Tragedia Ciclope, Scarpitta: «Chiudere la discoteca e chi sa parli. Tirate fuori quella pietra»

di Mario Scarpitta
consigliere comunale Camerota

Gentile redazione,
sono le 6.00 del mattino, mi fermo e quasi meccanicamente comincio a scrivere. 
Scrivo dopo giorni di dolore, riflessioni, preoccupazione e paura riguardo alla vicenda che ha visto un giovane perdere tragicamente la vita all’interno di un luogo dove era andato per vivere la sua età, per divertirsi, stare insieme. Scrivo dopo circa una settimana dal tragico evento, scrivo perché il silenzio uccide dentro, lo faccio anche per coloro che invitano al silenzio solo per mero calcolo e convenienza. Scrivo perché… parlare significa tenere accesa la speranza. Scrivo innanzitutto come genitore, esternando ciò che prova un padre, poi – successivamente – anche come consigliere di questo nostro comune sempre più martoriato.

Quel posto, il Ciclope, senza retorica, demagogia e falsità, é stato per tutti noi abitanti del comune, una vetrina. Chi di noi non è entrato in quella grotta? Chi di noi non si è sentito orgoglioso per una volta di avere il Ciclope a Camerota? Chi di noi non era consapevole del pericolo? Quella sera ero a casa appena tornato dal lavoro e verso Capo Palinuro osservavo l’avvicinarsi del temporale. Mai avrei immaginato che la mattina dopo la giornata sarebbe iniziata con quella terribile notizia. Nessuno, e sottolineo nessuno, avrebbe voluto questa tragedia, né i titolari, né i politici, né chi ha assistito alla raccapricciante scena. Ho pensato e continuo a pensare a cosa poteva accadere se il fenomeno fosse stato più accentuato, ai tanti giovani del nostro comune presenti e alle loro famiglie. Ho pensato a mio figlio (ospite fisso), a quante volte si è fermato in quel posto. Ho pensato alle telefonate ricevute nel cuore della notte dalla famiglia di quel ragazzo, immedesimandomi in quegli attimi.  Ora le voci si rincorrono su ciò che poteva essere e ciò che non è stato, ed ognuno potrà dire ciò che pensa, come è giusto che sia.

Non sono d’accordo con chi accusa di sciacallaggio chi vuole parlare e dire liberamente la propria. Lo sciacallo, credo, é colui che vuole mettere tutto a tacere. Ora c’è chi accusa, chi parla o sparla e chi sta zitto. C’è chi è in silenzio per paura, chi per minaccia, chi per calcolo, e chi per altri scopi. Io parlo da padre che oggi si sente miracolato e da uomo che crede nella giustizia, la quale sarà l’unica ed autorevole voce. Non è compito di nessuno di noi creare martiri o carnefici. Ma questo non ci deve impedire, di ricordare quanto è accaduto in precedenza. Voglio esprimere in maniera pubblica il mio apprezzamento anche verso le parole di Don Gianni che come sempre dimostra di aver coraggio e grande sensibilità e non ritengo che lo stesso abbia bisogno di queste cose per darsi visibilità, visto che per ciò che fa per i giovani ne ha già abbastanza fino a livello nazionale. Credo invece che lui come la stragrande maggioranza di noi ha bisogno di trasparenza, di luce, di verità e non del nascondersi nel buio.

In tutti questi anni abbiamo sempre creduto nella competenza di chi è preposto a vigilare. Nei monitoraggi (a detta di qualcuno) continui, nei disgaggi preventivi delle pietre, nei lavori dei rocciatori, e nelle somme ingenti investite per dare sicurezza al costone. Tutto questo ci ha sempre lasciato ben sperare che le cose andassero bene. Questo non è servito ad evitare la morte di Crescenzo. Ora invece, accaduto l’irrimediabile, non ci resta altro che evitare che il suo sacrificio resti vano. Adesso non ci resta che prendere atto che quel posto non è più sicuro e va chiuso definitivamente, in quanto quel fenomeno non è più controllabile. Ne prenda atto chi è delegato a farlo. Mi chiedo perché nulla è stato ancora fatto, oltre al sequestro della procura. Deve seguire un’ordinanza sindacale ferma e definitiva. Chi firmerà un nuovo parere di agibilità? Chi si prenderà questa responsabilità? Riuscirà a dormire la notte? Anche i giovani, considerati a volte spericolati, se ne guarderanno.

In questi anni, di avvisaglie, durante l’inverno ne abbiamo avute tante in tutta quell’area. Amministrare è prendere decisioni che spesso non sono facili, come in questo caso. Il nostro territorio è fragile e pericoloso quanto bello. L’economia va salvaguardata, rafforzata, le imprese tutelate. Tutto questo è giusto e sacrosanto. Quando però si hanno segnali che qualcosa sta cambiando, come è successo, bisognava intervenire. I fatti che secondo me vanno posti al centro dell’attenzione sono la leggerezza con la quale sono state prese le decisioni da chi di dovere dopo il fenomeno avvenuto l’anno scorso (a detta di numerose persone si assistette nella zona bagni del locale ad una prima caduta di pietre e terriccio). Ecco, questo fu l’avviso che qualcosa doveva cambiare. L’altra cosa grave è che andava considerato il pericolo che si correva la sera del temporale, e  chi di dovere, quindi la parte politica e la proprietà dovevano tener conto del pericolo e chiudere il locale, come da contratto. A darne le avvisaglie anche i bollettini meteo diramati durante la giornata. 

In ultimo mi chiedo come mai il comune di Camerota l’anno scorso (in data 14/07/2014 con determina n. 236) ha compensato la cifra di circa 150 mila euro di tributi non versati a favore del Ciclope, in quanto la stessa società aveva sostenuto spese per la messa in sicurezza e la manutenzione straordinaria del costone roccioso. Interventi che, come è evidente, non hanno evitato la tragedia, ma che hanno consentito di ottenere dall’Ente – nella medesima determina – il rinnovo della locazione per altri nove anni, in quanto la stessa in scadenza, si rinnovava per mancata disdetta da parte dell’ente.

Concludo con un appello, chiedendo – per rispetto di questa famiglia – che chiunque abbia notizie di quella pietra che ha tolto la vita al giovane possa aiutare gli inquirenti a ritrovarla, dando loro l’opportunità di poter proseguire il lavoro che porti alla verità. Esprimo, da ultimo, il mio profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia. Di seguito invio richiesta di convocazione urgente e straordinaria per mano del presidente del  Consiglio Comunale di Camerota:

Egregio Presidente,
sono sensibilmente meravigliato, e con stupore e sconcerto devo rilevare mio malgrado, che nonostante quanto accaduto nel nostro Comune nei giorni scorsi riguardo la vicenda che ha spezzato la vita del giovane Crescenzo, coinvolgendo tutta la cittadinanza emotivamente, mi domando come mai a tutt’oggi la S.V. non ha ritenuto opportuno convocare il Consiglio Comunale in seduta urgente e straordinaria per una vicenda di gravità assoluta. Sono fiducioso che per senso di responsabilità Lei lo farà. Come sono fiducioso del fatto che tutti i consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione si uniranno a questa richiesta. In caso contrario lo otterremo insieme ai cittadini attraverso una immediata raccolta di firme, come previsto. Cordialmente. 

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