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Continuano la scintille tra Murino e il direttore artistico delle struttura vallese

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Continuano la scintille tra Murino e il direttore artistico delle struttura vallese

Continua lo scontro tra Michele Murino, direttore artistico di Velia Teatro, e il teatro di Vallo della Lucania, La Provvidenza. Più volte Murino aveva attaccato il padre padrone delle dinamiche economiche che gravitano intorno alla Provvidenza, il vescovo Favale, accusandolo di aver creato un vero e proprio monopolio tetrale nel Cilento . Con tanto di ristoranti e attività varie annesse. Qualche giorno fa, il direttore artistico de La Provvidenza, Carlo Sacchi, aveva dichiarato: "L’unico monopolio che ha La Provvidenza è quello di un’instancabile ricerca di proposte culturalmente valide, che vengono puntualmente premiate dal pubblico cilentano. Ai capocomici che speculano sugli spettacoli e offndono una persona che ama e lavora per il nostro Cilento, chiedo di spiegare come impiegano i soldi pubblici che ricevono dagli Enti sovraccomunali per spettacoli e festival. L’unica colpa di monsignor Favale e del direttore del tetro, Don Guglielmo Manna, è invece quella di lavorare instancabilmente al servizio della cultura edell’aggregazione sociale, anche rimettendoci di tasca propria."

Ora Michele Murino rilancia: "I miei non sono attacchi gratuiti, sono giuste considerazioni sull’incredibile opacità prodotta da dieci anni al teatro La Provvidenza di Vallo della Lucania. Se il diacono Aniello D’Angelo, scrivendo al Papa, ha detto "la diocesi di vallo specula sulle case e non aiuta i poveri", secondo me, approfittando della notevolissima lontananza dal Cilento di altri manufatti adibiti a teatro, la diocesi specula ed abusa attravero la propria posizione dominante sul mercato teatrale locale: 1) imponendo prezzi esagerati; 2) negando l’accesso presso la propria infrastruttura essenziale ai possibili concorrenti che applicherebbero prezzi più vantaggiosi per l’utenza ; 3)incassa contributi pubblici che, sembra, non vanno ad abbattere il costo di partecipazione degli spettatori. Al vescovo favale, nella qualità di amministratore pro-tempore della diocesi e legale rappresentante della Compagnia Stabile del Cilento e, perciò, Capocomico, ho chiesto di esibire i libri paga e le certificazioni necessarie per l’esercizio teatrale delle due produzioni inserite negli abbonamenti delle stagioni teatrali 2005/06 e 2006/07 a la Provvidenza. I due spettacoli furono regolarmente venduti ed incassati in abbonamento dal prelato. Carlo Sacchi vuole sapere come si impiegano i soldi pubblici per spettacoli e festival. E lo chiede a me? Lo chieda al vescovo, al quale è tanto vicino. Anch’io pongo la stessa domanda di Sacchi, dal momento che posseggo un abbonamento del costo di 150 euro, per nove spettacoli, tra cui uno amatoriale, a costo zero per la diocesi. Perchè ho dovuto pagare, in abbonamento, lo spettacolo amatoriale allo stesso prezzo di quelli professionali?. Il vescovo deve restituire a tutti gli acquirenti di detto abbonamento l’importo di 17 euro circa. E se fosse vero il dato diffuso, circa la già avvenuta vendita di 450 abbonamenti, la diocesi si sarebbe arricchita dell’importo di 7650 euro. E se non ci fossero contributi pubblici, quanto costerebbe l’abbonamento, 300 euro? Quando nell’organizzazione di attività culturali interviene il sostegno pubblico, la prima cosa da fare è l’abbattimento notevole dei costi di partecipazione dei cittadini( a VeliaTeatro il biglietto unico è di 10 euro, omnicomprensivi di tutti gli annessi e connessi servizi), al fine di allargare la partecipazione e l’offerta e tenere, possibilmente, lo stesso spettacolo per due giorni su piazza. Non mi pare che tutto ciò sia avvenuto in questi anni al cosiddetto teatro-vescovile di vallo della Lucania. Ma i libri paga e i "Certificati di Agibilità", Eccellenza, ci sono o no? I giovani lavoratori ( circa sessanta attori) inviati a lavoro negli anni 2005 e 2006, sono stati pagati, con regolari buste paga e contributi? Dimenticavo, l’allestimento amatoriale inserito nell’abbonamento di quest’anno ed a costo zero per la diocesi, si titola "E denare fanno venì a vista ‘e cecate."



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