Vallo di Diano in ginocchio: terreni e aziende sott’acqua. Comuni verso la richiesta di stato di calamità

Tremila ettari di terreno coltivato a cereali finito sott’acqua sono l’emblema di uno stato di calamità nelle campagne del Vallo di Diano dove si contano campi allagati, coltivazioni distrutte, aziende allagate e danni anche alle opere pubbliche.  Sono questi i disastri provocati dall’ondata di maltempo che si è accanita venerdì su Cilento e Vallo di Diano, sfogando la sua forza sui 14 comuni valdianesi e su molti altri del basso Cilento e salernitano. La Comunità montana ha chiesto agli enti preposti di valutare la possibilità di richiedere lo stato di calamità naturale. «I fenomeni di esondazione, accompagnate da colate fangose e detritiche, hanno fortemente compromesso le coltivazioni in atto (cereali, erbai autunnali/invernali e primaverili, orticole) ed hanno causato ingenti danni alla viabilità rurale e forestale e alle opere pubbliche di bonifica (canali, argini dei corsi d’acqua, torrenti ecc.). – spiega il presidente Raffaele Accetta – Alquanto diffuse le situazioni di dissesto idrogeologico negli ambiti collinari e montani manifestatesi con frane, smottamenti, scoscendimenti, colate detritiche, crolli di massi, che si sono riversati nei terreni e sulle infrastrutture rurali, minacciando, in alcuni casi, anche gli insediamenti abitativi e produttivi». 

«Va sottolineato che le piogge abbondanti e persistenti – continua – sono state accompagnate da raffiche di vento che hanno provocato danni anche alle colture arboree (olivo e castagno). Ingenti i danni subiti anche dalle aziende zootecniche a carattere pastorale, di fatto impedite per diversi giorni nell’utilizzo delle superfici pascolive, sia per il maltempo e sia per l’impraticabilità dei luoghi determinata dai danni riportati dai tracciati viari, in particolare di quelli ricadenti in ambito montano, di norma privi di opere di smaltimento dei deflussi superficiali». A rinforzo della richiesta di calamità naturale il fatto che la superficie territoriale complessiva del comprensorio di questa Comunità Montana, comprende i 14 comuni del Vallo di Diano (Atena Lucana, Buonabitacolo, Casalbuono, Monte San Giacomo, Montesano S/M, Padula, Polla, Sala Consilina, Sant’Arsenio, San Pietro al T., San Rufo, Sanza, Sassano e Teggiano), a cui va aggiunto il Comune di Pertosa, è pari ad Ha 71.865, nell’ambito del quale operano 4005 aziende. Da una indagine preliminare si evince che la superficie investita a cereali ammonta a circa 3.000 ettari, glierbai interessano una superficie di circa 2.000 ettari e le ortive circa 350 ettari».

Ecco perché la Comunità montana Vallo di Diano ha chiesto di verificare la possibilità del riconoscimento dello stato di calamità, tenuto conto della gravità della situazione venutasi a determinare, soprattutto a carico delle aziende ad indirizzo cerealitico-zootecnico e tenuto conto che i danni alle produzioni interessano l’intero comparto agricolo del Vallo di Diano. «Si rappresenta in ogni caso la situazione particolarmente drammatica e precaria in cui versano le infrastrutture rurali – spiegano –  (strade interpoderali e forestali, viabilità di bonifica montana) e leopere pubbliche di bonifica (Fiume Calore-Tanagro, altri corsi d’acqua, canali). E chiede di segnalare a all’ente montano eventuali situazioni di criticità registrate nei propri territori comunali, con particolare riferimento ai danni arrecati alle produzioni agricole, alle strutture aziendali (fabbricati, terreni, opere di sistemazione idraulico-agraria) e alle opere pubbliche di bonifica (canali, corsi d’acqua etc.). Tel. 0975/577320

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