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Valeria Parrella si racconta a Villammare: è «La fortuna è il momento in cui il talento incontra l’occasione»

di Maria Emilia Cobucci

Nel suggestivo scenario della piazzetta Scoglio a Mare a Villammare, frazione costiera del Comune di Vibonati, la scrittrice e drammaturga Valeria Parrella ha presentato il suo ultimo capolavoro “La Fortuna”. Molti gli argomenti del confronto che la Parrella ha affrontato con l’intervistatrice Lucia Maldonato: dal genere letterario al tema della conoscenza, del linguaggio e della parola fino a quello del limite e del destino nella sua relazione con la fortuna che ci sovrasta e del talento che ciascuno possiede. “Mi riconosco nell’epos, sei la prima ad averlo rilevato”, ha detto l’autrice alla Maldonato che aveva qualificato il lavoro della Parrella sia come un romanzo di formazione e sia come un romanzo epico. Sollecitata poi a chiarire il concerto di “fortuna” e di “destino” l’autrice ha ancora una volta trovato riscontro su quanto affermato dalla Maldonato.

“Sono ancora una volta d’accordo con te – afferma la Parrella – la fortuna per me è il momento in cui il talento incontra l’occasione. I segni del destino sono importanti se li sai notare prima ancora di saperli interpretare. Se si è aperti ad incontrare i segni del destino prima o poi si incontrano e per fortuna possono cambiarci la vita”.

Con riferimento poi al tema della conoscenza, Maldonato ha chiesto “se s’impara per amore del sapere o per gareggiare come alla scuola di Quintiliano” alla quale il protagonista del libro era stato iscritto dai suoi genitori per avviarlo alla carriera di senatore. “Il sapere è un valore in sé – ha risposto la Parrella – e sicuramente non può essere utilizzato per eccellere sugli altri. Il sapere però è anche quel bagaglio di conoscenze e di competenze che distingue gli uni dagli altri”.

Una degli ultimi argomenti affrontati è stato quello dei “limiti”, evidenti nel protagonista che non vede da un occhio e nel suo marinaio completamente cieco. “Spesso nella vita di ciascuno il limite non è un impedimento o un ostacolo – afferma – ma una condizione che ci permette di vanificare e oltrepassare lo stesso limite”.

Un racconto ricco di pathos e trasporto, condizioni quest’ultime imprescindibili secondo l’autrice che ha sottolineato come ogni suo libro è frutto solo di qualcosa in cui crede veramente e che coinvolge la scrittrice totalmente. “Tutta me stessa è concentrata sulla storia che racconto e scrivo quindi – conclude la Parrella- c’è anche molto di me nei miei racconti”.

©Riproduzione riservata




A Cura di

Maria Emilia Cobucci

Giornalista per scelta ma anche per passione. Da sempre. Testarda e determinata come ogni cilentana che si rispetti. Amo raccontare il mio territorio, ricco di bellezze ma anche di tante storie che tutti dovrebbero conoscere.
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