di una nuova vita, i visitatori potranno dedicarsi alla degustazione di squisiti “piatti d’inverno”, pietanze tipiche della cucina contadina alla base della Dieta Mediterranea patrimonio Unesco, godendo dei momenti teatrali e musicali a cura della compagnia Mansarda Teatro dell’Orco diretta da Roberta Sandias. La mappa del gusto e la locandina dell’evento:

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Acciaroli, Vassallo pianta 500 gigli di mare: «Seminiamo la bellezza»

di Luigi Martino

Il sole tramonta sulla spiaggia di Acciaroli. Sono quasi le 17 di un venerdì pomeriggio che precede il Natale. Questo lembo di litorale stretto nella morsa dei ricordi di Angelo Vassallo, conserva sempre un po’ di ogni cosa. E libera emozioni, quadri capaci di far riflettere senza aprir bocca. Nel museo della bellezza inaspettata, ti puoi imbattere in scene così. Due persone, due amici, due testimoni dell’operato del sindaco-pescatore, sono accovacciata mentre il sole si tuffa in mare. Lo sfondo è incanto. Il gesto è molto nobile: stanno inserendo nella sabbia 500 semi di Pacratium marittimum, più comunemente conosciuto come giglio di mare (o marino). Dario Vassallo è in compagnia di Angelo, un amico. Porta lo stesso nome del fratello e la somiglianza non è solo in queste lettere. Dario e Angelo seminano bellezza. Ridanno vita ad un’oasi troppo spesso calpestata e distrutta. In quei fiori bianchi, che spunteranno prima della prossima estate, c’è il sorriso di Angelo, ucciso da colpi di pistola in un agguato del settembre di 8 anni fa. Il giglio è un po’ come lui, forte, che sa’ difendersi dal freddo e dagli attacchi esterni. Ma che nulla può farci contro i vili e i malviventi. Il fiore di questa pianta è una meraviglia della natura, bianco e con una forma dei petali che ricorda le bellissime orchidee. Si tratta di un fiore ermafrodita con impollinazione entomofila produce una capsula contenente molti semi di colore nero. Il vero seme è situato all’interno di una massa sugherosa e leggerissima, che permette il galleggiamento del seme come avesse un salvagente. Le onde delle mareggiate che raggiungono le dune raccolgono i semi dispersi tutt’intorno dalla pianta e li disseminano, grazie alle correnti, in altri punti della costa, anche lontanissimi, favorendo la disseminazione in nuovi territori. E queste onde, a volte, si trasformano in mani sapienti. Come quello di Dario e del suo amico che hanno custodito i semi per tutto l’inverno e ora li hanno restituiti alla sabbia. Prima di andare via, ad operazione conclusa, un giro tra il canneto e i gigli per rimuovere immondizia di ogni genere. Poi dritti verso casa.

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RaiNews24 ad Acciaroli, dove i pescatori puliscono il mare dalla plastica

di Luigi Martino

Le telecamere di RaiNews24 hanno fatto visita al borgo di pescatori di Acciaroli, in Cilento, noto per essere stato governato da Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore ucciso in un agguato di sospetta matrice mafiosa il 5 settembre del 2010. Da quel giorno sono cambiate tante cose a Pollica, il capoluogo che abbraccia tante frazioni, tra cui Acciaroli, e altrettante storie. Tre le più belle c’è sicuramente quella promossa dalla Fondazione Angelo Vassallo sindaco-pescatore, presieduta dal fratello di Angelo, Dario, che da 8 anni si batte per conoscere la verità sul delitto che ha macchiato per sempre questo lembo di sud incontaminato. Dario è anche promotore del progetto ‘Pulizia dei fondali marini’. Un progetto che parte da lontano e parte proprio da qui, da Acciaroli. I pescatori, infatti, da anni, portano a terra tutti i rifiuti che catturano nelle reti da pesca. Ecco il servizio che Andrea Bettini ha girato per RaiNews24. GUARDA IL VIDEO

