Vittorio Jannuzzi, il fotografo dei vip: «Cerco l’anima attraverso lo scatto»

di Giangaetano Petrillo

Jannuzzi, il fotografo dei Vip che cerca «l’anima attraverso lo scatto». Lui, Vittorio Jannuzzi, è originario di Pisciotta, quel bellissimo borgo marinaro dove l’obiettivo di una fotocamera può spaziare, andando a posarsi ora su un tramonto da sfumature uniche e indimenticabili, ora invece su un volto di un pescatore o una contadina, dal viso solcato da rughe che lasciano lo spazio ad un racconto di vita vissuta, la stessa dalla quale Vittorio proviene e alla quale spesso fa ritorno.

Il suo occhio ed il suo obiettivo si concentra molti sui volti in un duplice soggetto e su una doppia caratteristica; volti di gente comune – il più delle volte prestano il volto proprio gli abitanti di Pisciotta, il suo paese natio – e moltissimi volti noti dello spettacolo. Gli scatti di Jannuzzi, destinati alle copertine dei maggiori settimanali di spettacolo, da Chi a Gente, da Diva e Donna, si pongono, nelle più volte dichiarate intenzioni di Jannuzzi, «di ricercare nel soggetto fotografato i tratti più intimi della sua personalità ed anche del loro talento».

Vittorio, ha da pochi giorni annunciato che la mostra e la presentazione del libro fotografico Cristiano Malgioglio, prevista per dicembre 2020, è stata annullata. Che momento sta affrontando la vostra categoria?
La mia categoria penso sia stata tra le più colpite nell’ambito delle restrizioni dovute al Covid, sia per il mio settore sia per quello dei fotografi di eventi privati e religiosi. Da marzo ad oggi siamo praticamente fermi e i contributi ricevuti sono da miseria. Personalmente in otto mesi ho ricevuto 1200 euro.

La situazione è indubbiamente critica, ma secondo lei, come avrebbero potuto sostenere meglio il vostro settore, legato, tra l’altro, a molti eventi e manifestazioni vietate in questo momento?
Come detto precedentemente siamo alla paralisi totale. Avremmo sicuramente meritato un sostegno economico più adeguato che non una mancetta, annullare i pagamenti di contributi, tasse e oneri per tutto il 2020. Rinviare e spostare il problema non è una soluzione accettabile per chi non lavora o ha dilapidato i risparmi o si è indebitato. Spostare e non annullare il problema equivale ad una cambiale sulle spalle di chi non potrà onorarla.

È originario di Pisciotta, e molto probabilmente i tuoi primi scatti si sono consumati qui. Quali sono i suoi ricordi di quegli anni?
Sono di Pisciotta, i ricordi dei miei primi scatti al paese natio sono quelli di un bambino/ragazzino che con una piccola macchina fotografica fattasi comprare dalla mamma su Postal Market faceva foto a parenti e paesaggi. Sono andato via che avevo 15 anni.

Quanto, secondo lei, ha potuto influire sulla tua passione, che nel tempo è divenuto lavoro, la luce e i colori di questi paesaggi cilentani?
Io mangio, vivo, penso, ragiono e lavoro da cilentano. I colori della nostra terra sono intensi, vivi, brillanti, fanno parte del mio modo di esprimermi e li trasporto nelle foto che realizzo. I toni caldi, decisi, netti delle mie foto sono sicuramente dovuti al nostro modo di essere e influenzati dal vissuto nella rigogliosa terra natia. Noi siamo solari, per noi il mondo è colore e calore e anche nei momenti più bui non vediamo mai il nero, al massimo percepiamo il grigio.

Quanto ancora nella sua maniera di concepire lo scatto, può esserci della tua terra di origine? Molti volti da lei fotografati, riprendono visi di persone del suo paese d’origine.
Il mio lavoro mi porta a ritrarre personaggi e personalità di vario tipo; spettacolo, arte, politica, ma ritrarre i volti dei miei compaesani è qualcosa di unico, sia da un punto di vista affettivo che professionale. Non ci sono trucchi, preparativi o giochi di luce, sono immagini vere Quei volti segnati, quelle mani indurite sono lo specchio delle loro vite e ogni ruga ne racconta un periodo, tutto ciò mi emoziona, ti riporta nel mondo reale che non è fatto di lustrini e paillettes.

Poi ha lasciato, come molti, Pisciotta, trasferendosi al Nord.
Il nord venne successivamente, quando andai via da Pisciotta seguii mio padre in Svizzera, dove poi frequentai la scuola di fotografia e mi avvicinai professionalmente all’arte fotografica.

