Terremoto in Irpinia, nessuno dimentica quel 23 novembre 1980

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Un minuto e mezzo che distrusse interi paesi, provocò secondo le stime più attendibili 2.914 morti e 8.848 feriti, oltre a circa 280.000 sfollati e 150 mila abitazioni crollate. Quel 23 novembre del 1980 in Irpinia tutto cambiò e da allora nessuno ha più dimenticato neppure l’ora del terremoto, le 19:34. A distanza di 39 anni da quel giorno, il ricordo di quella giornata e delle settimane che seguirono la tragedia non è mai sbiadito.

Il sisma di magnitudo 6.9 fu avvertito pesantemente a Napoli e in tutto il Cilento, specialmente l’area di confine con la Lucania, dove la gente si riversò in strada per passare la notte. Colpì le province di Avellino e Salerno, oltre a quella di Potenza. I paesi più feriti, oltre a quelli dell’epicentro, furono Laviano, Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi. Ma crolli si verificarono anche a Napoli. Fu così intenso da provocare addirittura il crollo di un palazzo nel quartiere di Poggioreale. In totale, furono 679 i Comuni colpiti in otto province: tutte quelle della Campania e della Basilicata e la provincia di Foggia in Puglia. Quello del 1980 è stato l’ultimo forte terremoto che ha scosso la Campania. L’epicentro fu identificato tra i Comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania.

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Ma ciò che più è rimasto impresso di quegli anni, oltre alla tragedia e ai morti, è stato il dramma della ricostruzione, ritenuto ancora oggi uno degli esempi peggiori di speculazione. I fondi, anche ingenti, che furono destinati alla popolazione, sono finiti nelle maglie della corruzione e della camorra. In 10 anni furono spesi oltre 50 mila miliardi di lire per l’Irpinia, come calcolò nel 1989 la Commissione d’inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro ed è paradossale che qualcuno nel container del campo degli sfollati ci sia morto. E’ il caso di Lucia Senatore, che ha vissuto per 38 anni nel prefabbricato numero 59 in via Luigi Ferrara a Cava de’ Tirreni. La donna è morta ad 88 anni lo scorso febbraio, si è spenta in ospedale ed è andata via senza aver potuto vedere il suo sogno realizzarsi, ovvero vivere in una casa, sotto un tetto vero.

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