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Ingroia indaga su omicidio Vassallo e i ladri gli rubano le pendrive

di Luigi Martino

Ladri all’opera. Che non hanno lasciato impronte, anzi, una sola, ‘guantata’.. Dei veri ‘professionisti’, non si sa se del mestiere o se di altri ‘uffici’. Certo è che ad Antonio Ingroia hanno portato via alcune pendrive contenenti atti processuali del periodo in cui era magistrato e di quelli attuali da avvocato. Ma ci sono anche suoi appunti e considerazioni su inchieste delicate. A dare la notizia è l’edizione odierna del Fatto Quotidiano che, in un articolo firmato da Giuseppe Lo Bianco, sottolinea alcune peculiarità di questo furto. Nella notte tra martedì e mercoledì scorso, dopo che Ingroia aveva lasciato Roma alle due del pomeriggio per una trasferta di lavoro in Sicilia (di due giorni) assieme alla moglie, i ladri sono entrati da una terrazza condominiale sul tetto. Non hanno forzato nulla, hanno unicamente segato le grate divisorie dell’appartamento all’ultimo piano. Una volta entrati hanno messo a soqquadro la casa del legale di alcuni familiari di vittime di mafia come Attilio Manca e Angelo Vassallo per poi portare via la preziosa refurtiva. Proprio in merito all’omicidio del sindaco pescatore, qualche giorno fa l’ex pm aveva rilasciato un’intervista spiegando che nel suo ruolo di avvocato di parte civile nell’inchiesta bis sull’assassinio Vassallo sarebbe andato fino in fondo per cercare la verità.
Dario Vassallo
Ed è proprio Dario Vassallo, fratello del sindaco-pescatore e presidente della Fondazione omonima, che appresa la notizia dichiara: «Un giorno di alcuni anni fa, a Milano incontrai Rita Borsellino e le raccontai le mie, e nostre coincidenze avvenute dopo l’uccisione di Angelo. Lei mi guardò con i suoi occhi azzurri ed esclamò: “Dario, non chiamarle coincidenze, si chiama mafia”». Nessun riferimento preciso, ma il fratello del sindaco assassinato in Cilento il 5 settembre 2010 da mani ancora ignote, non le manda di certo a dire. Come fa il nipote, Antonio, figlio di Angelo, al quotidiano Il Mattino di Salerno: «Ho la certezza – dice – di persone che sulla morte di mio padre non hanno mai detto la verità, e continuano a mentire. Bisognerebbe capire perché. La verità è che tantissima gente arriva in chiesa nel giorno dell’anniversario della morte di mio padre, e molti versano lacrime di coccodrillo, magari sono le stesse persone che davanti agli inquirenti hanno nascosto la verità». Antonio e Dario non hanno mai mollato. Lottano da più di 8 anni. E lo fanno per Angelo, custode di un modello di amministrare quell’angolo di Sud forse andato sepolto insieme a lui. Ed ora il fatto Ingroia, a meno di una settimana fa al processo calabrese “’Ndrangheta stragista”. Durante le audizioni dell’ex ambasciatore Francesco Fulci e del Generale dell’Arma, Giampaolo Ganzer, Antonio Ingroia (legale di parte civile dei familiari dei carabinieri FavaGarofalo uccisi negli attentati), Ingroia aveva affrontato i tanti misteri che ruotano attorno ai ruoli ambigui del Sisde e del Sismi nelle stragi del ‘92 e del ‘93 arrivando a lambire il campo minato della mancata individuazione di Giulivo Conti, un ex appartenente a Gladio, nonché accompagnatore fidato del maresciallo del Sismi Vincenzo Li Causi, ufficialmente ucciso nel ‘93 in uno strano agguato da miliziani somali mentre era in Somalia con Conti. Tornano quindi le trame nere a riaccendere i riflettori sulla trattativa tra Stato e mafia di cui la recente sentenza della Corte di Assise di Palermo ha sancito la veridicità di una sua effettiva esistenza. Trame politico-criminali che attraverso l’inchiesta condotta dal pm calabrese Giuseppe Lombardo, si collegano ad ulteriori fatti e circostanze. E’ del tutto evidente che il prezioso lavoro di investigazione di Antonio Ingroia in tutti questi anni spaventa maggiormente quegli ambienti “ibridi” – che sono corresponsabili assieme a mafia e ‘Ndrangheta di stragi e delitti eccellenti – piuttosto che le mere organizzazioni criminali. Ed è altrettanto evidente che in questo momento lo stesso Ingroia è particolarmente vulnerabile da quando gli è stata revocata la scorta. Sono solo coincidenze? A non voler fare una spicciola dietrologia è proprio Ingroia che si limita ad una asettica considerazione: “Non dico che sono tutti fatti collegati tra loro, ma rassegno questi fatti, insieme alla considerazione che chi ha agito lo ha fatto da professionista, scegliendo attentamente sia il momento per intervenire, sia gli strumenti utili al superamento degli ostacoli per entrare nel mio appartamento”. E cioè solamente quattro giorni dopo la revoca della protezione che gli era rimasta: una“vigilanza dinamica a orari convenuti”, giustificata dalla fine del suo mandato di amministratore pubblico della società Sicilia & Servizi e dalla mancata elezione alle Politiche. Poco importa a questo Stato che l’impegno da avvocato di Antonio Ingroia prosegua su questioni delicatissime di cui si era già occupato da magistrato. L’appello al “governo del cambiamento” di ripristinargli subito la scorta – al momento – è letteralmente caduto nel vuoto. Da un ministro dell’Interno come Salvini – noto per i suoi proclami antimafia fini a se stessi – c’è ben poco da aspettarsi. La condanna nei confronti di Ingroia che preoccupa particolarmente va oltre la sentenza di morte decretata da Cosa Nostra nei confronti di tutti i suoi nemici – che non ha alcuna scadenza temporale, ma che attende solamente il migliore momento per poter essere eseguita –, riguarda prevalentemente l’ignavia di uno Stato che attende sulla riva del fiume che passi il cadavere per poter poi recitare il mea culpa a favore di telecamera. La speranza che le indagini su questo strano furto facciano luce su quali siano quelle “manine” che hanno violato la casa di Ingroia e su ordine di chi, è decisamente ridotta. In un Paese di misteri come l’Italia, la storia recente è satura di furti ad opera di apparati di Stato. Al di là della piena solidarietà ad Antonio Ingroia, resta l’obbligo morale, per quella che si definisce società civile, di continuare a sostenere il lavoro di uomini come lui pretendendo che lo Stato faccia la sua parte: ripristinandogli immediatamente la scorta.

