Turismo: mare e montagna superano le aspettative, ma consumi ridotti

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di Marianna Vallone

E’ il momento dei bilanci. L’estate del Coronavirus non è tutta da cestinare perché «nonostante le crisi sanitarie ed economiche, pochi hanno rinunciato alla vacanza che – ricordiamolo – ha anche un valore curativo e terapeutico e per bambini, famiglie, adulti ed anziani rappresentano spesso un’esigenza», anticipa Raffaele Esposito, presidente provinciale di Confesercenti. Buone le presenze in alcune località ma con consumi logicamente ridotti. L’analisi, stilata da Assoturismo, Confesercenti e Centro Studi Turistici, spiega in sintesi che i flussi turistici rispetto all’anno precedente sono stati – a livello nazionale – in netto calo, ma il mare e la montagna hanno superato le aspettative di inizio stagione.

«I risultati del trimestre estivo confermano le difficoltà e l’imprevedibilità del mercato con andamenti differenziati tra località balneari e di montagna, rispetto agli altri tipi di risorse e di offerta turistica. – spiegano nel report – Anche tra le tipologie di strutture ricettive si registrano andamenti molto differenti, ma gli aspetti più significativi del periodo sono stati i cambiamenti nelle abitudini di viaggio: prenotazioni estemporanee, uso prevalente di mezzi di trasporto individuali, spostamenti a corto-medio raggio, ricerca delle soluzioni low cost, boom di richieste per le case vacanza. Insomma, anche se la crisi del settore appare ancora evidente, l’estate 2020 è stata a due velocità: risultati migliori delle aspettative per alcune destinazioni turistiche e fatturati in caduta libera in altri segmenti di offerta, quali le principali città d’arte, i laghi, l’offerta termale e in parte quella della rurale e della collina». Ora le imprese sperano in un prolungamento della stagione estiva, ma soprattutto in una ripresa degli stranieri in autunno.

I DATI
In base ai dati forniti da un campione di 1.975 imprenditori della ricettività, che hanno partecipato all’indagine del Centro Studi Turistici di Firenze per conto di Confesercenti- Assoturismo, le stime sui risultati del mercato turistico del trimestre estivo indicano una contrazione della domanda del 30,4%. Il calo del settore alberghiero è stimato al -32,6% e l’extralberghiero si ferma al -27,5%. Decisamente peggiore, rispetto alle aspettative di inizio stagione, il calo della domanda straniera che si attesterebbe al -65,9%. Trend opposto per la domanda italiana stimata in crescita del +1,1%. In valori assoluti si stima che nel trimestre estivo in Italia sono stati registrati oltre148,5 milioni di pernottamenti nelle strutture ricettive ufficiali, cioè oltre 65 milioni in meno rispetto al 2019 (1,2 milioni in più di presenze italiane e 66,3 milioni di presenze in meno di stranieri).

NORD – SUD
L’andamento peggiore è stato registrato dagli imprenditori del Nord Ovest e del Nord Est. Valori meno negativi sono stati segnalati dalle imprese delle regioni del Centro, mentre per le aree del Sud e delle Isole la stima del calo è ancora più contenuta. Nelle regioni del Sud e Isole gli stranieri hanno segnato il -65,7% (mentre a Nord e Centro del 66 e 67%), a fronte di una domanda italiana che è aumentata del +1,5%.

SETTORI PENALIZZATI
Quello delle Terme è in assoluto il settore dove si è registrato il maggior crollo della domanda estera (-74,5%), mentre la flessione delle presenze italiane si è attestata al -7,8%; anche le città d’arte hanno registrato un vero e proprio crollo per l’assenza della domanda estera, con qualche timido segnale di ripresa solo in agosto. Le stime indicano i flussi stranieri al -70,5% e le presenze italiane al -11,9%. Diminuzione più contenuta rispetto ad altri prodotti nelle località marine grazie alla prevalenza del mercato italiano. Le presenze dei connazionali sono aumentate del 3,9% a fronte di una forte riduzione del -66,6% di quelle straniere.

I FATTURATI
«Sui fatturati del periodo le indicazioni delle imprese segnalano un crollo rilevante dei volumi, stimato mediamente al -37,5%, rispetto allo stesso periodo del 2019», spiegano Assoturismo, Confesercenti e Centro Studi Turistici. «Anche in questo caso registriamo andamenti differenziati per tipologia di impresa (-38,7% gli hotel e -33,8% l’extralberghiero) e per prodotto. Le perdite maggiori sono per le imprese delle città d’arte (-55%), dei laghi (-51%), delle aree rurali (-43,2%) e delle località termali (-42,8%). Le strutture di montagna limitano le perdite al -23,7% e quelle del balneare al -28,4%.

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