Vassallo, un pentito accusa l’ex carabiniere già indagato

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Angelo Vassallo fotografato l'11 giugno 2010 durante la consegna delle bandiere blu di Legambiente a Roma
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Continua a tenere banco l’inchiesta delle Iene Gulio Golia e Francesca di Stefano sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica trucidato nove anni fa da nove colpi di pistola mentre rientrava a casa. Il killer, il movente e gran parte di questo mistero, sono elementi non noti a chi indaga. O, perlomeno, è questo quello che si sa’. Anche se Le Iene hanno smosso un po’ le acque e hanno riacceso quei riflettori che si tenevano in vita solo grazie al lavoro della famiglia di Angelo, in primis i fratelli Dario e Massimo, e del loro legale, Antonio Ingroia.

Stamane è apparsa altra roba nell’articolo pubblico su Il Fatto Quotidiano a firma di Vincenzo Iurillo. Un giornalista che continua a scavare e a tenersi in contatto con Dario Vassallo. L’articolo lo riportiamo integralmente di seguito:

C’è un ex pentito che ha detto cose che potrebbero rivelarsi utili per risolvere un giallo che si trascina da nove anni, quello dell’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Si chiama Francesco Casillo e in quegli anni era un boss di Boscoreale (Napoli) che trascorreva le estati ad Acciaroli e corrompeva i carabinieri con soldi e regali di lusso per proteggere i traffici di droga della camorra napoletana. Il pm della Dda di Napoli che hanno chiesto ottenuto l’arresto per connivenze col clan Fucito di Caivano dell’ex maresciallo del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, Lazzaro Cioffi, l’unico indagato – qui senza misura cautelare – per l’omicidio Vassallo, hanno trasmesso i verbali di Casillo ai colleghi di Salerno che indagano sul delitto, e che nell’estate del 2018 avrebbero voluto interrogare Cioffi. Il carabiniere, difeso dall’avvocato Saverio Campana, ha preferito non rispondere. Il verbale si è chiuso subito, senza indicare le fonti di prova per l’iscrizione nel registro degli indagati.

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La foto di Cioffi ad una festa appare al minuto 1.15 del lungo servizio de ‘Le Iene’ di Italia 1 sui misteri del delitto di nove anni fa. La videoinchiesta di Giulio Golia e Francesca Di Stefano, ha raccolto notizie e circostanze nuove che potrebbero inserirsi nell’unica pista rimasta in piedi in procura: il delitto del 5 settembre 2010 potrebbe essere maturato in un contesto di carabinieri infedeli. E forse compromessi nello spaccio di cocaina che infestava la movida di Acciaroli quell’estate. Golia ha filmato Giusy Vassallo, la figlia del sindaco, mentre ricordava la breve relazione che ebbe con il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. All’epoca Cagnazzo era il capo del nucleo investigativo di Castello di Cisterna (e quindi anche di Cioffi), un ufficiale con il fiore all’occhiello della cattura di 180 latitanti. Ma sapeva che di lì a poco sarebbe stato trasferito a Foggia a causa, forse, delle accuse di un pentito (poi rivelatesi infondate) di connivenze con il clan degli scissionisti.

Giusy ha confessato alle Iene di vivere male la paura di essere stata, forse, la causa dell’omicidio del padre. Cagnazzo infatti fu indagato poi archiviato nel fascicolo dell’omicidio, dopo aver acquisito attraverso il suo assistente, il carabiniere Luigi Molaro, senza un mandato ufficiale, i nastri della videosorveglianza sulla piazzetta di Acciaroli, dove due stanno trascorrendo le vacanze. Nastri che poi furono trasportati a Castello di Cisterna, analizzati e utilizzati per un’informativa di Cagnazzo che puntava il dito contro il ‘brasiliano’ Bruno Humberto Damiani. Spacciatore conclamato, estorsore, condannato per diversi reati, Damiani – difeso dall’avvocato Michele Sarno – quell’estate ebbe uno scontro con Vassallo. Il sindaco gli intimò di andare via da Acciaroli perchè spacciatori come lui non erano graditi. Damaini era il colpevole ideale. Ma i pm non hanno trovato prove e il brasiliano è uscito archiviato due volte. Ritenendo peraltro inattendibili le parole del 2012 di un altro pentito, Ciro De Simone, che attribuiva a Damiani una relazione con Giusy e disegnava un movente perfetto: «Era stato sorpreso da Vassallo appartato in auto con Giusy mentre consumavano cocaina, Vassallo gli aveva detto ‘domani ti faccio arrestare’ e per questo Damiani lo uccise». Una balla. Che Giusy ha appreso dalla voce delle Iene, e che ovviamente ha smentito. In una parte del servizio Golia solleva un dubbio: qualcuno potrebbe aver imbeccato il pentito. Chi? E c’è un altro mistero da chiarire: perchè a settembre la Dda di Salerno ha mandato i carabinieri del Ros a Pollica in Municipio per acquisire copie dei filmati della videosorveglianza che dovrebbero avere già? Li hanno persi? O ipotizzano di avere ricevuto, anni fa, dei video manipolati? Martedì sera il fratello del sindaco ucciso, Dario Vassallo, sarà sentito in commissione Antimafia. «E’ una delle domande che mi pongo anche io – ha detto – e vorrei parlarne in commissione».

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