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Assolto Michele Ingenito, il prof accusato di vendere esami

di Redazione

Con una sentenza di assoluzione piena e una prescrizione si chiude il processo sulla presunta vendita di esami all’Università di Salerno che coinvolse il professore Michele Ingenito. Il processo sul docente di Inglese della facoltà di Economia e Commercio, accusato di peculato, falso e falso in atti pubblici, che, tramite i suoi legali di fiducia, gli avvocati Sergio Perongini e Giovanni Falci, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato, si è concluso ieri mattina. Il gup Gaetano Sgroia ha assolto il docente dalle accuse di peculato e falso in atto pubblico. Smontando l’impianto accusatorio sostenuto dal pm Roberto Penna che, l’8 gennaio scorso, ne aveva chiesto il rinvio a giudizio.

Sostenendo che il docente avrebbe permesso ad un ex funzionario universitario, Ciro De Vita (morto quattro anni fa), di utilizzare il suo ufficio, compreso il pc e il telefono, e di aver «registrato» sul libretto universitario di due studentesse Giovanna e Annunziata Martucciello (anch’esse indagate), attraverso la dicitura «superato», «il falso». Per l’accusa il prof avrebbe poi consigliato alle due ragazze di «recarsi di lì a poco in aula e di rivolgerglisi dicendo che si era dimenticato di registrare l’esame». Da qui, la terza accusa, di falso, caduta poi in prescrizione. Assoluzione piena, invece, per l’assistente di Ingenito, Concetta Landolfi, accusata di falso materiale in atto pubblico che, secondo il quadro accusatorio, avrebbe «alterato il verbale dell’esame di insegnamento di lingua inglese in sua assenza», facendo, al contrario, risultare la propria presenza all’interno della commissione esaminatrice.

Finisce in prescrizione anche l’ultimo capo di imputazione, quello cioè ascritto ad un’altra studentessa, Alfonsina Magliacane, che avrebbe «indotto e istigato il professore Vincenzo Clemente (deceduto 7 novembre 2003), presidente della commissione di esami, ad attestare falsamente sul verbale d’esame di insegnamento di Storia Moderna della facoltà di Scienze della Formazione, l’avvenuto superamento della prova con il voto di trenta». Esame, diceva l’accusa, «mai sostenuto».

fonte: corriere.it 

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