Sassano, il vescovo ai funerali delle vittime: «Per loro non è la fine di tutto»

I funerali dei quattro ragazzi di Sassano sono avvenuti in maniera separata. In chiese e orari differenti. Ma pare non cambiasse nulla. Le bare tutte bianche come i palloncini che sono volati in cielo per Daniele e Luigi Paciello di 14 e 13 anni e Nicola e Giovanni Femminella di 22 e 16 anni. Le vite di questi quattro ragazzi di Sassano sono state portate via dalla furia di una Bmw 520 nera in un pomeriggio soleggiato di una domenica autunnale. Su quell’auto c’era Gianni Paciello, fratello di Luigi, arrestato in ospedale per omicidio volontario. Ma le accuse, le responsabilità, una possibile mancata prevenzione, i danni e tutto ciò che c’è di materiale e che ruota intorno a questa vicenda, viene dopo. Viene dopo il grido di dolore delle famiglie, dopo gli striscioni degli amici e l’omelia del vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro, Antonio De Luca. In volto suo si riesce a capire quante tragedie ha affrontato. Quanta fede ha dovuto portare nelle case delle persone che ne hanno avuto di bisogno. Le sue parole, ferme, sono riecheggiate nelle due chiese di Silla e Varco Notar Ercole. Più che omelia, quello del vescovo può essere definito come un appello. Un appello alle «persone grandi», alle istituzioni e a chi deve prendere per mano le nuove generazioni e accompagnarle verso il futuro. «Queste morti non devono essere morti inutili, ma devono essere portatrici di vita e accendere in noi adulti un forte senso di responsabilità». Tra i rintocchi delle campane e i singhiozzi degli amici delle vittime, De Luca spiega: «Noi adulti abbiamo il compito di entrare nella vita dei giovani della nostra comunità con una proposta educativa, non possiamo risultare assenti dalle loro problematiche. Tutti dobbiamo riappropriarci di quell’impegno educativo che a volte sembra essere assente. Dobbiamo farlo noi sacerdoti, devono farlo i genitori, devono farlo le istituzioni. Quando si vivono momenti di dolore così forti sorgono tanti interrogativi, a volte anche rivoltosi verso Dio e in questi casi la fede è l’unica ancora di salvezza perchè la morte non è la fine di tutto. Per chi crede la morte è la possibilità di sperare in una comunione con Dio che non avrà mai fine».

©Riproduzione riservata