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Vallo della Lucania ricorda Matteo De Marco, il colonnello morto in missione in Afghanistan

di Redazione

Vallo della Lucania commemora con una giornata il Tenente Colonnello Matteo De Marco, servitore dello Stato, uomo di pace e amico, a dieci anni dalla sua scomparsa ad Herat, in Afghanistan, dove era in missione quale carabiniere. Giovedì alle 11, nella Cattedrale di San Pantaleone si terrà una messa in suffragio officiata dal vescovo alla presenza della autorità civili e militari. Alle ore 18:30 presso il Palazzo della Cultura un convegno dedicato alle esperienze dei militari italiani all’estero a tutela e promozione delle persone e del patrimonio culturale: un percorso dalle missioni Italcon in Libano, negli anni Ottanta, con il primo impiego di reparti armati fuori dai confini nazionali dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in cui i militari italiani si contraddistinsero oltre che per professionalità anche per la capacità e la sensibilità nel relazionarsi con le popolazioni locali in un’area di crisi con particolare attenzione alle loro esigenze e alle loro istanze.

Da Beirut passeremo alla città palestinese di Hebron, la Città di Abramo, in Cisgiordania, dove operò Matteo De Marco nel 2008 quale Capo Operazioni nella missione Temporary International Presence in Hebron 2, in cui i Carabinieri erano impegnati nel rafforzamento della pace e nel sostegno al benessere e allo sviluppo della popolazione palestinese. Nella stessa Hebron, la cui città vecchia è iscritta dal 2017 nella World Heritage List dell’Unesco, operò anni prima anche l’ufficiale dell’esercito Fabio Maniscalco, archeologo e pioniere nella tutela del patrimonio culturale nelle aree di crisi, scomparso nel 2008 a seguito di una rara patologia sviluppata a seguito dell’esposizione a metalli pesanti ed uranio impoverito durante le missioni nei Balcani. Proprio lì, a metà anni Novanta, diresse il primo nucleo sperimentale specializzato nella tutela del patrimonio culturale nelle aree di crisi, che lui stesso aveva promosso, rendendo l’Italia il primo Paese a dare applicazione, da questo punto di vista, alla Convenzione de l’Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.

A questa iniziativa parteciperanno il don Luigi Rossi, preside emerito della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno; in collegamento da Gerico Osama Hamdan dell’Al-Quds University; in presenza Mariarosaria Ruggiero Maniscalco, docente e storica dell’arte oltre che moglie dell’archeologo cui perpetra l’impegno; alcuni colleghi di Matteo De Marco durante TIPH2; Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello; per l’Esercito il Tenente Colonnello Federico Moro; don Angelo Tabasco, già cappellano militare che ha lavorato nei Balcani con Fabio Maniscalco. A moderare l’incontro Giuseppe Di Vietri, presidente dell’associazione Genius Loci Cilento che ha promosso la giornata, col patrocinio morale del Comune di Vallo della Lucania e la collaborazione e il sostegno della Società Italiana Protezione Beni Culturali – Delegazione Autonoma Salernitana di cui sarà presente il presidente Antonio Asprone, del Rotary Club di Vallo della Lucania-Cilento, dell’Associazione Nazionele Carabinieri Sez. di Cuccaro Vetere, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati di Vallo della Lucania e The Journal of Cultural Heritage Crime.

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