Vassallo, Pisani: «Non è ammissibile che si venga a Pollica ancora a dire chi sa parli»

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di Antonio Vuolo

«Dobbiamo avere solo fiducia nell’attuale procuratore di Salerno, sperando che riesca a riannodare le maglie di tutto quello che è accaduto a Pollica e a trovare tutti gli elementi necessari per raggiungere la verità». Lo dice Stefano Pisani, 45enne primo cittadino di Pollica, ai microfoni di Il Mattino. Ha raccolto l’eredità di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore cilentano ucciso dieci anni fa con nove colpi di pistola da mani ancora ignote alla giustizia.

Non è la prima volta che la sua comunità finisce per essere etichettata come omertosa. E’ accaduto anche quest’anno. Cosa risponde?
Al decimo anniversario dell’uccisione di Angelo non è ammissibile che si venga a Pollica ancora a dire chi sa parli. I cittadini di Pollica hanno detto quello che sapevano. I verbali degli investigatori sono pieni di dichiarazioni. E, poi, ci sono anche indizi, denunce, che nel corso delle attività hanno purtroppo portato ad andare incontro anche a perdite di tempo.

Perdite di tempo?
Ho letto in questi giorni le dichiarazioni dell’allora procuratore di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, che ha parlato di qualche segnale anomalo proveniente da Pollica prima dell’omicidio da denunce anonime.

Ci spieghi meglio…
Non ci dimentichiamo che a un certo punto s’indagava addirittura sul clan Vassallo. Così come la mancanza dello scontrino al ristorante non deve essere inteso come un indicatore di illegalità dilagante o una deriva incontrastabile. E’ un fatto che semplicemente non deve accadere così come non si devono fare abusi edilizi.

Uno dei fratelli di Angelo, Dario, presidente della Fondazione Vassallo, ha parlato di recente di una Pollica, di un’Acciaroli diversa rispetto a quella che aveva immaginato Angelo. Pisani cosa ne pensa?
Angelo Vassallo, nella primavera del 2010, raccontava Pollica come il paese dei giovani. Questo era il desiderio di Angelo. Purtroppo sono cose che si sono perse nel tempo e che vanno aggiustate, come stiamo cercando di fare, così come nessuno conosce le difficoltà di fare in modo che gli artigiani abbiano sempre più spazio all’interno del porto di Acciaroli, semplicemente perché non c’è mercato durante il periodo invernale.

A proposito di porto, ormai è il cuore della movida?
Lo ripeto: Pollica, già per Angelo, doveva essere il paese dei giovani. Si lavora per correggere qualche eccesso, non a caso già l’anno prossimo non ci saranno alcune attività oppure dovranno essere fatte in altro modo. Ma una cosa è certa: il porto di Acciaroli non è una discoteca a cielo aperto.

Anche quest’anno non sono mancate le polemiche e anche qualche episodio spiacevole. I controlli?
Assolutamente no. E’ stata un’estate molto faticosa, ma abbiamo fatto un grande lavoro in sinergia con tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio per arginare la marea umana che si è presentata alle porte di Acciaroli. Poi, è normale che la nostra anima naturale si perda nelle due settimane di ferragosto, quando le presenze sono davvero tantissime, come del resto in tutte le località turistiche. Noi dobbiamo, quindi, essere bravi a lavorare affinché la nostra connotazione non si perda anche nei periodi più “caldi” e stiamo studiando soluzioni ad hoc anche per questo, dove non ci sarà più spazio per l’elasticità».

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Un compito non proprio semplice, no?
Ci vuole un cambiamento culturale. Purtroppo, quando si guardano le cose da fuori, tutto appare molto più scontato quando invece non lo è.

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