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Trenitalia sempre più internazionale. Nessun potenziamento per la realtà turistica del Cilento

di Maria Antonia Coppola

Sulla tratta ferroviaria Pisciotta – Salerno l’orario estivo non ha subito cambiamenti, sia per i treni in partenza che per quelli in arrivo. L’organizzazione delle ferrovie dello stato, ancora una volta si è mossa senza tener conto della realtà turistica del Cilento, abbinando ad una già precaria stagione estiva, un mancato potenziamento di treni che dal resto d’Italia arriva sul litorale cilentano.
Anche rendere confortevole il viaggio del pendolarismo vacanziero, è un’altra opportunità che è andata persa da parte di chi avrebbe dovuto tener conto di più variabili:
Un’estate torrida che avrebbe dovuto essere foriera, soprattutto durante i week end,  di una buona presenza turistica per il litorale cilentano;
Una massiccia presenza di extracomunitari che si spostano da una località all’altra con enormi buste, con carichi di merce da riempire interi vagoni ferroviari.
Chi prende il treno per Pisciotta, nel fine settimana, ha di fronte uno scenario che lo mette in condizione di guardarsene bene dal prenderlo la volta successiva. Oppure di armarsi di rosario e pregare, o di astrarsi in altro modo per riuscire a mantenersi calmo. Questo fino a quando si riesce a trovare una postazione libera per sedersi, altrimenti il primo pensiero è quello di non pagare mai più un biglietto per un viaggio che ci si appresta a fare in condizioni disumane.
Per chi ritorna in città da un fine settimana al mare, l’attenzione deve essere massima per la scelta del treno da prendere. Perché c’è chi valuta di godersi fino all’ultimo istante la meraviglia del nostro mare e di viaggiare con i primi treni del pomeriggio. La scelta dei treni c’è, e basta evitare i primi tre, che sono anche i più veloci, due dove è gratis la sauna, dove la mondezza, la polvere e lo sporco sono garantiti, ed il terzo, Inter City, che per il tempo di percorrenza, meno 15 minuti dagli altri per arrivare a Salerno (e quasi sempre in ritardo), si paga il doppio.
Mentre l’estate va consumandosi lungo le stazioni campane, fra andata e ritorno, si parla con un capotreno sudato e sconfitto, perché non ha faccia, né nome chi organizza il tipo di convoglio da utilizzare, visto che alle diciannove c’è l’aria condizionata sui treni che vanno e vengono lungo questa tratta ferroviaria, mentre alle quattordici si viaggia su vagoni roventi.
In realtà quelli che si lamentano e si indignano siamo una minoranza.
I nostri compagni di viaggio, soprattutto d’estate, sono per lo più cinesi e africani. Gente abituata a viaggi in pullman con galline e altri animali da cortile, gente abituata ad essere pigiata come sardine per entrare nelle metropolitane.
Noi pendolari della cultura, del lavoro, delle vacanze, dobbiamo pur renderci conto che chi ha pensato a farci viaggiare in queste condizioni, non si è limitato ad aiutare il Sud ed il suo turismo precario, ma ha fatto ben altro. Ha provato ad assomigliare, nelle sue infrastrutture, nella sua organizzazione, a queste realtà da terzo mondo. Una mediazione culturale, fra Trenitalia la Cina e l’Africa.

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