Vallo della Lucania, la sentenza del Tar: «Case popolari, graduatoria assegnazione da riformulare»

Il Tar della Campania – sezione Salerno ha annullato la graduatoria definitiva di assegnazione delle ‘case popolari’ di proprietà del Comune di Vallo della Lucania e dell’Iacp di Salerno. Lo fa con la sentenza numero 1497, depositata lo scorso 6 luglio. Il tribunale ha accolto il ricorso degli avvocati Pasquale D’Angiolillo e Nicola Botti censurando quindi il verbale 1957 del settembre 2014 in cui era stata rifiutata la possibilità di alloggio a S.M. a causa della sua sistemazione abitativa, e cioè una baracca.

Un passo indietro L’uomo ha partecipato al concorso attivato dal Comune di Vallo pubblicato nel 2013 «proprio per superare l’estrema precarietà del suo alloggio», ma «il Comune e l’Iacp di Salerno, non costituiti in giudizio, avevano negato l’attribuzione dei quattro punti corrispondenti alla condizione alloggiativa impropria del ricorrente», spiegano i legali, «il cui riconoscimento avrebbe consentito il conseguimento di una delle unità abitative del complesso di edilizia residenziale pubblica di Vallo della Lucania». Ora i giudici del Tar hanno stabilito che «la decisione dell’Amministrazione intimata di non riconoscere al ricorrente il punteggio per l’‘alloggio improprio’ risulta effettivamente affetta dai vizi di carenza istruttoria e motivazionale lamentati in ricorso». E quindi, automaticamente dovrà essere rivista «la graduatoria e la conseguente collocazione di S.M. al primo posto, oltre che la condanna della II Commissione provinciale alla refusione delle spese di giudizio, nella complessiva misura di 2mila euro».

I legali «Due bimbi di 2 e 4 anni, dopo anni vissuti in una baracca, avranno finalmente una abitazione dignitosa – ha detto l’avvocato Pasquale D’Angiolillo – È l’epilogo positivo di una vicenda per la quale è stato necessario un giudizio dinanzi al Tar del quale, circa 8 mesi fa, assunsi il patrocinio. Lo feci con il solo fine di ‘cancellare’ l’ingiustizia subita dalla famiglia in difficoltà, la quale, dopo aver partecipato fiduciosamente ad un bando pubblico, aveva visto disconosciuto il ‘sacrosanto diritto’ ad avere in concessione l’alloggio di edilizia residenziale pubblica». «Pur avendo provato, mediante esaustiva produzione documentale, la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del punteggio per ‘alloggio improprio’ – aggiunge l’avvocato Nicola Botti – S.M. era stato collocato in posizione deteriore nell’apposita graduatoria. Ora, grazie alla sentenza del Tar, dovrà essere classificato al primo posto e la sua famiglia potrà avere finalmente una casa». 

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