Qual è stato il suo primo scatto tra i vip? E soprattutto come è giunto a quel livello?
Il primo scatto tra i Vip se non ricordo male fu a Gloria Gaynor a Napoli dove lei faceva tappa nella sua tournée. Arrivare a questi livelli non è stato semplice, all’inizio avevo difficoltà di inserimento al nord, il mondo della fotografia era fatto da grandi professionisti ma se vedevano un giovane con innate capacità si cercava di emarginarlo e contrastarne l’inserimento. Fu un periodo dove ho imparato a soffrire, privandomi anche delle cose necessarie per mancanza di soldi, come una semplice trapunta per potermi riscaldare a letto nei mesi invernali. Ma dissi a me stesso che «se c’è da lottare allora lottiamo». Non avrei mai accettato la sconfitta e fu così che presi a fare foto e inviarle alle redazioni. Il Direttore generale della Casa Editrice Universo si innamorò letteralmente delle mie foto e così iniziai a lavorare per i suoi giornali. Il grande salto fu quando Adriano Celentano mi scelse come suo fotografo per il film «Lui è peggio di Me». Possiamo dire che da quel momento il percorso fu in discesa.

Quali sono i volti noti che ha incontrato e fotografato? Esistono rapporti intimi e amicali con alcuni di loro?
I volti famosi ritratti sono una infinità, potrei citare Pavarotti, Stephanie di Monaco, Vittorio Emanuele di Savoia, Bud Spencer, Sylvester Stallone, Rod Stewart, Giancarlo Giannini e naturalmente i nostri Vip televisivi, cinematografici, imprenditori, politici e uomini di cultura. Con alcuni c’è un rapporto amicale ma non di amicizia e sovente ci vediamo anche al di fuori del lavoro.

Registi, attori, cantanti, modelli e modelle, anche politici. bravura e fascino, carisma ed intellettualità e tanti tipi di bellezza, dall’eleganza all’erotismo. Di quale tecnica o approccio il fotografo Jannuzzi si avvale per realizzare un ritratto per «eternare» il personaggio?
Per eternare un personaggio cerco di conquistare la sua fiducia ed entrare nella sua intimità, cerco di conoscerli, e per questo motivo organizzo prima della seduta fotografico un incontro preliminare con il soggetto da ritrarre. Quando saremo sul set fotografico oltre al personaggio conosco la persona e posso così fotografare le entrambe sfaccettature. Una volta che il feeling è instaurato allora si procede con la parte tecnica, con luci, location, tipo di inquadrature, abiti, trucco ,ecc.

Può anticiparci qualcosa sulla sua ultima mostra che, come abbiamo detto in apertura, è stata annullata?
La mostra su Cristiano Malgioglio era il percorso della sua vita in immagini, raccontava le varie tappe di questo eclettico e a volte controverso personaggio. Lo conosco da 25 anni e sono nel corso degli anni diventato il suo fotografo di fiducia. Sarebbe stato uno straordinario evento anche perchè le immagini esposte sarebbero state racchiuse in un prestigioso libro fotografico.

Eseguire una fotografia, sia personale che pubblica, sia per un personaggio celebre o meno, equivale a capirne la personalità, scorgerne le abitudini e le sensazioni che essi prediligono. Come ha sviluppato, nella sua fotografia, questa inclinazione dell’arte fotografica?
L’inclinazione penso sia dovuta alla mia curiosità, io sono portato a capire, a scoprire, a sperimentare. Non mi fermo a ciò che gli occhi mi permettono di vedere e questo mi fa esplorare l’interiorità dei personaggi e delle persone che poi immortalo con un click.

Forse è una domanda che non si dovrebbe porre ad un’artista, ma vorrei chiederle qual è il suo scatto preferito? Giustamente se esiste.
Non esiste una foto preferita, esistono foto che hanno riscontrato maggiore successo e altre meno ma quello è dovuto sovente alle circostanze.

Da quanto abbiamo potuto intuire, lei predilige il ritratto. È stata una scelta, eventualmente, imposta dal particolare lavoro che lo impegna ad immortalare personalità famose, o piuttosto è una sua pura predilezione?
E’ una mia predilezione, fin da bambino restavo estasiato dai dipinti dei grandi artisti. I visi, i corpi, quei giochi di luce rimanevo a fissarli a lungo. Il volto di una persona, il corpo di una donna, il sorriso di un bambino danno il senso alla vita perché sono la vita. Non faccio altro che bloccare e mandare ai posteri quegli attimi di esistenza.

Ritorna spesso a Pisciotta? Rispetto ai ricordi che conserva, cosa le manca di più?
A Pisciotta torno ogni volta che posso e purtroppo non quanto lo desideri, ma le vacanze estive però non le ho mai fatte altrove. Io vivo in uno stato di perenne tristezza non potendo vivere il mio borgo quanto io lo desideri. Mi manca il sorriso della gente, il senso di comunità, la gioia di vivere, l’allegria, mi manca l’odore della terra dopo una giornata di pioggia, mi mancano i vicoli dove giocavo da bambino, mi mancano gli amici. Faccio prima a dire che mi manca tutto di Pisciotta.

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