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Giuseppe, 93 anni di dieta Mediterranea: il segreto per vivere a lungo

di Luigi Martino

Giuseppe Romano e Luigi Martino (Foto G. Pellegrino)

Palle d’acqua di mare al posto degli occhi. Voce greve e l’area di chi conosce questo posto meglio di chiunque altro. Mi ha preso, mi ha fatto entrare nella sua bottega senza nemmeno sapere chi fossi. E mi ha accompagnato nel suo mondo. Queste porte le ha aperte per la prima volta 52 anni fa, dopo che per un lungo periodo ha seguito il papà, un’artista cilentano. Dipingeva insieme le chiese. Giuseppe Romano ora ha 93 anni. Profilo del viso che parla, dolce, squillante, vivo. Sicuramente molto più giovane di tanti giovani. E’ uno di quei nonnini longevi del Cilento cresciuto con l’odore della salsedine sempre sotto il naso e con il sogno quotidiano di afferrare una fetta di pane con olio e pomodoro.

E’ tra quelle persone che io amo definire «un’enciclopedia che cammina». Ho avuto fortuna ad incontrarlo. Lo ammetto. Però alla fortuna ci devi andare incontro, la devi un po’ cercare. E sono due giorni che questa fortuna la cercavo qui, su uno dei meravigliosi tetti del Cilento, della vita. Pollica è la patria della dieta Mediterranea e la culla che ospita il Municipio da dove Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore ucciso nel 2010 a pochi chilometri dalla bottega di Peppe, aveva guidato la rivoluzione civile che ha trasformato questa fetta di paradiso nel gioiello che è oggi.

Video di Giuseppe Pellegrino Intervista di Luigi Martino

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